Il tratto Andria-Corato: un bel tacer non fu mai scritto

Il tratto Andria-Corato: un bel tacer non fu mai scritto

Polemiche contro il binario unico: non è possibile che esistano nel 2016 linee a binario unico. Ma in Italia, allo stato attuale, le linee delle Ferrovie dello Stato a binario unico sono 9mila km sulle 16mila totali. Di quelle in concessione, come il tratto Andria-Corato alla Ferrotramviaria, sono 6mila km su 6500, la quasi totalità. Eppure, grazie a Dio, l’ultimo incidente con una gravità di queste proporzioni che ha coinvolto un treno è stato quello di Viareggio nel 2009, e non c’entrava il binario unico.

Polemiche contro il sistema del consenso telefonico: si tratta di un sistema utilizzabile già agli inizi del Novecento, è ridicolo non sia stato in qualche maniera aggiornato. Ma, purtroppo, i costi di includere sistemi automatizzati anche su tratte secondarie come questa saranno decisamente alti. Questo non giustifica il fatto che non sia stato cambiato nulla in questi anni, ma il discorso sarebbe perlomeno da allargare al perché lo Stato e gli enti locali non possano permettersi di spendere soldi per adeguare le proprie infrastrutture, e quando potrebbero non li spendono o li spendono male, come sembra sia successo in questo caso.

Polemiche contro l’inadeguatezza delle ferrovie del Sud: al Nord non sarebbe successo, e all’estero men che meno. Ma purtroppo, non è così vero. Al top delle classifiche Eurostat per gli incidenti ferroviari, troviamo anche la Germania, con 302 morti nel 2014, anno in cui l’Italia ne ha patiti circa 1/3. L’arretratezza infrastrutturale del Sud rispetto al resto d’Italia è un dato di fatto acclarato e suona un po’ come la scoperta dell’acqua calda che ora ci sia chi salta su a dichiararlo, ma anche qui le valutazioni sarebbero da allargare ben oltre il campo della politica di questi anni, per passare a quello della storia della Questione meridionale e al modo in cui si potrebbe affrontare.

Insomma, veramente sembra che non si possa, nemmeno di fronte a un evento di questo genere, decidere di starsene un po’ zitti e lasciar perdere, se non si è in grado di alzare un attimo il tiro e il livello della discussione. E’ vero che, ogni tanto, questo sistema è proprio quello utilizzato per castrare le possibili soluzioni a un problema. Ci si appella all’unità nazionale, al rispetto, al lutto, alla pietà cristiana e via dicendo, semplicemente per far sì che nulla cambi, che non se ne parli, che non si indaghino le cause, che non si propongano soluzioni. Il caso più evidente è quello legato alle tragedie in mare: lacrime, lutti, appelli, stigmatizzazioni di chi “strumentalizza”, e poi si continua sempre come prima, a finanziare e a incentivare, in maniera diretta o indiretta, la nuova tratta degli schiavi e l’invasione allogena (le due cose, infatti, non sono affatto in contraddizione tra loro).

Ma quello del tratto Andria-Corato della linea ferroviaria Bari-Barletta è un caso un po’ differente. Di grandi disastri e incidenti è piena la storia umana, dal Titanic allo Space Shuttle Columbia, fino all’incidente di lunedì in Puglia. Non c’è sempre un Francesco Schettino, un povero idiota a cui addossare la totalità di delle colpe che sicuramente ha, ma che difficilmente avrebbe potuto porre in essere senza che nessuno chiudesse tutti e due gli occhi, o lo appoggiasse moralmente o praticamente nelle idiozie che compiva.

Cerchiamo le cause e le eventuali responsabilità e pensiamo a come si potrebbe mutare il ruolo dello Stato rispetto alla necessità impellente di rendere moderne ed efficienti delle infrastrutture sempre più carenti, in un momento in cui regole europee e pessima amministrazione si sommano a causare danni frequenti di enorme vastità e portata. Evitiamo di prendercela col capostazione di Andria che si è distratto, neanche avessimo fatto tutti il capostazione e godessimo di un’esperienza ventennale dall’alto della quale dichiarare che il binario unico non va bene e il sistema a chiamata men che meno. Se ha sbagliato pagherà, ma nessuna gogna mediatica – sempre rivolta al piccolo o al povero pirla, e mai al grande e al problema strutturale complesso da trattare e da affrontare in un post su Facebook – riporterà indietro i morti di questa terrificante tragedia.