Bail-in: Ja o Nein?

Bail-in: Ja o Nein?

E’ ancora  fresco il ricordo del crollo a 15.100 punti del FTSE MIB subito dopo il risultato del referendum che ha portato alla vittoria del Brexit nel Regno Unito. Il crollo dell’indice è stato causato per la maggior parte dalla drastica vendita di titoli bancari italiani. In pratica, gli investitori, annusando il pericolo di un effetto domino su altri  paesi “a rischio” di fare come l’Inghilterra, hanno pensato fosse giunto il momento di vendere i titoli del settore bancario, diventati poco sicuri, visto il concreto rischio di un crollo dell’intero apparato dell’Unione.

Questo improvviso sell-off sui bancari, ha dato uno schiaffo ulteriore al già poco solido status delle banche italiane. Da qui le richieste del Governo italiano alla Commissione Europea di cambiare le regole sul salvataggio delle banche, rivedendo le normative sul bail-in.

Il governo Renzi ha sempre sostenuto che non c’è nulla di cui preoccuparsi, che la solidità degli istituti di credito italiani non è in pericolo. Ha recentemente aggiunto che la Brexit sarà solo un problema anglosassone e che il nostro paese ne uscirà senza danni. Ci sarà qualcos’altro, tuttavia, se va poi a leccare le scarpe alla Commissione per cercare di ottenere una una deroga sull’applicazione del bail-in. E la Merkel cosa avrebbe dovuto rispondere, dopo tutte le storie sull’imbattibile solidità bancaria italiana raccontate da Mr.Renzi? Ha risposto NEIN.

E’ opinione della cancelliera che non si possono cambiare le regole ogni due anni, dopo averle oltretutto accettate consapevoli delle conseguenze (vero, governatore Visco?). Diretta conseguenza è che la Commissione Europea ritiene che il salvataggio bancario debba essere sostenuto dai creditori e non dal denaro pubblico e che il “Leave” dettato dal referendum britannico non sia da considerare una “circostanza eccezionale” tale da permettere di evitare l’applicazione del bail-in.

Le parole potrebbero, però, essere lontane dalla realtà di quello che potrebbe accadere in futuro: in primo luogo, l’ipotesi di un bail-in, oltre ad essere economicamente e politicamente insostenibile, andrebbe a deteriorare la già poca fiducia del popolo nei confronti delle istituzioni europee, accrescendo il malumore verso di esse. E, visto il risultato del referendum inglese, non so quanto possa convenire alla Commissione Europea rischiare l’effetto domino, portando ulteriore malcontento nella popolazione; inoltre, Renzi ha bisogno di recuperare consensi e sfruttare la Brexit per provare a salvare le banche e, contemporaneamente, la liquidità dei cittadini potrebbe essere una buona maniera. Mi sa tanto, quindi, che il Presidente del Consiglio sia spinto da un sentimento egoistico e da un calcolo politico nel muovere tali richieste, non certo dall’amor del popolo.

Concludendo, se la Commissione Europea confermerà la volontà di non transigere sui trattati, noi tutti ci troveremo a pagare con le nostre obbligazioni e i nostri conti correnti la ricapitalizzazione delle banche italiane. Se, invece, Renzi dovesse riuscire ad attuare il suo piano di salvataggio da 40 miliardi, ci ritroveremo con un paese con un debito enorme, che farà ulteriore debito per salvare le proprie banche e per provare a rassicurare i mercati, calciando però ulteriormente il barattolo. Non c’è bisogno di dire che entrambi gli scenari sono disastrosi; in ogni caso, finiremo ancora più a fondo, dato che la terza ipotesi, che comprende la rottura dell’Euro, non ha un consenso politico neanche lontanamente consono per essere applicata. Questo perché tutta questa storia altro non è che la riconferma di una classe politica completamente distaccata dalla realtà.