Il discorso del Generale

Il discorso del Generale

Il Generale di Corpo d’Armata dell’Esercito Italiano, Marco Bertolini – una delle figure di maggior spicco delle nostre Forze Armate – lascia il servizio attivo. Nato a Parma il 21 giugno 1953, Marco Bertolini – figlio di Vittorio, reduce della battaglia di El Alamein – dal 1972 al 1976 ha frequentato l’Accademia Militare di Modena e la Scuola di Applicazione d’Arma di Torino.

Nel 1976, con il grado di Tenente, presta servizio presso il IX Battaglione d’Assalto Paracadutisti Col Moschin – una delle unità d’élite delle Forze Armate italiane – del quale, per ben due volte (dal 1991 al 1993 e dal 1997 al 1998), diverrà comandante.

Già comandante, dal 1999 al 2001, del Centro Addestramento Paracadutismo, dal 2002 al 2004 diviene comandante della Brigata Paracadutisti Folgore, per poi assumere il comando interforze per le Operazioni delle Forze Speciali. Marco Bertolini ha quasi interamente trascorso la sua vita militare prestando servizio nelle unità speciali dell’Esercito.

Nonostante la sua personalità, caratterizzata da lucida schiettezza e da idee non in linea con la vulgata culturale e politica imposta dal potere extra-nazionale, Marco Bertolini è giunto sino al grado di Generale di Corpo d’Armata: evidentemente, le sue superiori doti e le necessità dettate dal particolare momento storico, costellato di crisi internazionali che hanno visto – e ancora vedono – i nostri militari operare in svariate missioni, hanno fatto sì che i “soloni” della politica nostrana tollerassero la presenza di questo militare decisamente lontano dallo standard progressista.

In occasione del suo addio al servizio attivo, l’ufficiale paracadutista e incursore ha pubblicamente pronunciato un discorso del tutto conforme al suo stile, il cui contenuto dev’essere tenuto in altissima considerazione (l’intero discorso lo si può leggere qui: http://www.congedatifolgore.com/it/il-discorso-del-generale-bertolini-il-giorno-del-commiato-dal-coi-e-dal-servizio/).

In particolare, del succitato discorso, riteniamo importante riprendere il seguente passaggio, che, a nostro giudizio, ricalca in pieno quanto sostenuto sulle pagine di OF circa il senso del giuramento militare: “… Chissà che questo tuffo nella vera realtà non contribuisca a dare vigore alla nostra autostima, restituendo onore a quella forma di libertà, la sovranità nazionaleche è la ragione vera del nostro giuramento e della quale i Soldati sono da sempre i sommi sacerdoti. Chi li ignora, li disprezza o li combatte non lo fa a caso: sa benissimo a cosa fanno scudo! Dunque, secondo il Generale Bertolini, la ragione vera del giuramento militare è quella di onorare la sovranità nazionale, ossia dar lustro alla Nazione e difenderne l’indipendenza e l’integrità.

Quanto stride questo pensiero di Marco Bertolini con la realtà attuale, che vede la nostra Patria, di fatto, sottomessa a poteri e volontà che non ne perseguono il bene e serissimamente minacciata nella sua integrità fisica e morale.

L’auspicio di ogni patriota è che questo discorso del Generale – il discorso di un italiano serio – faccia breccia nel cuore e nella mente dei nostri militari, i quali dovrebbero davvero interrogarsi sul senso profondo del loro giuramento.

A tale proposito, ci pare doveroso riproporre l’articolo Il senso del giuramento militare. Una riflessione sul ruolo politico e sociale delle Forze Armate, pubblicato sul numero 18-19 di Ordine Futuro, a firma di Marcus.

Giuro di essere fedele alla Repubblica Italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere, con disciplina ed onore, tutti i doveri del mio stato, per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni (1). Questa è la formula del giuramento che ogni militare italiano è chiamato a prestare.

Come si vede, tale formula sembra subordinare la difesa della Patria e l’impegno al suo servizio alla fedeltà alla Repubblica che oggi la rappresenta, ossia ad una forma di potere – la Repubblica, appunto – ed alla Costituzione che la rappresenta.

A nostro parere. il giuramento di fedeltà dovrebbe, invece, essere rivolto esplicitamente alla Patria – indipendentemente dalla forma di potere o di governo vigente – e così espresso: giuro, davanti a Dio ed al popolo italiano, di essere fedele alla Patria e di difenderne l’integrità e l’onore sino al sacrificio supremo della mia vita. Mi impegno ad osservare fedelmente tutti i doveri del mio stato, per il bene dell’Italia e del suo popolo.

Una formula decisamente diversa, dove si fa riferimento in maniera esplicita a Dio, alla Patria, al popolo, ai concetti di bene, di integrità e di onore.

Ma, al di là delle formule, quella che qui si propone è una riflessione sul senso profondo del giuramento militare di fedeltà alla Patria. Perché è di questo, in fondo, che si tratta o, quantomeno, dovrebbe trattarsi (il condizionale è d’obbligo, in quanto decenni di cultura sostanzialmente anti-patriottica hanno fortemente minato l’amor di patria degli italiani).

