La scherma e il carattere degli Italiani

La scherma e il carattere degli Italiani

Nella sua straordinaria opera “Ritratto d’Europa”, l’ambasciatore ed intellettuale spagnolo Salvador de Madariaga, un raffinato liberalconservatore che all’avvento di Franco preferì stabilirsi in Inghilterra, tracciò con una precisione quasi chirurgica i caratteri dei principali popoli europei, tra cui il nostro.
E lo fece utilizzando anche le caratteristiche linguistiche e grammaticali, e tra queste la presenza delle vocali nei rispettivi vocabolari. Non è forse il linguaggio l’espressione della struttura del pensiero di chi lo parla? La storia, le lotte, l’esperienza forgiano il carattere d’un popolo e questo lo palesa attraverso l’idioma.
Dunque, nella lingua francese la preminenza della “E” – che è una via di mezzo fra l’ aperta “A” e la chiusa “I” – costituirebbe il riflesso dell’equilibrio transalpino (non a caso, il francese è stato per secoli la lingua utilizzata nei rapporti diplomatici); la forte presenza delle vocali aperte “A” e “O” nello spagnolo indicherebbe spavalderia, vivacità di carattere (le lettere “SP” non evocano forse, in maniera onomatopeica, l’apertura d’un tappo di spumante?); la ricorrenza della espirata “U” nella lingua tedesca, un suono che pare provenire dal profondo delle viscere, esprimerebbe invece lo spirito delle buie foreste, che furono il rifugio e la patria dei popoli germanici. Della lingua tedesca de Madariaga osserva anche la costruzione del futuro, dove si utilizza il verbo “werden”, divenire, a dimostrazione del continuo fluire dell’animo della Germania, patria del Romanticismo, dura fuori ma fluttuante e tempestosa dentro; e delle lingue francese ed italiana l’armonia e la rotondità delle forme (pensiamo alle parole “guanto”, “gant” in francese, i cui suoni ben esprimono il senso dell’avvolgimento e dello scivolare di quell’indumento per essere indossato, contrapposte al tedesco “Handschuh”, letteralmente “scarpa per mano”, parola che sembra forgiata da un magazziniere dell’esercito prussiano), che ne fanno altrettanti idiomi chiari e solari.
E la scherma che c’entra? C’entra. In nessuna lingua come la nostra compare con maggior frequenza la lettera “I”, col suo suono stridente, colla sua forma acuta simile ad una spada, ad un pugnale. L’acutezza, l’ingegnosità, perfino il beffardo cinismo degli Italiani – si chiede de Madariaga – non sono forse ben rappresentati da quella vocale? Ed è forse un caso – soggiunge – che l’Italia sia una delle più forti nazioni nello sport della scherma, dove la lama deve essere maneggiata con un abile gioco di finte, scatti, indietreggiamenti?
Come dare torto all’intellettuale spagnolo? Ed allora, forza Azzurri, infilzateli tutti !