Vince il Sultano

Vince il Sultano

Fallito il tentativo di golpe militare in Turchia. Solo per circa due ore, dalle undici di venerdì all’una del mattino seguente, è sembrato che i militari avessero realmente preso il sopravvento nel paese, con Erdogan in fuga a volare in tondo sul Mar di Marmara (e non verso Occidente), il capo di stato maggiore delle forze armate arrestato, o anche dato per morto, le strade deserte, carri armati attorno al Parlamento ai ponti del Bosforo e all’aeroporto di Istanbul, soldati alla televisione di stato.

Subito, però, si è avvertito che non tutto fosse andato secondo i piani: contro l’appello al coprifuoco dei militari, Erdogan, telefonando via Facetime alla CNN turca (la cui sede sarà poi occupata dai militari troppo tardi nel corso della notte), ha invitato i cittadini a scendere in strada e a disobbedire ai golpisti.

Il messaggio del presidente, nonostante i tentativi dei militari di silenziare tutti i mezzi di comunicazione, è stato poiripreso dall’immancabile Al Jazeera, a cui hanno così fatto eco i muezzin, accorsi a chiamare i buoni musulmani a difendere per le strade il loro presidente.

Davanti alla folla, i militari, in particolare quelli di basso rango, non se la sono sentita di fare una strage, come all’aeroporto Ataturk, dove davanti alla marea umana pro-Erdogan si sono ritirati.

In realtà, ciò che emerge chiaramente è che il golpe è fallito, oltre che per l’opposizione popolare, anche e soprattutto per l’assenza di una coordinazione completa con gli altri apparati di sicurezza dello Stato e per la mancata adesione totale al putsch da parte dell’esercito stesso.

La marina ha subito dichiarato la propria fedeltà all’esecutivo; la polizia si è schierata massicciamente contro i militari, con cui ha avuto anche alcuni scontri a fuoco; i servizi segreti, la cui centrale è stata obiettivo di un duplice bombardamento di elicotteri, sono stati chiaramente identificati dai golpisti come un nemico; l’aviazione, visto l’abbattimento da parte di un jet di un elicottero militare, pare che abbia aderito solo parzialmente al coup de force; infine, la prima armata dell’esercito, stanziata a Istanbul, si è presto proclamata lealista.

Tutto fa pensare, quindi, che il piano di colpo di stato, per quanto vasto e ben articolato, sia stato tutto interno all’esercito turco, scevro da un’eterodirezione estera – leggi  USA, con Obama che alle 01:56, con gli eventi ancora in fieri, ha dichiarato il suo sostegno alle istituzioni democratiche, seguito a ruota da Mogherini, Tusk e Tsipras. Se si fosse realmente trattato di un golpe eterodiretto dalla NATO e ambienti affini, non si sarebbe certo affidata solo ad una frazione dell’esercito, ma, in buona tradizione latinoamericana, avrebbe senza dubbio cercato di coinvolgere la totalità delle forze armate.

Il pensiero certo corre subito oltreoceano e ai quartieri della CIA e del Pentagono, non nuovi a tali operazioni, così come alla recentissima distensione di Erdogan nei confronti della Russia.

Tuttavia, per quanto comprensibile tale riflesso, bisogna anche considerare che un golpe di tale portata non è certo cosa che si possa organizzare solo come risposta ai fatti diplomatici degli ultimi mesi e delle ultime settimane.

E’ invece noto che la tradizione militare turca abbia un lungo corso di interventismo politico e di difesa dell’eredità di Ataturk, così come è noto che la bulimia di potere di Erdogan sia da anni sgradita ai militari e che Erdogan non si sia risparmiato negli anni scorsi delle vere e proprie purghe all’interno dei vertici delle forze armate (tutte avallate dalla NATO).

E’ allo stesso modo noto che la nuova base di consenso popolare al suo potere Erdogan l’abbia costituita ravvivando l’islamismo politico, facendo del suo partito, l’AKP, una sorta di versione di governo dei Fratelli Musulmani egiziani.

