Stress Test: bocciate MPS e Unicredit. Ma c’è da fidarsi?

Stress Test: bocciate MPS e Unicredit. Ma c’è da fidarsi?

In economia, viene definito con il termine “Stress Test” l’accertamento della solidità degli istituti di credito mediante la simulazione dell’impatto sui bilanci e sui capitali di questi ultimi di diversi scenari economici e finanziari. Venerdì 29 luglio sono stati sottoposti a questo test 51 istituti di credito europei, con un attivo superiore ai 30 miliardi, di 15 diversi paesi dell’Unione.

Utilizzando come punto di partenza i dati dichiarati nel 2015, le autorità competenti hanno computato il coefficiente TIER 1, che ricordo essere la componente principale del patrimonio della banca, simulando due differenti scenari: uno normale e uno avverso.

Come era prevedibile, con i suoi 10 miliardi e oltre di sofferenze, Monte dei Paschi di Siena non solo non è in grado di superare la prova, ma è l’unico istituto a registrare una recessione, pari al -2,4% in caso di scenario avverso. A sorprendere, invece, è Unicredit, che assieme alla tedesca Commerzbank, l’irlandese AIB, l’inglese Barclays, l’austriaca Raiffeisen Landesbanken e la spagnola Banco Popular registra un livello di capitale inferiore al 7,5%, stimato come il livello minimo accettabile, in caso di scenario avverso.

In linea generale, invece, secondo le stime di Bruxelles, è prevista una crescita del Pil europeo dell’1,9% nel 2016 e del 2% nel 2017 in situazioni “normali”, mentre lo scenario avverso prevede che lo stesso indicatore scenda dell’1,2% nel 2016, dell’1,3% nel 2017 e salga dello 0,7% nel 2018. (per gli interessati, i risultati sono reperibili sul sito dell’Autorità Bancaria Europea, l’EBA, al seguente link http://www.eba.europa.eu/-/eba-publishes-2016-eu-wide-stress-test-results).

Ma questi test sono realmente “attendibili”? I media di regime ci dicono realmente le cose come stanno? La risposta a entrambe le domande è NO.

Ovviamente, i giornalisti hanno cominciato subito a parlare di “una buona posizione per l’Italia, nonostante MPS”, ricordando come la Banca Popolare di Vicenza sia “la più capitalizzata d’Italia, grazie all’intervento del fondo Atlante”. Non tengono però conto che tale strategia ha mandato sul lastrico affidatari e azionisti. E che una situazione simile potrebbe accadere anche a MPS, con questo misterioso aumento di capitale di 5 miliardi – tramite bail-in o meno non è dato capirlo – e l’utilizzo dell’ancora più oscuro “Fondo Atlante 2” per comprare le sofferenze dell’istituto senese. Con i piccolissimi dettagli che non si sa ancora a quanto possano essere rivalutati gli NPL (Non Performing Loans, i crediti bancari deteriorati) e, soprattutto, non si sa bene chi metta soldi in questo fondo. Quindi, o questo piano di salvataggio è stato scritto da delle scimmie ubriache, oppure nessuno ha ancora bene capito – o meglio, fa finta di non capire – in che mare di letame ci troviamo.

Per quanto riguarda l’attendibilità di questi test, essi sono sostanzialmente inaffidabili e, per capirlo, è sufficiente addurre il semplicissimo esempio di Deutsche Bank, istituto spacciato per solido rispetto ad altri nonostante abbia in pancia strumenti derivati per un controvalore pari a circa 20 volte il Pil tedesco. Questo accade perché gli stress test vengono effettuati simulando variazioni su scenari inerenti all’economia reale e non collegabili a giochi e scommesse con strumenti derivati. Di fatto, si va a colpire chi presta soldi a famiglie e aziende, non chi muove derivati.

Gli stress test non sono quindi degli indicatori efficaci per valutare la solidità o meno di una banca, in quanto peccano in limitatezza di calcolo e in malafede giornalistica e, stroppiando la realtà dei fatti, inculcano finta tranquillità nella popolazione.

Le uniche cose che contano sono, invece, i grafici dell’EBA, che certificano lo stato fittizio di buona salute degli istituti, voluto dai regolatori e dalla BCE. Perché se il sistema ha deciso che le banche devono essere sane, allora lo sono. Ed è importante che il cittadino ne sia convinto.