Chilcot Report e la lezione mai imparata

Chilcot Report e la lezione mai imparata

Pochi giorni fa, è stato reso pubblico il Rapporto Chilcot, una lunga inchiesta sulla legittimità e sulle conseguenze dell’intervento inglese nella guerra d’Iraq al fianco degli Stati Uniti. Il verdetto della commissione, presieduta da Sir John Chilcot, è stato di netta condanna per l’allora premier Tony Blair, reo di aver intrapreso una guerra senza aver adoperato le dovute precauzioni.

Certamente, per chi possiede una visione geopolitica indipendente e non influenzata dai media, questo era noto molto prima della pubblicazione dell’inchiesta, che al limite è stata un’ulteriore riconferma di quanto già sostenuto.

L’interesse in questa sede è quello di proporre un’interpretazione organica degli eventi e della loro influenza sulla situazione odierna.

La rimozione di Saddam Hussein non è stata una conseguenza accidentale, ma parte di uno schema più ampio, che mirava alla sostituzione dei governi degli Stati poco propensi ad una sottomissione economica e politica. Questa impostazione ha caratterizzato la politica estera americana fin dalla sua nascita. E l’Iraq è stato il primo obiettivo di conquista in Medio Oriente, proseguita con la lunga stagione delle Primavere Arabe e tutt’ora in corso in Siria. In effetti le tecniche del “regime change” sono grosso modo le stesse, seppur evolute negli strumenti. Anche al presidente siriano Assad era stato attribuito il possesso di armi nucleari, con conseguente smentita, allo stesso modo del collega iracheno.

Non paga della lezione, l’Inghilterra ha continuato ad affiancare gli Usa negli anni a seguire, e l’ultimo tentativo non ha avuto successo solo perché Washington ha perso la sua egemonia nello scacchiere mondiale.

È venuto, inoltre, meno un controllo capillare da parte dei “conquistatori”, che ha generato una situazione di confusione dal Nord Africa al Medio Oriente, con forti ripercussioni sul continente europeo.

Il vecchio continente non è di fatto riuscito a gestire il fenomeno dell’immigrazione, con il conseguente venire meno della sicurezza, come testimonia l’escalation di attentati terroristici sul suolo europeo.

Fintantoché l’Europa non prenderà coscienza del ruolo che le spetta nello scenario geopolitico, rimarrà sempre in balia delle decisioni altrui. A poco servono le parole di Cameron, che auspica di “imparare la lezione per il futuro”, se si agisce sistematicamente in errore.