Un Generale patriota sotto il segno della Croce

Un Generale patriota sotto il segno della Croce

In un recente articolo intitolato “Il discorso del Generale”, abbiamo avuto modo di parlare del Generale Marco Bertolini. Ora, a pochi giorni di distanza, torniamo a farlo in virtù del contenuto di una breve intervista rilasciata dall’ufficiale, lo scorso 21 luglio, al giornale La Stampa di Torino.

Dopo aver risposto ad alcune domande sul tentato colpo di Stato avvenuto in Turchia sabato 16 luglio, e sull’intervento militare volto a contrastare l’Isis e le altre formazioni islamiste, l’ex comandante della Folgore e del Comando Operativo Interforze ha concluso la sua intervista con le risposte che di seguito riportiamo.

La Stampa: “Secondo Lei, il modello della società multiculturale, per come lo abbiamo concepito fino ad oggi, dovrà subire dei cambiamenti?”

Gen. Bertolini: “Ritengo che una società che voglia sopravvivere, debba preservare con tutte le forze la propria identità e le proprie tradizioni. Poi, sarà ovvia, per ogni nuovo venuto, la necessità di adeguarsi alla nostra cultura. Ma se pensiamo che la nostra identità possa esclusivamente basarsi sul “made in Italy”, sulle eccellenze della nostra cucina e sui centimetri di pelle nuda che esponiamo in pubblico, stiamo freschi”.

La Stampa: “Cosa potremmo recuperare della nostra cultura, oltre alle libertà acquisite, per meglio fronteggiare le sfide future?

Gen. Bertolini: “Senza radici cristiane cosa ci resta da difendere, il nostro benessere? Quanto ai diritti, faccio parte di una generazione che era stata educata al rispetto dei propri doveri, vale a dire di quanto, come individui, si doveva alla comunità. I diritti, intesi come atti che la comunità deve all’individuo, non ci salveranno. Anzi.”

Le parole di Marco Bertolini, uno degli ufficiali comandanti più carismatici e capaci delle nostre Forze Armate, sono di una chiarezza assoluta e fa un certo effetto constatare che un uomo di tale levatura morale e istituzionale esprima pubblicamente, su temi così importanti per la vita della Nazione, le stesse posizioni di chi – come un reietto – è, dal sistema politico e mediatico, costantemente ostracizzato, denigrato e cacciato ai margini della vita politica e sociale.

Nel giro di pochi giorni, il Generale di Corpo d’Armata Bertolini ha pubblicamente affermato cose che lo pongono, di fatto, agli antipodi dei politicanti che oggi, disgraziatamente, reggono le sorti della nostra Patria. Non sappiamo con esattezza cosa questo voglia dire, è certo tuttavia che si tratta di un fatto consolante, la cui importanza non può sfuggire.  

Riteniamo, infine, doveroso riferire un particolare carico di significato e che non può in alcun modo essere ignorato. Al termine del suo discorso – pronunciato durante la cerimonia di cambio del comandante al Comando Operativo Interforze, svoltasi a Roma lo scorso primo luglio – il Generale Marco Bertolini, da buon cattolico, dopo aver gridato “viva l’Italia”, si è fatto il segno della croce, come a dire: subordino me stesso e ciò che mi impegna nell’espletamento dei miei doveri di stato, alla volontà della SS. Trinità, invocandone la protezione e l’aiuto.
Un gesto che, compiuto da quella persona ed in quella circostanza, ha un valore immenso, in quanto pregno di potenziali benefici effetti.