Rattus Norvegicus

Rattus Norvegicus

E chi proteggerebbe questa nuova razza di “figli del benessere”, questi esseri da sesso e ingrasso, contro le “razze del malessere” – con un po’ meno di tendenza al sesso, ma con più aggressività, cervello e fame – quando queste ultime muovessero all’assalto delle cittadelle del privilegio indifeso? Dove andrebbero a cercare, i nostri mansueti, pacifici e progrediti “esseri da laboratorio” i geni della combattività, dello spirito di sacrificio, della resistenza fisica necessari a difendersi?

Queste le parole profetiche di Sergio Gozzoli, scritte nell’ormai lontano 1982. In un’epoca in cui l’invasione di individui allogeni provenienti dal terzo mondo era ancora di là da venire.

Ora stiamo vivendo la più colossale invasione di tutti i tempi, senza che ci venga chiesto di sparare un solo colpo di cannone per difendere i confini. L’intero terzo mondo si sta riversando quotidianamente e incessantemente sul suolo patrio nella più totale e aberrante indifferenza, addirittura incoraggiato, finanziato e nutrito dalle istituzioni politiche e religiose. Il resto è ormai del tutto noto: il risultato di questo gran mondo pacifista e globalizzato viene ampiamente e minuziosamente a galla nei quotidiani fatti di cronaca, e non è quindi il caso di dilungarsi in futili discorsi. Chi mai d’altronde – a parte poche frange del progressismo più spinto – si sogna più di affermare che il modello multiculturale sia una risorsa?

Bene, partiamo quindi dal presupposto che la maggior parte degli europei sia ormai quanto meno incline a pensare che l’immigrazione incontrollata sia un fenomeno negativo, al quale porre un drastico quanto rapido freno. La domanda a questo punto da porsi dovrebbe essere: noi, i nostri padri e i nostri figli, siamo in grado di competere con orde di giovani uomini sani, robusti e abituati ad ogni sorta di sacrificio? La domanda deve però necessariamente partire da un presupposto inquietante e non improbabile: ci sarà, prima o poi, uno scontro etnico, la cui portata nessuno può ancora immaginare. Due tipi umani si fronteggeranno, quello liberaldemocratico – e qui includiamo anche chi, per ragioni ideologiche, liberaldemocratico in senso stretto non si sente – e quello dotato di denti e muscoli, cuore e palle.

Esiste nel regno animale un esempio di questi due tipi di esseri viventi: il rattus norvegicus e il ratto selvatico.

Il primo è un ceppo particolare di topi, che una volta apparteneva ad una razza bellicosa e vivace, che aveva preservato le sue caratteristiche grazie a quelle difficoltà ambientali che consentivano solo ai più adatti – per forza e intelligenza – di sopravvivere e procreare.

Da più di 150 anni, però, questa particolare razza di topi viene allevata nei laboratori, con tutti i “privilegi” del caso: femmine a disposizione per tutti, protezione termica, ambiente sterile, cibo assicurato. La conseguenza più ovvia e naturale è che in questo modo è venuta a mancare la selezione naturale. E il risultato quale è stato? Il rattus norvegicus è divenuto più mansueto e meno resistente alla fatica, più stupido e più esposto alle malattie. Insomma, è divenuto adatto al benessere e, soprattutto, del tutto sprovvisto di una qualsivoglia possibilità di sopravvivenza, qualora dovesse, suo malgrado, trovarsi ad affrontare il ratto selvatico, quello cioè che è rimasto fuori dalle gabbiette di laboratorio.

Ora c’è da chiedersi: che succederebbe al tipo umano liberaldemocratico, qualora il cosiddetto benessere dovesse cessare? E d’altra parte, chi può garantirci realisticamente che tale benessere non debba mai avere fine? Crisi economiche, eventi naturali, epidemie, crisi energetiche sono forse eventi che sicuramente non potranno verificarsi? L’ultimo e più impellente quesito, però, è questo: saremo in grado di forgiare e selezionare una classe dirigente dotata di muscoli, cuore, cervello e palle che potrà tirarci fuori dalla gabbietta attraverso le cui sbarre stiamo osservando impotenti la rovina dei popoli europei?