L’immigrazione cinese, un disastro silenzioso (fino a un certo punto)

L’immigrazione cinese, un disastro silenzioso (fino a un certo punto)

Gli scontri tra la comunità cinese di Sesto Fiorentino e le Forze dell’Ordine, avvenuti nella giornata di ieri, certificano una volta di più la presenza nel paese di sacche di illegalità e zone franche totalmente fuori dal controllo statale.

Nel comune nei dintorni di Firenze, che alle Comunali ha visto l’affermazione al ballottaggio di un candidato di Sinistra Italiana (la piccola formazione formata da SEL e da transfughi del PD come Fassina e D’Attorre, che, a fronte di un consenso scarso, gode attualmente di 32 deputati e 8 senatori), è bastato un controllo di routine svolto dalle forze di polizia in un capannone, per suscitare la reazione sempre più scomposta da parte della comunità cinese del luogo, che si è conclusa col lancio di pietre e oggetti da parte dei manifestanti radunatisi in piazza Marconi, cui è seguita una carica d’alleggerimento da parte della polizia. 

Nello scontro, ci sono stati alcuni contusi e due cinesi sono stati arrestati. Uno dei due è il titolare dell’impresa sottoposta ai controlli dell’Asl, che ha tentato di impedire l’ispezione; l’altro è un suo connazionale, che avrebbe impedito l’uscita dei mezzi e delle ambulanze accorse sul posto per prestare i primi soccorsi agli agenti aggrediti nel capannone. 

Il titolare cinese, inoltre, avrebbe reagito all’ispezione spintonando il personale dell’Asl locale e le Forze dell’Ordine e utilizzando il figlio, un bambino di dieci anni, come “scudo”, anche se quest’ultima accusa è stata fortemente contestata da parte di alcuni manifestanti intervistati dai giornalisti accorsi sul posto.

Si tratta, in sostanza, di un piccolo caso di cronaca, che non avrà particolari conseguenze sotto nessun punto di vista, il quale però è assurto a grande importanza mediatica perché ha riportato al centro il tema dell’immigrazione cinese in Italia (secondo paese per investimenti cinesi in Europa dopo il Regno Unito) e del peculiare tipo di illegalità o di para-legalità che questa porta con sé.

Attualmente, si calcola che a Prato, città famigerata per la fortissima presenza della comunità cinese in rapporto alla popolazione, solamente il 30% delle aziende cinesi presenti sul territorio sia in regola, anche se il dato risulta in aumento rispetto al 10% di qualche anno fa e, in generale, sembra, stando ad alcuni dati ISTAT, che le imprese cinesi, dell’industria o dei servizi (a Milano, città col più alto numero di cinesi, un numero altissimo di bar è di proprietà cinese) si stiano adeguando leggermente di più alle leggi italiane che in passato, in specie riguardo al versamento di IVA e altre imposte.

Ma se è vero che la Cina investe sempre di più in Italia (da ultimo, l’acquisto dell’Inter da parte della Suning di Zhang Jindong) e che l’immigrazione cinese si caratterizza per una relativa tranquillità sociale rispetto al pericolo concreto e tangibile rappresentato dalla criminalità indotta da immigrazioni di segno diverso, come quella africana, maghrebina e sudamericana, gli investimenti cinesi non creano alcuna ricchezza concreta nel Belpaese, niente che vada a vantaggio anche della popolazione locale. Al contrario, essa tende a sottrarre ricchezza, impiegando il denaro guadagnato dagli italiani in un circuito auto-sufficiente o in rimesse da girare a parenti in Cina, tale da escludere qualsiasi ritorno positivo all’economia italiana.

L’immigrazione cinese è, infatti, caratterizzata da una forte chiusura rispetto all’esterno, a fronte di una comunità solida e coesa che, come si è visto una decina di anni fa a Milano, in via Paolo Sarpi, è pronta a scendere in piazza in massa, con tanto di bandiere della Repubblica Popolare, a difendere propri connazionali da controlli di ASL o Polizia Locale, percepiti come forza di coercizione estranea che lede il loro diritto a lavorare in santa pace.

L’assoluta peculiarità dell’immigrazione cinese richiederebbe provvedimenti ad hoc. Il problema, infatti, non è tanto quello di ordine pubblico che viene costantemente invocato nei riguardi di altre immigrazioni (episodi come quello di Sesto Fiorentino sono rilevanti anche perché poco frequenti), ma il fatto che si tendono a creare tali zone off-limits, in cui vige una legalità solo parziale e di facciata e in cui le più basilari norme di igiene, oltre che di diritto del lavoro, non vengono assolutamente rispettate, con la totale connivenza e appoggio dei lavoratori impiegati a queste condizioni.

Ha ragione Edoardo Nesi, allora, deputato del Gruppo Misto ex-Scelta Civica, che ha scritto molto sulla Prato simbolo della disfatta dell’Occidente di fronte a una globalizzazione che sembra aver “divorziato dalla Modernità” e che crea, invece, degrado, arretramento culturale, sociale ed economico, perdita di identità e chiusura di imprese locali dalla grande storia e dalla grande qualità artigianale. Queste sono vittime della forza quantitativa e dell’incredibile arroganza di tanti membri di questa forte comunità, che gira il mondo facendo business per gli affari propri, incurante di ogni conseguenza o minaccia.

A livello geopolitico, può darsi pure che la Cina possa conquistare simpatie in una funzione multipolare e anti-americana; ma la sua immigrazione qui, non è meno dannosa di quella, più rumorosa ed evidente, proveniente da altre zone del mondo. E’ solo un’immigrazione diversa, che tende a lavorare sotto traccia nella sua azione disgregatrice. Almeno fino a che non passa l’ASL a fare un controllo.