La Germania, polveriera d’Europa

La Germania, polveriera d’Europa

In meno di una settimana, la Germania è entrata nell’occhio del ciclone di un terrorismo che continua a mietere vittime casuali con sempre maggiore frequenza.

Dopo l’assalto all’arma bianca perpetrato pochi giorni fa da un 17enne afghano su un treno a Würzburg, conclusosi col ferimento di 5 persone e l’uccisione del giovane da parte della polizia, è la volta di Monaco di Baviera a essere teatro di un atto terroristico, stavolta dai numeri ben più pesanti.

Il bilancio della strage è, attualmente, di 10 morti (tra cui l’attentatore, che si è suicidato) e 16 feriti, di cui 3 in gravi condizioni. Il tutto è avvenuto nel centro commerciale Olympia, a Monaco di Baviera, nello stesso quartiere e a pochissima distanza dalla strage nel villaggio olimpico del 1972, quando un commando di Settembre Nero sequestrò e poi uccise in totale 11 atleti israeliani, una volta fallite le trattative con cui chiedevano la liberazione di duecento detenuti palestinesi in Israele.

Il killer, questa volta, è un 18enne cresciuto in Germania, ma di origine iraniana e con la doppia cittadinanza, che ha agito da solo, nonostante in un primo momento sembrava che si trattasse di un commando formato da tre persone. Le voci di una fuga attraverso la metropolitana, di altri attentati in centro città, così come di un bilancio ben più pesante per quanto riguarda i morti e i feriti sono tutte state smentite dopo una nottata di caos, in cui spicca che, per un evento avvenuto poco prima delle 18 e conclusosi dopo pochi minuti con il suicidio del killer, non si sia saputo nulla di certo fino alla prime ore di stamattina.

A essere rimasto a lungo sconosciuto era anche il movente dell’attentato, con molti media italiani che hanno rilanciato a più riprese l’ipotesi che l’attentatore (o il commando) fosse tedesco, di “estrema destra” o “neonazista”, facendo notare anche il fatto che ieri cadesse il quinto anniversario della strage di Utoya, opera del “militante di destra” Anders Breivik ai danni dei giovani del Partito socialista locale. ,

Purtroppo, invece, qualcuno sostiene di aver sentito l’attentatore urlare “Allah Akbar” e le origini iraniane non fanno che alimentare i sospetti che si tratti dell’ennesima strage di matrice jihadista, causata dalla presenza in Europa di migliaia di potenziali terroristi, sia tra gli immigrati recentemente arrivati in Europa, sia tra quelli di seconda o terza generazione, che europei proprio non si sentono, a dispetto del passaporto e di qualsiasi legge filo-immigrazionista varata da Parlamenti irresponsabili e dissennati.

Occorre dire “purtroppo”, perché i media hanno perso una grandissima occasione. Dopo tutte le chiacchiere sull’omicidio di Emmanuel a Fermo – con la verità che viene sempre più a galla e va inesorabilmente a distruggere il commovente quadro della povera coppia fuggita da Boko Haram e oggetto di immotivato razzismo fino all’aggressione fisica – un attentato di matrice neonazista avrebbe consentito all’informazione europea di avallare più facilmente quelle posizioni che, nonostante gli svariati attentati di matrice islamista che hanno insanguinato il suolo europeo negli ultimi 2 anni, ancora si sentono ogni tanto berciare da para-intellettuali semi-colti e pop-star di Twitter e Facebook come Roberto Saviano: che il terrorismo è terrorismo e basta e “non ha religione”, che l’immigrazione non c’entra niente, che il pericolo reale è la reazione populista e l’ascesa delle destre xenofobe.

Insomma, alla faccia della cultura, dell’analfabetismo funzionale e della superiorità morale e intellettuale, per questa para-intellighenzia la colpa degli attentati è dei Cattivi, dei Terroristi, degli Stronzi, che uccidono i Buoni, gli Umani, i Pacifici. Il fatto che questi Cattivi tendano in una casistica veramente preoccupante a incarnarsi in immigrati la cui integrazione pluri-decennale è talmente ben riuscita da essere in grado di convertirsi all’Islam e organizzare una strage in pochi mesi o di seguire i richiami della Jihad in Medio Oriente mollando all’improvviso la monotonia della vita europea, non importa, è un’errata associazione di idee utile a cavalcare l’onda elettorale, ad alimentare l’odio, a peggiorare la situazione.

La realtà, purtroppo, è che la situazione sta già peggiorando. Da un attentato ogni 6 mesi siamo velocemente passati a uno alla settimana, e negli ultimi 10 giorni abbiamo assistito a Nizza, Würzburg e Monaco di Baviera, 3 episodi isolati, 3 episodi con la stessa matrice a metà tra l’Islam radicale e l’immigrazione incontrollata.

Due di essi sono avvenuti in Germania, paese sicuramente non tacciabile di imperialismo in Africa e Medio Oriente (vista la sua totale assenza di qualsivoglia colonia oltremare dal 1945 ad oggi) e paese scarsamente impegnato nelle guerre NATO degli ultimi anni, e quindi non responsabile delle morti dei “bambini di Herat e Baghdad”, gingillo di tanti (anche a destra) che pensano che se ritirassimo (come sarebbe giusto) tutte le truppe europee da Iraq, Afghanistan e Libia, tutto andrebbe per il meglio e nessuno ci colpirebbe più.

Purtroppo non è così semplice, fermo restando che una parte della questione deriva sicuramente dal caos prodotto in Medio Oriente e Nord Africa anche dall’azione di USA e falchi europei della NATO. Il terrorismo del XXI secolo è, però, anche legato a doppio filo all’enorme questione degli incontrollati flussi migratori, che ci si ostina a non voler governare, oscillando nel sostenere un giorno l’ineluttabilità dell’evento, e un altro la sua attenuazione di peso e portata, senza neppure un minimo di coerenza.

La Germania è la principale responsabile di tutto questo a livello europeo. L’accoglienza di centinaia di migliaia di presunti profughi siriani in nome dell’umanità e della misericordia (e, un po’ più a fondo, della necessità di migliorare la curva demografica e ottenere manodopera a basso costo), gli attacchi rivolti a tutti i paesi contrari o riottosi alle quote di distribuzione dei migranti, la volontà conclamata di annullare la propria identità in un melting pot che cancelli per sempre i sensi di colpa (e pericoli di un ritorno) del nazionalsocialismo sono tutti appannaggio della Germania, della sua élite politica ed economica e della leadership europea che della Germania è espressione.

Dunque, sia pure vero che il vero Islam non è quello di stampo salafita e wahhabita che ispira la mano dell’ISIS, di al-Nusra e dei vari disturbati mentali che si improvvisano lupi solitari; il minimo comune denominatore di tutti questi eventi resta l’origine non europea della totalità degli attentatori, a prescindere dal loro recente o pluri-decennale arrivo in Europa, e che le vittime privilegiate sono finora state Francia, Belgio e Germania, tra i paesi con il più alto livello di immigrazione dell’intera Eurozona. Qualche cosa vorrà pur dire.