L’abisso rosa di Concita De Gregorio

L’abisso rosa di Concita De Gregorio

Concita De Gregorio, sempre così matematicamente politically correct, la dama di sinistra che guadagna appena appena per pagare ai figli lo Chateauxbriand, la giornalista con la calcolatrice che non riesce a scrivere nulla che non sia conveniente scrivere, la signora che non ha mai abbracciato una causa che non raccogliesse consensi, stima e applausi dal “bel mondo” che conta (che paga e che ti dà la conduzione del programma ad hoc!), dopo aver scritto della sua felicità nel sapere che era nato Tobia, ultimo acquisto della coppia Vendola-Testa, s’è cimentata nell’ennesimo libro.

Cosa pensano le ragazze è la descrizione di un mondo femminile chiuso, tanto per esser precisi, tra il patetico e il demenziale con un notevole innesto di falsità!

S’incontra la semideficiente che non vuole figli, perché non desidera che abbiano un padre (ohibò… e come li vorrebbe fare? Per partenogenesi!?); grande spazio alle piangenti, prefiche del vuoto che diluviano a spron battuto… più da cura psichiatrica che da ricerca sociologica; dulcis in fundo, non mancano le tarocche che assicurano alla Concita che “noi ragazze degli uomini non parliamo mai” e che suscitano l’entusiasmo dell’insigne scrittrice, pronta a lanciare il velenoso dardo rosa shocking… ben vi sta brutti maschi cattivi, che credete d’esser sempre così centrali nelle nostre vite. Sappiate che, invece, noi non vi filiamo di pezza! 

E qui, la maggior parte delle lettrici cade dal divano, dalla sedia o, Dio non voglia, dall’alto sgabello della cucina, ricordando i lunghi pomeriggi passati con le amiche a sviscerare ogni possibile angolazione del fascinosissimo “pianeta maschi” che – oh quale strana somiglianza tra i sessi! – più i maschi in questione erano belli, più il pianeta diventava interessante e degno di essere esplorato in ogni anfratto… e di più non dico!

La femminista che trova legittimo sfruttare un ventre di madre per regalare figli agli omosessuali e che sprona le donne ad esser feroci con gli uomini, a ricattarli e a minacciarli (letterale!), si beve anche l’abissale fesseria sparata da una delle duemila congeneri che pare abbia intervistato per ben due anni: la signora le racconta che guarda i porno per “attenzione professionale”. Mica per eccitarsi!

 E’ ovvio, noi donne siamo troppo superiori, e certi vizi inconfessabili non ci possono appartenere… gongolamento degregoriano! Pare a tutti evidente che, non sapendo come funziona, le fanciulle vanno su YouPorn a rinfrescarsi la memoria!

Dimenticavo la lesbica, l’unica felice e contenta (come potrebbe essere diversamente?!)… chissà se anche lei frequenta certi siti per finalità pedagogiche! Non è dato sapere!

 C’è altro nel libro della Concita? No! Tutto qui? Si! Manca qualcosa? Si… mancano le donne! Delle donne, la “direttora”, non ha capito nulla, non dice nulla, non svela nulla.

Però il libro qualcosa racconta e lo fa magistralmente: il nulla, ancora il nulla, il nulla totale, buio, assoluto, nero dell’intellighentia rossa.

Buona lettura! Si fa per dire.