L’Europa di fronte al terrorismo: panico e isteria

L’Europa di fronte al terrorismo: panico e isteria

Panico, confusione ed isteria. Sono questi i sentimenti che, generati dalla scia di sangue lasciata dagli attentati degli ultimi giorni, stanno crescendo nell’animo dei cittadini europei. Soprattutto a causa di un ritmo sempre più elevato, di un’estensione dei luoghi colpiti e di modus operandi sempre differenti. La confusione è, invece, frutto di una difficile comprensione del fenomeno e di un’evidente incapacità dei governi di fronteggiare la situazione.

L’analisi del fenomeno che identifica il mondo islamico in toto come colpevole è troppo riduttiva, ma non è possibile neanche escluderla a priori, presi dalla foga di un sentimento “orientale”. È evidente che esiste una parte della popolazione musulmana – fosse anche considerata eretica – sulla quale le dottrine e i proseliti del terrorismo islamico hanno una forte influenza, e che trovano spazio in una società, quella occidentale, ormai ridotta ad un contenitore vuoto.

È un dato di fatto che diverse caratteristiche accomunano gli attentatori, da Nizza ad Ansbach, anche se con sfumature diverse. I soggetti sono sempre o quasi individui al limite dell’emarginazione sociale, senza riferimenti culturali validi e solitamente sono immigrati di seconda o terza generazione. Altro dato comune è l’aver commesso in precedenza reati e talvolta di essere già noti alle forze dell’ordine per manifeste simpatie per lo Stato Islamico.

Anni di politiche immigrazioniste hanno fatto sì che, oggi, ci si trovi a dover affrontare una situazione molto delicata, una sorta di campo minato, nel quale ogni individuo del tipo sopra descritto potrebbe potenzialmente radicalizzarsi. L’Europa deve riuscire a rispondere a questa emergenza immediatamente, se vuole arrestare il ripetersi di attentati, innanzitutto bloccando tutti i flussi in entrata, attraverso i quali è stato consentito l’ingresso di terroristi; successivamente, facendo luce sui gruppi estremisti già presenti sul territorio. È doveroso aggiungere che occorre altresì un vero rinnovamento culturale, che sottragga le nuove generazioni all’avanzata del nichilismo.