Out of Verona’s walls

Out of Verona’s walls

Io sto con gli ultimi, io sto con gli ignoranti, io sto con gli zotici che hanno votato per i confini dell’Inghilterra e non per un mondo senza confini, che hanno votato per l’Europa e non per l’Unione Europea, e che soprattutto hanno votato per pane e lavoro. E poco importa se, con la consueta superbia intellettuale, ci verranno a dire che abbiamo sbagliato tutto e che manderemo un Paese e forse più alla malora. Che ci vadano, allora, e che bruci il mondo, purché oggi si affermi che un modello alternativo in Europa esiste ed è possibile.

Da decenni, una martellante propaganda fatta di bandiere arcobaleno e di generazioni Erasmus ci ha fatto credere che il sacro dogma di una certa integrazione, fatta di liberismo economico e di denazionalizzazione dei popoli, di servilismo ai capitali e di scristianizzazione delle Nazioni, fosse già stato consacrato e che quindi non si potesse più rimettere in discussione. Ci hanno fatto credere che la Storia fosse finita e che questo fosse il modello ultimo, che al di là di questo il Diluvio, e niente più. Già Romeo di Shakespeare diceva che “non c’è vita senza le mura di Verona”, ma aveva torto. E oggi, con l’uscita della Gran Bretagna, anche noi lo sappiamo. C’è vita fuori dalle mura di Verona.

E la storia non è finita, anzi, forse una nuova era è appena cominciata, una nuova era dove, al netto delle paturnie ideologiche di una classe dirigente che ha evidentemente perso il contatto con la realtà, oltre a non brillare per profondità concettuale, sarà possibile anche pensare. Sarà possibile anche pensare al recupero delle particolarità nazionali in un contesto spaziale più ampio, sarà possibile guardare ad Est per un’Europa che sia culturale prima ancora che geografica, da Lisbona a Vladivostok, e sarà possibile, ora, rimettere in discussione i sacri dogmi del passato, per riuscire a costruire il futuro. Sarà possibile superare gli stantii concetti di laicismo di Stato e la religione dei diritti civili, che con la sua mistica totalizzante ci ha fatto dimenticare i diritti sociali al lavoro e al pane, e sarà possibile costruire la nuova società su nuove basi, sperando che siano più solide di queste.

In un’Europa venduta alle logiche economiche che prevalgono su quelle politiche, agli interessi privati che hanno divorato gli interessi pubblici, alla tecnocrazia che ha superato le masse popolari che altro che non chiedono che stabilità e una vita dignitosa, in quest’Europa, viva sua Maestà britannica, per averci fatto capire che esiste dell’altro, fuori dalle mura di Verona.

E non importa se i democraticissimi di ieri sono diventati fautori del dispotismo illuminato oggi, se quanti inneggiavano alla sovranità popolare ieri, oggi si sono riscoperti amanti dell’autocrazia. Io sto con quanti vengono definiti ignoranti, rozzi, zotici, e non con i professori illuminati che non dovranno mai affrontare nella vita alcun problema reale e che pontificano, dall’alto delle loro idee noleggiate da altri, perché la moda cosmopolita attira sempre di più di noi, bestie ignoranti. Io sto con gli operai, a cui politiche decise altrove hanno fatto perdere il lavoro; io sto con gli studenti, a cui hanno rubato un futuro al prezzo di un viaggio in Erasmus; io sto con i pensionati che non avranno la pensione; io sto con l’Inghilterra delle strade e delle chiese, delle piazze e dei popoli. Che poi è la stessa di Byron e di Keats, di Milton e di tutti quanti hanno creduto che, anche se ci hanno fatto credere il contrario, anche se ci malediranno, noi bastardi profeti e voci di Cassandre, c’è vita fuori dalle mura di Verona.