I cattivi pensieri di un anonimo sull’immigrazione

I cattivi pensieri di un anonimo sull’immigrazione

Leggo sui giornali che oggi in Italia il numero degli immigrati, tra regolari e clandestini, raggiunge il 10 % della popolazione. Il che, in termini numerici, significa oltre cinque milioni di immigrati. Contemporaneamente apprendo, sempre dai giornali, che il numero dei disoccupati si avvicina pericolosamente allo stesso numero.  L’agire di un governo, degno di questo nome, dovrebbe essere quello “del buon padre di famiglia”. Un padre che si preoccupa più dei vicini e degli ospiti che dei propri figli non può essere considerato un buon padre di famiglia. Si dica ciò che si vuole!

Mi si obietta che gli immigrati si adattano a fare lavori che gli Italiani rifiutano. Ma sarà proprio vero? Io credo che un padre di famiglia disoccupato sia pronto ad adattarsi a qualunque lavoro. Altrimenti, neppure lui sarebbe un buon padre di famiglia. Comunque, una verifica di questo assunto, non dimostrato, cioè del fatto che gli Italiani rifiutano certi lavori,  è facilmente ottenibile. Si ripristinino gli uffici del lavoro provinciali (oggi totalmente inutili) e si stabilisca che un’ immigrato può essere assunto solo dopo che si sia verificato che, in quella provincia, nessun italiano è disponibile per quello stesso lavoro. Sino agli anni Settanta, funzionava così! Ed erano gli anni della crescita economica.

Viene sostenuto che buona parte delle pensioni è sostenuta dai contributi di questi lavoratori. Affermazione, peraltro, non supportata da dati statistici. Mi piacerebbe sapere, viceversa, quanto del PIL prodotto da questi lavoratori stranieri, a causa delle rimesse, viene sottratto alla nostra economia. Anche  loro hanno un costo che deve essere quantificato: asili, scuole, sanità, ecc…

Mi chiedo, dunque, perché vi sia questa pervicace propensione nell’accogliere immigrati senza freni, nonostante il dramma della disoccupazione che vi è a casa nostra. Questa scelta non può essere imputata ad altri se non alla nostra classe politica, in specie di sinistra. Questa vede forse negli immigrati un possibile serbatoio di voti? L’ingordigia dei nostri politici (non solo quelli di sinistra, beninteso), che in un modo o nell’altro detengono il potere, il loro rifiuto di abbandonare posizioni di prestigio o remunerative indica uomini la cui lungimiranza è esercitata esclusivamente a beneficio della propria carriera. Pronti a sacrificare  inesorabilmente l’interesse del paese alle loro ambizioni personali. Una buona politica è fare gli interessi del paese, non quelli del partito, non i propri. Sono sconsolato! Se non intendono cambiare politica, dovremmo essere noi a cambiare i politici, non vi sono altre soluzioni! Ma come?!