Quando la repressione inizia da bambini

Quando la repressione inizia da bambini

Il Regno Unito e la democrazia che reprime il pensiero.

Anche in Gran Bretagna si impone la logica perversa della rieducazione mentale, della violenza alla coscienza personale e della disarticolazione familiare. Non ci riferiamo alla recente e patetica propaganda globalista, secondo la quale la Brexit avrebbe portato come conseguenza una sorta di epidemia di atti razzisti, ma a qualcosa di ben più subdolo e radicale. Da una parte, per esempio, si assiste all’abolizione dei termini “ragazzo” e “ragazza” nelle scuole (dovranno essere tutti “alunni”, senza riferimento al sesso naturale di appartenenza), procedendo ulteriormente verso lo stupro e la manipolazione della lingua. Parole e termini cristallizzati nei secoli vengono di volta in volta stravolti, sostituiti, aboliti senza che nessuno denunci il fatto che questo equivale a un impoverimento intellettuale e culturale spaventoso. Le profezie politiche di Orwell ci avevano preparato: la “neolingua” era destinata a sostituire il linguaggio tradizionale, semplificandolo e abbassandolo a livelli elementari al punto da renderlo quasi inutile come supporto del pensiero e della logica. Privare la mente di sfumature, termini logici e definizioni articolate equivale a impedirle di concepire e spiegare pensieri superiori. A questo si aggiunge l’uso distorto o persino invertito dei termini, con la guerra definita “pace” e l’odio chiamato “amore”. Chi poi, nonostante tutto, riesce a pensare in modo naturale e quindi scomodo, commette uno psicoreato: è colpevole nel momento stesso in cui si azzarda a pensare! Il suddito ideale, per il potere, è quello che in genere non è in grado di pensare autonomamente, ma che – quando gli succede di farlo – si autoreprime, vale a dire blocca lo sviluppo logico di ciò che sta pensando censurandosi da solo. Come nella favola, se il re è nudo, non basta che il suddito “affermi” che il re è vestito, deve autoconvincersi che vestito lo sia veramente e se i suoi occhi gli dicono che è evidente il contrario, deve rifiutarsi di credere alla propria vista e vergognarsi del proprio pensiero.

Ma nonostante il lavaggio del cervello operato da media e istituzioni, ci sono casi di persone che hanno dei dubbi o che sono spinti dal proprio istinto naturale a cercare un’alternativa alla menzogna del potere. Questo può verificarsi anche tra i giovanissimi e in questi casi il potere non manca di mettere in moto la repressione, magari anche solo a livello di “avvertimento” e di intimidazione. Sono emersi casi sconcertanti, come quello della Wildern School, nello Hampshire, che ha organizzato finte elezioni politiche tra gli studenti – per preparare i ragazzi alla democrazia, supponiamo – vietando però espressamente di votare per partiti “razzisti” come l’UKIP. I dirigenti della scuola in questione non hanno esitato a chiamare la polizia perché uno studente di 15 anni, Joe Taylor, in occasione di una discussione in classe sul tema dell’immigrazione, aveva visitato il sito del partito UKIP e visionato un filmato di una manifestazione antimusulmana dell’EDL (English Defense League). La polizia, a sua volta, è intervenuta interrogando il ragazzo e suo padre: volevano sapere se il quindicenne era un “estremista” e perché pensava che certe idee fossero giuste! Da notare che, quando la notizia è trapelata, alle domande della stampa la polizia locale ha risposto che la scuola aveva semplicemente seguito tutte le procedure previste! In altri termini, il sistema scolastico è ufficialmente, legalmente e coattivamente coinvolto nella identificazione, nella schedatura e nell’intimidazione non di militanti attivi di movimenti illegali e ideologicamente radicali, ma di potenziali giovani simpatizzanti di movimenti del tutto legali ma politicamente scorretti!  Il padre del ragazzo interrogato ha protestato contro un’intimidazione da “polizia del pensiero”: in effetti, quando le domande non riguardano ciò che una persona ha fatto, ma quello che una persona potrebbe anche solo pensare, la definizione di polizia del pensiero sembra più che adeguata.

Un caso limite, magari isolato e dovuto a qualche insegnante paranoico o poliziotto ottuso? Assolutamente no! La polizia ha specificato che tutto è avvenuto secondo le procedure previste e che non sono stati presi ulteriori provvedimenti! Quindi sembra di capire che il tutto è non solo perfettamente “normale”, ma che se la cosa si dovesse ripetere… Viene da chiedersi: per un caso denunciato dalla famiglia e riportato dai media, quanti potrebbero essere quelli taciuti o comunque non riportati? Non tutti hanno il coraggio di mettersi contro la scuola e la polizia, soprattutto quando c’è di mezzo un figlio minorenne.

E non pensiamo neppure che la repressione, una volta avviata, si limiti troppo in base all’età. In un’altra scuola, Rhys Atkinsons, un simpatico biondino con gli occhiali di soli 8 anni, ha scritto in un tema sulla crisi siriana che vorrebbe “combattere contro i terroristi”. Apriti cielo! La scuola ha convocato i genitori e coinvolto gli assistenti sociali! La cosa deve essere discussa e risolta da un misterioso “Hub di salvaguardia multiagenzie”. “Ma che diavolo è?”, si è legittimamente chiesto qualche lettore inglese. Forse una sorta di tragicomico vertice interforze? Evidentemente, spuntano nuovi organi e nuove sigle che il popolo non ha votato, non ha voluto, magari non conosce neppure, ma che, in compenso, mantiene con le sue tasse. Tipico di un sistema repressivo e antipopolare che l’uscita dalla EU non basterebbe certo a smantellare.

Anche in questo caso, per una famiglia che denuncia i fatti, quante preferiscono prudentemente tacere?

Cosa accadrà in futuro agli studenti che si azzarderanno a criticare la società multirazziale o le adozioni gay? A quelli che rivendicheranno la propria identità europea e cristiana in opposizione all’Islam? Che diranno che uno Stato legittimo, come la Siria di Assad, ha diritto di difendersi dal terrorismo? Che affermeranno apertamente di preferire la compagnia delle ragazze a quella degli omosessuali? Cosa dovranno aspettarsi i figli di militanti di movimenti identitari? I bambini e i ragazzi dovranno forse imparare a tacere ciò che pensano o magari che sentono dire in famiglia, come accadeva sotto il comunismo?

In ogni caso il messaggio complessivo è chiaro: se a 8 anni devi stare attento a quello che scrivi e a 15 ai siti legali che visiti per capire e approfondire un compito imposto dagli insegnanti stessi, una volta adulto cosa ti aspetta, se non obbedisci al politicamente corretto stabilito dal potere? Non dire ciò che pensi. Anzi, evita proprio di pensare che è meglio.