Gli uomini delle Forze Armate, in definitiva, giurano fedeltà alla Patria, il che rimanda all’idea di difenderne l’integrità, ovvero garantire la permanenza di tutto ciò che concorre a fare dell’Italia una nazione libera e sovrana.

Integrità della Patria che si realizza non solo nella salvaguardia del territorio, delle istituzioni e dell’indipendenza politica, ma anche nella tutela del popolo, che incarna storicamente il patrimonio umano della Patria, del quale occorre garantire l’integrità morale e fisica; il che significa salvaguardarne la rettitudine morale (abitudini di vita conformi alla morale naturale e cristiana), impedendo la diffusione di costumi e fenomeni capaci di minare la vita della comunità nazionale (tutto ciò che concorre alla dissoluzione della famiglia – il nucleo su cui si fonda la società – dei legittimi gruppi sociali e delle singole persone, per esempio: droga, aborto, abitudini sessuali contro-natura, usura).

La difesa della Patria, dunque, non si realizza solamente nell’opposizione agli attacchi armati provenienti dall’esterno, ma anche vigilando e contrastando tutto quanto possa compromettere l’integrità morale e fisica del popolo, nonché l’identità stessa della Nazione.

Il venire meno dell’integrità, infatti, significa disgregazione e degrado, infine morte: la morte della Patria.

Secondo alcuni, il militare dovrebbe curarsi solamente del proprio addestramento, finalizzato a renderlo efficiente nell’adempimento del proprio dovere identificato con la difesa armata della Nazione minacciata e attaccata dall’esterno, ed in alcuni interventi di soccorso alla popolazione da svolgere in caso di calamità (terremoti, inondazioni, frane, ecc.). A nostro giudizio, questa concezione è errata, in quanto mortifica il significato reale del servizio alla Patria reso dagli uomini delle Forze Armate.

Chi giura di essere fedele alla Patria (perché questo, lo ripetiamo, è il significato profondo del giuramento militare), sino al supremo sacrificio che consiste nello spargimento del sangue – usque ad mortem – ha il dovere e, dunque, il diritto di vigilare sulle sorti della Nazione.

I militari non possono e non devono disinteressarsi di ciò che accade nella vita della Nazione. Se, come abbiamo scritto, il significato del giuramento di fedeltà alla Patria è quello di difenderne l’integrità affinché essa viva, allora non può esservi distacco e disinteresse nei confronti della vita politica e sociale che in essa si svolge.

Sia chiaro, non si tratta di trasformare i militari in politici o in parlamentari, ma di evidenziare come vi siano questioni di vitale importanza, di fronte alle quali i militari sono chiamati a vigilare, in quanto decisive proprio per l’integrità morale e fisica della Nazione.

L’attualità fornisce chiari esempi a supporto di quanto sostenuto in questo breve scritto. La situazione in cui si trova oggi l’Italia è di particolare gravità e delicatezza, almeno sotto i seguenti aspetti:

  • l’incessante afflusso di genti straniere, che assomiglia sempre di più ad una vera e propria invasione, destinata a cambiare per sempre i connotati spirituali ed etnici che hanno caratterizzato per più di mille anni l’identità nazionale;
  • l’imposizione di modelli comportamentali radicalmente immorali, capaci di distruggere la famiglia (la cellula base della società) e l’equilibrio psicologico dei giovani (il futuro della Nazione);
  • il progressivo venir meno della sovranità nazionale, minacciata sempre di più dall’influenza esercitata da poteri sovranazionali che perseguono interessi diversi da quelli del popolo italiano.

Questioni di vitale importanza che non possono lasciare nell’indifferenza chi abbia a cuore le sorti della Patria, poiché su di esse si giocano il suo futuro e la sua sopravvivenza.

A chi facesse notare che i militari possono esprimere il loro parere su quanto accade nella vita politica e sociale della Nazione attraverso l’esercizio del voto, rispondiamo che non è di questo che si tratta. La classe militare deve poter intervenire come tale nella vita della Nazione: chi è pronto a dare la vita per la Patria, deve avere un ruolo nella vita della Nazione proporzionato al valore della sua funzione.

Non si tratta di far governare l’Italia dai militari, ma di considerarne la fondamentale importanza quale garanzia di tutela dell’integrità morale e fisica della Nazione, cosa che si traduce, da parte dei governanti, nell’obbligo di ascoltare la voce delle Forze Armate e, da parte dei militari, nell’obbligo di rispettare il giuramento di fedeltà alla Patria, con tutto quello che ne consegue, evitando ogni lusinga da parte di un potere politico pronto ad accattivarsi le simpatie degli uomini in armi facilitandone la carriera ed i guadagni.  

Note

  1. Questa è la formula del giuramento militare, secondo l’articolo 575 del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90 “Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, a norma dell’articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246″ (precedentemente la formula era contenuta nella legge 11 luglio 1978, n. 382, “Norme di principio sulla disciplina militare ed istituzione della Rappresentanza Militare”), che ogni militare è tenuto a prestare, in particolare, non appena divenuti Ufficiali, pronunciando individualmente la formula alla presenza della bandiera e del Comandante del corpo di assegnazione.

(Fonte UNUCI)