Ennesimo attentato, ennesima reazione ridicola

Ennesimo attentato, ennesima reazione ridicola

Il sangue bagna nuovamente le strade europee, la follia integralista colpisce ancora: è il turno questa volta di una città alle porte d’Italia, in passato importantissimo centro culturale di lingua italiana.

Mentre Nizza celebrava la presa della Bastiglia, un camion ha investito e ucciso 84 persone sulla Promenade des Anglais e causato numerosi feriti. Sorvoliamo sui sistemi di sicurezza, a quanto pare non così efficienti (si critica l’Italia, ma anche alla festa della birra del più sperduto paesino di collina c’è almeno una pattuglia che sorveglia); quello che colpisce è, ancora una volta, la presa di posizione della sinistra cosmopolita.

Dopo aver assistito alla manifestazione (o meglio pagliacciata) dei gessetti colorati, ancora una volta i giovani mentalmente aperti, coi soldi di papà, dimostrano di non avere la benché minima idea della realtà, strillando come dei dannati contro chi vuole sicurezza e frontiere sicure, invece che contro il Califfato. Questo atteggiamento contribuisce a creare divisioni all’interno delle realtà europee e serve come scusa ai governi per non intraprendere azioni decise contro il terrorismo. E non è questo per il terrorismo un incitamento a continuare nelle sue azioni?

Non appena la subcultura radical chic si trova con le spalle al muro, ecco riesumare eventi antichi quali le Crociate o il colonialismo europeo. Ad ogni attentato, si ricercano le colpe (passate) dell’Europa preunitaria e non quelle attuali dell’Europa comunitaria. Ciò perché è impossibile per costoro ammettere, al mondo ma soprattutto a sé stessi, che la convivenza tra culture diverse nello stesso continente è impossibile, in special modo se il continente è storicamente e culturalmente formato come il nostro.

Non tutti gli islamici sono sostenitori del fanatismo; è però innegabile che all’interno delle masse migratorie esistano potenziali attentatori o addirittura cellule organizzate, così come negli “europei” di seconda o terza generazione, come nel caso del folle di Nizza. Per molti, questi morti sono un piccolo prezzo da pagare per avere un’Europa multietnica, multireligiosa, multiculturale (una non-Europa in pratica), anche se nessuno sa spiegare in maniera obiettiva e razionale questo fortissimo desiderio, senza sfociare nel feticcio del progressismo fine a sé stesso.

E, come sempre, il colpevole non è soltanto il Califfato, ma anche questa Unione Europea, debole (volutamente, a quanto pare) contro il terrorismo e forte contro i suoi abitanti vittime della crisi. L’Unione Europea, cui assegnarono il premio Nobel per la pace (un po’ come dare il premio Oscar ad un cinepanettone), invece di armarsi e di reagire, fa i girotondi, usa i suddetti gessetti, intona le canzoni di Lennon. Questo dopo che essa stessa ha mosso guerra in seno alla Nato in tutto il mondo arabo, supportando rivolte integraliste contro legittimi governi quali quello di Assad in Siria e isolando la Russia di Putin, ultimo baluardo della civiltà europea ancora non corrotta.

Sarà l’Europa vera, armata, alleata dall’Atlantico agli Urali a fermare l’integralismo islamico, saranno i nazionalismi che salveranno questo vecchio continente, già provato dalla dominazione americana e dalla dittatura bancaria e buonista.