E’ noto che costantemente negli ultimi cinque anni la Turchia di Erdogan abbia fatto di tutto per destabilizzare la regione mediorientale, in primis sostenendo qualunque fazione, ISIS in testa, combattesse in Siria il governo di Damasco – dove, sembra, verso mezzanotte ci fossero festeggiamenti per le strade e una certa elettricità anche attorno ai palazzi governativi. E’ noto poi che la recentissima proposta distensiva turco-russa non sia una mossa isolata di Ankara, visto che, proprio mentre il golpe era in atto, Lavrov era in procinto di incontrarsi con Kerry per discutere per la prima volta dell’ipotesi di un coordinamento russo-americano per condurre i raid anti-ISIS in Siria.

A sua volta Putin, dopo i fatti di Nizza, aveva reiterato il suo invito alla Francia – che prima di essere travolta dal terrorismo aveva mantenuto un’assurda linea antisiriana e filoturca – a cooperare contro il terrorismo.

Il sapore del putsch fallito non è francamente quello della gigantesca macchinazione internazionale per la quale ogni pedina è infallibilmente mossa da una sola ristretta e onnisciente cabina di regia, immagine alla quale forse si tende ad essere affezionati per una particolare disposizione a visioni eccessivamente olistiche del mondo, quanto una mossa disperata e da ultima chance dei militari anti-islamisti di Ankara.

L’aver rischiato così tanto, sapendo di avere contro la maggioranza della popolazione, le forze dell’ordine, i servi segreti, buona parte dell’esercito stesso, epurato e purgato nel corso degli anni da Erdogan, è, a mio modesto avvisto, indice che i militari abbiano giocato un tutto per tutto nel tentativo di salvare il proprio paese dai disegni di Erdogan, agendo di sorpresa prima che la morsa del Presidente sul paese e sulle forze armate fosse troppo stretta e capace di impedire qualunque cambio di rotta.

La scommessa è stata persa, la fazione golpista si è rivelata troppo ristretta per poter prendere il sopravvento. Ciò che ci resta è un Erdogan trionfante e oltre 1500 arresti di militari e loro simpatizzanti.

Il richiamo lanciato nella notte da Erdogan contro Fethullah Gulen – suo ex collaboratore e oggi acerrimo rivale, miliardario autoesiliatosi negli Stati Uniti – come ispiratore del golpe è tutto da verificare e potrebbe ridursi ad una tattica di disinformazione.

Gulen, con il golpe ancora in corso e non ancora fallito, ha subito dichiarato di non appoggiarlo. I suoi interessi, inoltre, non sembrano coincidere con quelli dei militari, se non in ottica di una santa alleanza antipresidenziale.

Comunque il Presidente ha già annunciato che “il golpe è un’occasione offerta da Allah per epurare le forze armate”. Ormai chi poteva uscire allo scoperto contro Erdogan l’ha fatto e sarà ben identificabile ed eliminabile, con giubilo delle folle che sono scese in piazza al grido di “Allah Akbar”.

Erdogan ha salvato il suo processo neo-ottomano, incentrato sul ritorno in auge dell’Islam politico, senza più avversari e con il plauso di tutte le cancellerie occidentali, che non hanno mancato di dichiarare il loro sostegno all’ordine costituzionale e democratico.

Probabilmente, la lezione che ci avrebbero potuto offrire i militari turchi, come l’hanno offerta più efficacemente quelli egiziani, sul come vada trattato l’Islam politico, non sarà colta in Occidente, dove si preferirà limitarsi alla difesa della formale democraticità di Erdogan.

Grazie alla sua ricattatoria e sporchissima politica sulla questione migranti, Erdogan ha già de facto ottenuto l’adesione all’area Schengen. Potersi ora presentare come uomo forte ma comunque sostenuto dal popolo e forte perché così costretto dai pericoli interni, non potrà che rafforzare la sua posizione nei confronti della miope Europa.

In nome della democrazia salvata, del pericolo di una sventata dittatura militare, dello spirito delle folle scese in piazza contro i militari (quasi in stile primavera araba), l’Occidente riprenderà il suo dialogo col Sultano del Bosforo, che ha già più che un piede in Europa.

Il Sultano ha davanti a sé una nazione divisa. Dopo questa notte non scomparirà la guerra in Kurdistan e le altre tensioni che l’aver foraggiato il terrorismo ha contribuito a generare. E’ probabile si stia avviando una crisi del turismo e una certa flessione economica,e  nonostante la tabula rasa che da oggi si starà portando avanti, non è detto che non ci saranno ulteriori sorprese.

In ogni caso, la notte del golpe ha fallito e l’impressione è che abbia fallito una extrema ratio. Prepariamoci al peggio.