American History X e le tensioni razziali

American History X e le tensioni razziali

Correva il 1998, quando un grande Edward Norton (con una candidatura all’Oscar come Miglior Attore Protagonista), assieme ad un altrettanto grande Edward Furlong, veniva diretto da Tony Kane, in quella grande pellicola denominata “American History X”, film cult che oggi torna d’attualità.

Un giovane Derek, skinhead americano, finisce in carcere dopo un pestaggio ai danni di due personaggi (che oggi definiremmo “profughi”) di colore, colpevoli di aver tentato di rubargli l’auto. Nel frattempo, il suo giovane fratello, Danny, consegna un tema in lode al Mein Kampf, credendo di fare cosa buona e giusta nel seguire le orme del suo fratello maggiore.

Derek sperimenta il carcere e l’infamia di quelli che considerava suoi “fratelli” (i quali si riveleranno poi dei semplici tossicodipendenti, capaci di arrivare sino alla violenza sessuale nei confronti del protagonista), fino a quando, scaduta la pena, torna in libertà.

Danny, dopo una nottata passata a discutere col fratello della sua scelta di abbandonare la politica (a seguito del quasi linciaggio subito da parte dei suoi ex-compagni d’arme), rimodula la tesina valorizzando la fratellanza tra i popoli.

A nulla servirà, però, quanto scritto dal povero Danny, poiché la mattina della consegna verrà ucciso da un ragazzo di colore, col quale aveva avuto screzi il giorno prima, con tre colpi di pistola.

Oggi, a fronte dei recenti fatti di cronaca – il pensiero, in particolare, va a quanto accaduto a Fermo e, soprattutto, alle notizie che giungono dagli Stati Uniti, dove le “tensioni razziali” hanno addirittura portato all’uccisione di cinque poliziotti, colpiti a morte da un cecchino a Dallas – questa pellicola risulta quanto mai veritiera, ed in certo qual modo, profetica.

La società multiculturale e multirazziale, il melting pot, prodotto tipicamente americano, ha fallito e continuerà a fallire, con buona pace della sinistra mondialista e liberal-progressista, la quale, anziché riconoscere l’errore abnorme dell’immigrazione selvaggia ed incontrollata, continua ostinatamente a procedere in una direzione che porta verso il baratro.

Quel baratro del quale anche la recente tragedia di Fermo può essere considerata una manifestazione, al pari di quanto accaduto a Terni nel marzo del 2015, quando il ventisettenne David Raggi fu sgozzato da un nordafricano; ed al pari anche della mattanza messa in atto a Milano, nel maggio del 2013, dall’immigrato africano Kabobo, che a picconate uccise tre nostri connazionali, ferendone anche altri.

Quel baratro nel quale conduce la “logica” immigrazionista e anti-razzista, per la quale l’unica cosa che conta è riempire l’Italia di immigrati e andare baldanzosamente incontro alla nuova società multi-razziale e multi-religiosa, liquidando con assoluto disprezzo l’identità nazionale e la sopravvivenza del popolo italiano.

Invasati immigrazionisti che fungono da “quinta colonna” del progetto di stravolgimento della società italiana e che, di fatto, collaborano all’inveramento di quanto predetto dal Presidente dell’Algeria, Houari Boumediene, in un memorabile discorso pronunciato all’Onu nel 1974 : “Un giorno milioni di uomini lasceranno l’emisfero sud per fare irruzione nell’emisfero nord. E non in modo amichevole. Verranno per conquistarlo, e lo conquisteranno popolandolo con i loro figli. E’ il ventre delle nostre donne che ci darà la vittoria”.

Le cosiddette “tensioni razziali”, che in Italia e nel resto d’Europa cominciano a manifestarsi, non sono dovute all’egoistico disprezzo nei confronti del “diverso” ed alla grettezza delle popolazioni locali, bensì sono il frutto della vergognosa violenza – artatamente camuffata da solidarietà – messa in atto da chi pensa di poter realizzare l’utopia mondialista sulla pelle dei popoli. 

Le “tensioni razziali” non si scongiurano, come vanno recitando i “soloni” progressisti, con overdosi di buonismo e instillando continui sensi di colpa nei “cattivi ed egoisti” italiani – mal disposti nei confronti di quelli che, nelle intenzioni del potere, dovranno essere i “nuovi italiani” – bensì rispettando l’integrità dei popoli e delle nazioni: ogni terra ha il suo popolo, ogni popolo ha la sua terra!