Still image from video shows French President Francois Hollande giving a statement following the attack in Nice, during a national television address in Paris July 15, 2016. French Pool via Reuters Tv          ATTENTION EDITORS - THIS IMAGE WAS PROVIDED BY A THIRD PARTY. EDITORIAL USE ONLY. NO RESALES. NO ARCHIVES FRANCE OUT. NO COMMERCIAL OR EDITORIAL SALES IN FRANCE

Attentato a Nizza: sarà sempre la stessa storia?

Ormai gli attentati che prendono di mira la popolazione occidentale in tutto il mondo si susseguono a ritmi sempre più serrati.

Contrariamente alle aspettative, non sono stati gli Europei di calcio ad attirare la violenza jihadista, ma le celebrazioni per il 14 luglio, data della presa della Bastiglia e festa nazionale francese, sul lungo mare di Nizza, lungo l’affollata Promenade des Anglais.

Ieri sera, attorno alle 22.30, un camion ha invaso la via pedonale proprio durante l’esplosione dei fuochi d’artificio e ha iniziato a procedere a zig-zag per investire più persone possibile. Dopo una corsa durata 2 kilometri a 80 all’ora, il camion si è arrestato e il conducente è stato ucciso dalla polizia. Sembra esclusa, per ora, la presenza di complici sul camion e di fuoco sulla folla proveniente dal camion stesso, come era stato ipotizzato nelle prime ore, probabilmente facendo confusione a causa dello scoppio contemporaneo dei bengala.

In ogni caso, il conteggio è terribile: 84 morti, un sacco di bambini e di famiglie coinvolte, un numero di feriti ancora imprecisato. Come conseguenza immediata, è stato prorogato in Francia per altri 3 mesi lo stato di emergenza (doveva scadere a luglio), mentre il Site, il sito di monitoraggio delle attività jihadiste sul web, ha riferito i festeggiamenti dell’ISIS per l’attentato. Nonostante il Califfato non abbia rivendicato l’attacco, i sostenitori in Rete festeggiano e minacciano la Francia invitando a tenere spente le luci della Torre Eiffel “fino alla conquista da parte dell’Isis”.

E’ ancora troppo presto per dare un giudizio complessivo dell’evento in questione, che non sappiamo se sarà rivendicato da un’organizzazione internazionale come l’ISIS, o si rivelerà frutto di un cane sciolto o di una cellula che ha agito localmente a Nizza. Di sicuro, emerge con tutta evidenza il dato del totale fallimento delle strategie del governo francese per contrastare il fenomeno del terrorismo: è bastato abbassare la guardia a qualche giorno dalla conclusione degli Europei per avere una tragedia paragonabile a quella del Bataclan.

Purtroppo, la Francia paga decenni di politiche scellerate di accoglienza indiscriminata, immigrazione selvaggia e facile concessione della cittadinanza, specialmente a persone provenienti da ex-colonie francesi come Algeria e Tunisia (l’attentatore di Nizza è un franco-tunisino di 31 anni). Il legame tra terrorismo e immigrazione sussiste eccome: oltre alle innumerevoli segnalazioni della presenza di potenziali terroristi sia sui barconi che attraversano il Mediterraneo, sia lungo la cosiddetta “rotta balcanica”, arrivate sia dalla CIA che dalla Siria e dalla Libia, gli autori delle efferate stragi in Europa degli ultimi due anni, da Charlie Hebdo al Bataclan, passando per l’aeroporto di Bruxelles, sono tutti immigrati di seconda o terza generazione che, al di là della retorica integrazionista, sono rimasti un corpo estraneo all’interno dell’Europa e di essa odiano tutto, al punto tale da colpire quello che teoricamente dovrebbe essere il loro paese nella data simbolica del 14 luglio.

Stupisce, infine, la difficoltà con cui si riesce a far passare una spiegazione strutturale e razionale di questi eventi tragici in un’opinione pubblica che sembra totalmente assuefatta ai mantra ripetuti dai maggiori media e dai leader europei. In un Italia dove, proprio in questi giorni, si sta dicendo che un nigeriano rimasto ucciso in una rissa da strada è stato ucciso dal razzismo di tutti gli italiani, non si può dire, pena la scomunica mediatico-politica, che gli autori degli attentati in Europa sono tutti “nuovi europei”, immigrati di lungo corso che hanno ottenuto una conoscenza del luogo sufficiente per agire, e che sono tutti islamici, di un orientamento fondamentalista e violento come quello wahhabita, prevalente nell’Arabia Saudita tanto amica di USA e Occidente.

Forse siamo ancora in tempo per invertire la rotta dal punto di vista politico: blocco totale dell’immigrazione e massiccio piano di espulsioni di tutti gli elementi potenzialmente pericolosi; rottura dei rapporti e sanzioni contro i paesi che finanziano il terrorismo, a partire da Qatar e Arabia Saudita; blocco dell’ingresso della Turchia in Europa; sostegno all’operato russo in Siria e azione per una stabilizzazione della Libia dopo la tragedia del post-Gheddafi.

Da fare ce n’è tantissimo, e l’unica maniera per cominciare è che, nelle varie elezioni previste tra ottobre e novembre, prevalga chiaramente il fronte patriottico e sovranista, tirando la volata a una vittoria di Marine Le Pen all’Eliseo. Pur con tutte le riserve del caso e le critiche che si possono muovere alla leader del Front, in questo momento la Francia e l’Europa hanno bisogno di una svolta, anche simbolica, che possa scuotere la loro anima dormiente, e una sua vittoria è l’unica possibile concretizzazione di tutto ciò. A quel punto, il lavoro sarà appena iniziato, ma sarà almeno la dimostrazione che quello di Houellebecq è stato soltanto un ottimo romanzo di fantascienza, e non una terrificante profezia sul futuro che attende la Francia e, a seguire, l’Europa intera.