Il discorso per la nomination di Donald Trump: scenari interessanti

Il discorso per la nomination di Donald Trump: scenari interessanti

Le prossime elezioni Usa saranno decisive, nel bene o nel male, per il futuro dell’Europa. Si contrapporranno da una parte Hillary Clinton, che rappresenta la continuità della politica obamiana, donna forte dei poteri forti; dall’altra, invece, Donald Trump, candidato del Grand Old Party, vincitore a sorpresa (ma ne siamo sicuri?) delle primarie del Partito Repubblicano, egli stesso “potere forte”, ma fuori da certi schemi. Questa settimana si sono tenute le convention dei due maggiori partiti nordamericani, durante le quali i due candidati hanno ufficializzato la corsa alla Casa Bianca, durante la cerimonia di accettazione della nomination a Presidente degli Stati Uniti d’America, con discorsi molto interessanti, se letti con attenzione.

Donald Trump ha aperto per primo, a Cleveland, con un discorso record di oltre 40 minuti. Si è presentato con una parola chiave, ripetuta fino allo sfinimento: sicurezza. Sicurezza interna ed esterna, difesa dagli immigrati, dal terrorismo, dalla povertà, dalle proposte libertarie democratiche. Altro concetto chiave, caro agli americani, è quello di law and order. “Sarò un Presidente di legge ed ordine”, ha ripetuto varie volte Trump. Basta anche col politically correct, visto che omicidi e delitti eseguiti da immigrati clandestini sono aumentati come mai negli ultimi 25 anni. In ambito economico, i nodi principali da affrontare sono povertà, disoccupazione e debito pubblico alle stelle. La soluzione? Sembra di roosveltiana memoria la volontà di intervenire per la ristrutturazione di strade e aereoporti, una ricetta molto “di sinistra” per un repubblicano.

Ma venendo agli affari esteri, sembra molto interessante il programma tracciato dal magnate nordamericano. Duri gli attacchi alla politica della Presidenza Obama, soprattutto in riferimento all’azione condotta dall’ex segretario di Stato e attuale concorrente, Hillary Clinton. Prima di lei, ha precisato Trump, l’Iran era strozzato dalle sanzioni, l’Iraq si avviava verso la pacificazione, la Libia era stabile, l’Egitto collaborava e l’Isis non esisteva. Dopo di lei, il disastro. Non solo l’accordo umiliante per togliere le sanzioni all’Iran, ma anche una politica scellerata che ha destabilizzato il Medio Oriente e ridotto la sicurezza globale. L’eredità della Clinton è stata “morte, distruzione e debolezza nelle decisioni”.

Americanismo e non globalizzazione, saranno il credo della futura amministrazione Trump. L’America e gli Americani saranno messi al primo posto a partire dal 2017. Lotta al Sistema, fatto da lobby e imprese che lavorano contro gli interessi degli americani. Quel Sistema che ha inondato di soldi Hillary per mantenere il potere ben saldo dalla propria parte. Poi, di nuovo, promesse di pugno di ferro contro criminalità e terrorismo, milioni di posti di lavoro, difesa delle forze di polizia e l’attacco a Obama per aver fatto risprofondare gli Usa nelle lotte razziali.

Importante anche il programma di riaprire di fatto il ponte con lo Stato di Israele, ostruito dalla scelte dell’amministrazione Obama. Trump sa quanto è importante riavvicinare all’America lo stato ebraico, ormai in sinergia con la Russia. Poi le promesse su una lotta dura contro l’immigrazione clandestina, soprattutto quella proveniente dal Messico, con l’idea di realizzare un muro, tanto simbolico quanto effettivo, per filtrare i flussi. Passaggi interessanti anche in riferimento ai grandi Trattati commerciali – a partire dal Nafta, voluto proprio dai Clinton – che a detta di Trump hanno svantaggiato l’America. Sarà importante ricreare posti di lavoro e ridare la ricchezza perduta ai cittadini americani. Infine, il discorso tasse, che Trump vuole abbassare, stringendo l’occhio alla middle class americana, a suo dire la più vessata del mondo da una politica fiscale tra le più rigide.

La chiusura del discorso merita di essere riportata interamente: “Non dobbiamo più affidarci a quelle élite mediatiche e politiche che direbbero qualsiasi cosa per mantenere in vita un sistema basato sull’imbroglio. Dobbiamo invece scegliere di credere nell’America. La storia ci sta guardando. Io scelgo di esprimere una promessa diversa dalla mia avversaria: «IO STO CON VOI, IL POPOLO AMERICANO». Io sono la vostra voce. Così, ad ogni genitore che sogna per il futuro dei suoi figli, ad ogni bambino che sogna per il proprio futuro, dico stasera queste parole: sono con voi, combatterò per voi e vincerò per voi. Faremo di nuovo grande l’America. Renderemo di nuovo forte l’America. Renderemo di nuovo orgogliosa l’America. Renderemo di nuovo sicura l’America. E renderemo di nuovo grande l’America”.

Chiaro, dunque, il profilo scelto da Donald Trump. Una presidenza forte, nazional-popolare, contraria al filo conduttore della politica Usa dell’ultimo cinquantennio. Senza dubbio, qualora vincesse, si aprirebbero scenari interessanti. Sarà la fine dell’unipolarismo americano, del sogno di conquistare il mondo attraverso l’instaurazione di un governo mondiale? Sarà difficile che le élite che governano gli Usa e il mondo occidentale si facciano schiacciare da Trump. Ma una cosa è certa. Rispetto a Hillary, con la vittoria del magnate americano, le istanze multipolari e identitarie europee troveranno maggiori spazi. L’importante è non illudersi né appiattirsi sulla figura di Trump, come fosse il salvatore della patria. Ma attendersi risvolti positivi, in ottica europea, da una sua eventuale vittoria, questo è senza dubbio lecito.