Lezione di vita per migranti

Lezione di vita per migranti

Penoso lo spettacolo che l’Africa sta dando di sé: giovanissimi clandestini, arrivati qui con l’unico intento di farsi mantenere come puttane d’altri tempi, ragazzoni neri che, per ringraziare il Paese che li ospita, defecano e urinano ovunque, omuncoli arroganti che protestano per un cibo troppo cotto, gentaglia che molesta le cameriere degli alberghi dove soggiorna gratuitamente, maschioni muscolosi che ti avvicinano per elemosinare, teppistelli che bloccano il traffico per chiedere l’aumento della “paghetta”, certo non per invocare un lavoro.

Una massa uniforme di parassiti ben vestiti ed iPhone muniti che ha lasciato in Africa la propria dignità.

E quando l’Africa riesce ad arrivare al potere dei bianchi, produce lo stesso identico tipo umano, perfettamente incarnato dalla dottoressa Kyenge, la gran stipendiata dagli italiani che non ha mai perso una sola battuta per dimostrare tutto il suo disprezzo per chi la sovvenziona a colpi di decine di migliaia di euro al mese.

La signora che, invece di fare l’oculista nel suo Paese, dove la cecità è una piaga e gli oculisti una rarità, preferisce insegnare a noi la via della civiltà!

In tutti i popoli e in tutte le razze, però, sbocciano fiori magnifici ed anche l’Africa ha le sue rose ed i suoi gigli profumati, che rimangono nei prati dove sono nati.

Sono gli insetti infestanti, invece, che, a sciami, arrivano qui a farsi pagare le vacanze sui bordi delle piscine a quattro stelle!

In Congo, il Paese della Kyenge, lo stupro è il crimine più frequente e, sempre più spesso, un’arma politica: 48 violenze l’ora.

Masika, perla d’Africa, è voluta rimanere dove era nata.

Non ha preso nessun barcone, non è venuta a tendere la mano per qualche spicciolo né per uno stipendio da parlamentare, non ha cercato di far la mantenuta di lusso né la vittima di professione.

In Europa c’è stata per raccontare cosa stava accadendo nella sua Africa, perché stava aiutando le donne, come si poteva concretamente darle una mano.

Poteva andarsene, Masika, ma è rimasta lì, lei stessa vittima di violenza.

Ha aiutato tutte le donne che poteva, lo ha fatto quasi a mani nude, cominciando da casa sua, proprio nella zona più pericolosa del Congo e, malgrado questo, trasformata in rifugio.

Senza mezzi se non la disperazione, senza sovvenzioni se non la speranza, senza supporti, almeno inizialmente… solo un coraggio da leonessa!

Migliaia di donne stuprate per le quali ha aperto cinquanta case, migliaia di aborti evitati: li ha fatti nascere e li ha allevati, i bambini nati dagli stupri.

Ha lottato, questa rosa nera, ha difeso la sua gente, non s’è mai arresa nemmeno quando hanno cercato di zittirla violentandole la madre.

Il riscatto della sua terra, sapeva bene Masika, orgogliosa e fedele, non poteva che passare dall’impegno della sua gente.

Ora Masika è morta, ad appena cinquant’anni, vittima di un infarto… il suo cuore non poteva dare di più.

L’esercito del pocket money e del riso scotto, le ambasciatrici d’Africa col Rolex al polso non impareranno niente: in tutti i popoli, in tutte le razze, le aristocrazie sono minoranze.

Le masse nere sanno solo sciamare e brucare e brucando strappano le radici: le nostre!

Delle loro non si sono mai interessate… chi le amava è rimasta a casa a rinverdire i propri pascoli.

Dormi in pace, Masika.

Tutto quello che potevi lo hai fatto.