Il terrore dell’Europa, il risveglio delle nostre coscienze

Il terrore dell’Europa, il risveglio delle nostre coscienze

Ancora sangue sulla Francia, ancora sangue sull’Europa. La cieca rabbia del fondamentalismo islamico, questa volta, si è abbattuta sulle strade di Nizza, nel giorno della festa nazionale francese, in un momento di gioia, durante lo spettacolo pirotecnico che, da sempre, affascina bambini e meno giovani. È arrivata la guerra sul lungomare di Nizza. Quello che rimane sulla strada sono corpi smembrati, angoscia ed inquietudine.

È vero, dopo questo 14 luglio nulla sarà come prima: non sarà più semplice trascorrere serenamente la nostra quotidianità, vivere la nostra vita in maniera spensierata e distesa.

Inutile dilungarsi in inutili analisi antropologiche, sociologiche o geopolitiche, che lascio ad altri, più autorevoli del sottoscritto. Ancor più sconveniente, forse addirittura dannoso, sarebbe la spasmodica ricerca di responsabilità, di colpevolezze, di negligenze. Peraltro, non ho più voglia di ascoltare le squallide litanie di omuncoli politici che , sfruttando questa tragedia immane, cavalcano l’onda emotiva per propri fini e interessi personali.

Dopo questa strage, siamo tutti addolorati ed il motivo di questa tremenda mestizia è il terrore che si sta impadronendo delle nostre vite, che non dà tregua al popolo europeo.

Ed allora, pensando a questa ondata di terrorismo che ci sta travolgendo come uno tsunami, in molti si chiederanno come si possa arginare questo devastante morbo senza impantanarsi in semplificazioni banali, che, comunque, non risolverebbero il problema. Io, come voi, non ho soluzione per una questione così intrigata. Non ho la presunzione di proporre cure o rimedi utili ad arginare qualcosa che è andato troppo oltre.

Quest’oggi, occorre riflettere, in maniera silenziosa, profonda; confrontarci con le nostre coscienze e, forse, capire che, in qualche modo, siamo tutti responsabili di questo “Armageddon”. Mi rammarico del fatto che noi occidentali siamo parte integrante di quella cultura della morte che non ha risparmiato niente e nessuno. Lo siamo, perorando ed appoggiando le guerre in Siria, Afghanistan, Libia che tante morti tra i civili mietono quotidianamente; lo siamo quando appoggiamo  le violenze di Israele  in Palestina; lo siamo facendo finta che esistano morti di serie A ed altre di serie B.

Ma lo siamo anche nel nostro quotidiano, nella nostra routine, quando, senza troppi rimorsi, decidiamo di chiudere  gli occhi di fronte alle ingiustizie, quando prevarichiamo il prossimo o ce ne freghiamo delle sofferenze altrui.

Chissà che una tragedia immane come questa non riesca a smuovere i cuori e le anime di tutti e non riaccenda le assopite coscienze di noi occidentali.

Una delle tante frenesie che caratterizzano il nostro travagliato tempo è quella di dimenticare tutto, troppo in fretta. Scordiamo, forse di proposito, quanto sia vasto il male che affligge la nostra società, il nostro mondo. Oggi, abbiamo un’opportunità storica: ricostruire le nostre coscienze seguendo un modello solidaristico e abbandonando quell’avvilente individualismo che, in questi ultimi decenni, ha preso vita con un’aggressività e un’arroganza difficili da immaginare.

Lo dobbiamo alle vittime di Nizza, lo dobbiamo a noi stessi.