Donald Trump all’attacco dopo Baton Rouge

Donald Trump all’attacco dopo Baton Rouge

Ancora sangue negli Stati Uniti, ancora un attacco contro la polizia per mano di afroamericani, in nome della lotta contro le disuguaglianze e le violenze della polizia contro i neri d’America.

E’ successo a Baton Rouge, teatro pochi giorni fa dell’omicidio di un senzatetto afroamericano, Alton Sterling, da parte di agenti di polizia che, stando ad alcuni video e a tutte le ricostruzioni effettuate, lo hanno freddato pur essendo immobilizzato a terra e in condizioni di non nuocere.

Ieri sera è scattata la vendetta, perpetrata da Gavin Eugene Long, 29 anni, anch’egli afroamericano che su internet pare avesse annunciato l’attacco, dichiarando che nella strage di Dallas si era fatta giustizia e che le proteste pacifiche ormai avevano fallito. Così, vestito di nero e con il volto coperto da una maschera, ha aperto il fuoco tra un minimarket e un lavaggio auto, a circa 800 metri dal quartier generale della polizia sulla Airline Highway. Ha ucciso tre agenti – mentre altri tre sono  rimati feriti, di cui uno in condizioni critiche – prima di essere a sua volta ucciso dalla risposta delle Forze dell’Ordine. 

L’ennesimo episodio dello scontro etnico che sta insanguinando gli ultimi mesi di presidenza Obama – e che sta scatenando sempre più dubbi e critiche contro gli 8 anni di un mandato che era partito con l’idea di unificare il paese e che si sta rivelando un completo fallimento su tutti i fronti, dalla politica interna a quella estera – ha permesso a Donald Trump di sferrare un nuovo attacco contro il Presidente e contro la sua avversaria democratica Hillary Clinton, proprio alla vigilia dell’apertura della Convention repubblicana di Cleveland, che lo eleggerà ufficialmente a candidato repubblicano alla presidenza statunitense.

“Siamo in lutto. Questi poliziotti muoiono per mancanza di leadership. Esigo che in America siano ripristinate la legge e l’ordine”, ha dichiarato il tycoon newyorkese, che sta traendo forti vantaggi dal riacutizzarsi delle tensioni razziali rispetto a una Clinton che nell’elettorato afroamericano non ha mai avuto un grande successo e che soffre più del previsto il supporto di Obama. Il Presidente appare oggi parecchio screditato e con un consenso ai minimi, in specie tra la popolazione bianca, anche a causa delle numerose accuse piovutegli contro da diversi capi della polizia, che hanno denunciato la tiepidezza delle sue condanne contro gli attacchi alla polizia e non hanno esitato ad accusarlo di essere indirettamente responsabile di quelle morti, avendo cavalcato anche lui la battaglia contro le violenze della polizia sugli afroamericani. 

Così Trump sfrutta il calo di popolarità di Obama come un’arma contro la Clinton, e non manca di fare riferimento anche ad avvenimenti europei, come la strage di Nizza: “Il Congresso si riunisca per dichiarare guerra ai terroristi islamici. Voglio da subito controlli estremi sugli immigranti in arrivo da nazioni musulmane”. 

La Clinton appare al momento realmente indebolita e i sondaggi danno con sempre maggiore frequenza la possibilità di un testa a testa che fino a qualche mese fa sembrava impensabile. L’emailgate e il pessimo operato al Dipartimento di Stato nella prima presidenza Obama si sommano all’incapacità di dare risposte chiare sul tema della sicurezza interna e sull’immigrazione, temi sempre più all’ordine del giorno negli USA e che Trump sta cavalcando a spron battuto con la consueta veemenza e semplificazione estrema.

I problemi per Trump, tuttavia, potrebbero ancora arrivare dall’interno del suo partito. Anche se la Convention sembra ormai destinata a incoronarlo candidato presidente e il gruppuscolo dei “Never Trump” pare destinato all’inazione, il meeting di Cleveland verrà per la prima volta disertato da molti pezzi da novanta del partito, da Mitt Romney a John McCain passando per l’intera famiglia Bush, nonché dagli storici finanziatori dei Repubblicani, a partire dai fratelli Koch. Se il chairman del Grand Old Party Reince Priebus invita all’unità, così come lo speaker della Camera Paul Ryan, è essenzialmente perché Trump ha scelto un esponente molto moderato per la vice-presidenza, quale è Mike Pence, governatore dell’Indiana.

Il tandem Trump-Pence sembra veramente strano e non è mancato chi ha fatto notare come, stando alle dichiarazioni pubbliche, i due siano in contrasto praticamente su tutto, dall’immigrazione islamica agli attacchi violenti contro quella che Trump definisce “Crooked Hillary”. Tuttavia, il compromesso inevitabile con l’anima più moderata (e più intimamente legata a poteri forti e lobbies finanziarie di quanto potrà mai essere il lunatico e ricchissimo Trump) potrebbe anche ulteriormente rafforzare la posizione del miliardario newyorkese e portarlo a lottare veramente per traguardi che qualsiasi commentatore definiva come irraggiungibili fino a poco tempo fa.