Strage di Orlando, le lobby omosessuali siano solidali coi loro cervelli

Strage di Orlando, le lobby omosessuali siano solidali coi loro cervelli

Orde omosessuali, correttamente schierate nel caos ideologico, hanno manifestato tutta la loro solidarietà alle vittime di Orlando.

Fin qui nulla di anomalo: esseri umani che, spinti dalle mode, fingono interesse per chi non si conosce, non è di certo una novità nel nuovo millennio; aggiungiamo poi il bombardamento mediatico, la spettacolarizzazione delle lacrime, qualche social network, e un po’ di ignoranza, ed ecco che il mix infernale è pronto.

Non si capisce cosa stiano manifestando, e sono certo che nemmeno loro lo sappiano.

Gli LGBT, europei e non, sventolano bandiere, recitano improbabili preghiere, ricordano al mondo la visione hobbesiana della società per poi perdersi, come molti del resto, in un bicchier d’acqua, nemmeno troppo pieno. Il motivo? Mera tautologia.

Gli LGBT dimenticano che la strage di Orlando non fu un evento tecnicamente “omofobo”, giacché l’omofobia proposta da un omosessuale mi è alquanto nuova.

Secondo La Stampa “Lo vedevamo spesso, rimorchiava ragazzi. Omar era anche iscritto a una chat di incontri per omosessuali “.

Forse La Stampa avrà frainteso, forse la notizia non sarà stata vera, ma ecco che giunge il Fatto Quotidiano sostenendo Un altro frequentatore del locale, Kevin West, ha invece raccontato al Los Angeles Times di essersi messaggiato con Mateen a fasi intermittenti per un anno, attraverso un’app di messaggistica solitamente usata dalle persone gay. Altri frequentatori della discoteca di Orlando hanno riferito ai media locali e alla Msnbc che Mateen faceva uso di diverse app e social network gay, tra i quali Grindr, per rimorchiare”.

Qualcosa non torna. Un gay che uccide altri gay: omofobia? Suvvia.

Sarà stata la mancata accettazione di se stesso, o l’odio per un padre denigratore, o qualsiasi intruglio psichiatrico, ma di certo non “omofobia”.

Orbene, diviene interessante la posizione LGBT; solidarietà ai gay? Siano solidali anche col killer.

Ma i paradossi ideologici non terminano qui. Il killer avrebbe chiamato il 911 dopo la strage per dichiarare fedeltà all’IS il quale, prontamente, non ha esitato a rivendicare la strage.

I paradossi non terminano qui; sembrerebbe, difatti, che proprio il padre di Omar Mateen abbia giocato un ruolo fondamentale nella malattia mentale del figlio.

Seddique Mateen, conduttore del Duranga Jirga Show, dopo il l’11 settembre 2001 mostrò simpatia verso Al-Quaeeda tanto da creare, nella successiva era di Facebook, una pagina personale nella quale si presentava come presidente dell’Afghanistan.

Ai posteri l’ardua sentenza.