La legalizzazione della cannabis: pretesti e presunte emergenze

La legalizzazione della cannabis: pretesti e presunte emergenze

Mentre questo articolo viene scritto, l’Europa vive uno dei momenti più difficili dal dopoguerra ad oggi. Attentati e omicidi perpetuati dai “nuovi cittadini” provenienti da Africa e Medio Oriente sono purtroppo all’ordine del giorno. Frattanto, il Parlamento italiano, che dovrebbe prendere posizioni decise e repentine per scongiurare simili tragedie anche nel nostro Paese, dibatte nelle aule su un argomento che nulla ha a che fare con tutto ciò: la legalizzazione della cannabis.

Questa “battaglia” è da decenni portata avanti da una subcultura nata nel mondo della sinistra eversiva ed oggi ereditata dai giovani aderenti a collettivi e centri sociali. Ma da dove deriverebbe questa necessità così impellente?

I motivi che spingono questi giovani a chiedere la legalizzazione ed il Parlamento a discuterne spaziano dalla lotta alle mafie ai possibili introiti dello Stato, passando per i benefici clinici e la riduzione dei processi che deriverebbe dalla depenalizzazione del reato di possesso. Ma è davvero così?

In realtà, il mondo idilliaco propugnato dai “legalisti” nasconde – com’è evidente – la semplice voglia di poter consumare stupefacenti senza rischiare sanzioni, a prescindere dalle presunte conseguenze positive che l’eventuale legalizzazione avrebbe. Ad esempio, si sostiene che la legalizzare le droghe leggere toglierebbe mercato alla criminalità organizzata; in termini numerici (e solo per l’attività di spaccio), può anche essere vero, ma ciò vuol dire che i “paladini della legalità” che ogni anno commemorano Impastato, Falcone e Borsellino hanno sino ad oggi finanziato consapevolmente quella stessa mafia che dicono di voler combattere, incolpando lo Stato che li costringerebbe (quasi l’avesse ordinato il medico) ad acquistare droga dalla malavita. Ed è comunque impensabile che la mafia, anche in caso di legalizzazione, si faccia sfuggire l’affare: è risaputo infatti che la criminalità organizzata contrabbandi anche e soprattutto prodotti già legali, compresi alcol, sigarette, musica, film, cibo, semplicemente a prezzi ribassati.

Le stesse persone, che spesso si autoassegnano una laurea in medicina, sostengono inoltre che, poiché alcol e tabacco sono legali, allora dovrebbe essere tale anche la cannabis. Sappiamo tutti che “Bacco e Tabacco” non sono certo amici della salute, ma anche in questo caso è opportuno fare alcune puntualizzazioni.

Equiparare alcol e cannabis in qualità di sostanze è oltremodo errato: infatti, mentre un bicchiere di vino a pasto o una birra in compagnia non sono deleteri, né per la salute né per la società (e talora sono anche consigliati), altrettanto non si può dire di uno spinello. Basta una canna a rendere meno ricettivi e talvolta molesti, oltre che pericolosi alla guida, effetto di certo incomparabile a quello di un bicchiere di vino. Se vogliamo fare un paragone, è più appropriato equiparare la cannabis, anche per un uso sporadico, all’alcolismo, e non all’alcol in sé. E proprio perché ultimamente l’emergenza alcolismo, soprattutto tra i giovani, è aumentata, aggiungere anche la tossicodipendenza appare altresì illogico.

Per quanto riguarda le sigarette, è opportuno ricordare che la nicotina è dannosa solo per l’organismo, non certo per la società. Le spese sostenute dal SSN per le malattie dovute al fumo sono comunque compensate dalla vendita dello stesso attraverso i monopoli di Stato. Un fumatore non crea pericolo agli altri, se non per gli effetti del fumo passivo evitabili con la semplice buona educazione.

La cannabis è, al contrario, un problema sociale in piena regola. Rende i consumatori rimbambiti e pericolosi, in particolare al volante, cosa che, ribadiamo, fa anche l’alcolismo, non l’alcol in sé, se assunto in quantità modiche paritarie a quelle della cannabis. E di certo, credere che la pressione fiscale diminuisca per via delle entrate derivanti dalla legalizzazione è quantomeno ridicolo.

Ma ammettendo anche che la legalizzazione trasformi di colpo l’Italia nel nuovo Eden, come facciamo a concedere “lo sballo” a teppisti che mettono a ferro e fuoco le città durante le manifestazioni, e come facciamo a concedere la patente ad un consumatore abituale? Al di là del discorso sociale e scientifico, la maggior parte dei consumatori non sono abbastanza maturi per gestire questo “dono” che lo Stato farebbe loro, e, come in tutto, ne abuserebbero aggiungendo problemi ai problemi.

Infine, se è vero che la cannabis (o meglio il THC) contribuisce alla cura di determinate malattie, nessuno impedisce di estrarne i principi attivi per realizzare nuovi farmaci più efficaci.

 E chi vuole divertirsi, chi vuole star bene con sé stesso e con gli altri, non ha bisogno di alcuna sostanza.

Per conoscere gli effetti del consumo si rimanda al seguente link.

http://www.fondazioneveronesi.it/articoli/neuroscienze/adolescenti-i-danni-della-marijuana-visibili-anche-dopo-un-anno-di-astinenza/