Esistere nella post-modernità

Esistere nella post-modernità

“Non c’è nulla che spaventi di più l’uomo che prendere coscienza dell’immensità di cosa è capace di fare e diventare.”

Appare tutto molto strano nell’affermazione soprastante: la possibilità diventa qualcosa di spaventoso, “scegliere” diviene un timore, un’ angoscia insanabile. Agli uomini post-moderni, che vivono nell’era delle infinite possibilità, tutto ciò sembra molto strano. Perché mai poter scegliere dovrebbe rappresentare un problema?

La prospettiva del “mare aperto delle possibilità” nietzscheano domina incontrastato oggigiorno; l’uomo, scarcerato da secoli di valori assoluti anti-vitali, è finalmente libero di poter decidere consciamente secondo la sua volontà. Quante situazioni di scelta deve affrontare l’uomo tutti i giorni? Si potrebbe asserire che  l’essenza stessa dell’uomo è scegliere, perché nessun altro essere senziente è in grado di effettuare una scelta consapevole. Il cane non sceglie se abbaiare, mangiare o mordere, è semplicemente la sua naturale istintualità a fargli compiere quella determinata azione.

Per l’uomo non è così. Egli può decidere, innanzitutto, se mangiare, secondariamente che cosa mangiare, non solamente in base al desiderio del momento, ma considerando anche gli effetti che uno specifico alimento rispetto ad un altro possono procurargli sull’organismo. Questo esempio è certamente banale, ma lo stesso sistema interpretativo può essere applicato a decisioni di ben più ampia portata e comprendere così la dimensione esistenziale della possibilità. Oggi, quindi, scegliere è generalmente percepito in maniera estremamente positiva e le grandi opportunità offerte dal XXI secolo sono l’emblema della libertà acquisita. Chiunque, almeno nella parte fortunata del mondo, può destinare la propria esistenza secondo desiderio, può progettare autonomamente il proprio futuro senza costrizioni o imposizioni. Tutto questo almeno teoricamente. La società liberale, infatti, prevede come fine ultimo la libertà individuale, anche se ciò, negli  Stati liberali occidentali, non è del tutto riscontrabile. Ammettendo però di vivere in una perfetta società liberale, assolutamente ideale, si può dire che l’epoca odierna abbia raggiunto il maggior grado di libertà della storia e di conseguenza di possibilità.

Scavando però più a fondo nell’analisi della possibilità, si possono scorgere dei versanti che ne evidenziano innegabilmente anche una parte oscura. In primo luogo, non è possibile contestare l’aspetto paralizzante della scelta, ovvero quel momento appena precedente una decisione, generalmente importante, in cui chicchessia avverte un’ansia destabilizzante, nel momento in cui comprende che quella decisione per la quale sta propendendo potrebbe anche essere quella errata. Ed è, quindi, in secondo luogo, la “possibilità-che-non” a uccidere l’entusiasmo dionisiaco della libertà di scelta e proprio questo genera l’angoscia nel rapporto personale di ogni uomo con la possibilità.

La frase riportata nell’incipit testuale assume ora un senso. L’immensità delle opportunità offerte, in particolare dal mondo odierno, ricopre non solo un aspetto favorevole nell’esistenza umana, ma anche uno smisuratamente disabilitante e immobilizzante. La paura, lo spavento, il terrore di fronte al futuro incerto, anche questo tipico della società liberale, abitano nel cuore dell’uomo post-moderno. La certezza del dubbio, questa è l’unica sicurezza della quale l’umanità può farsi forte e della quale può armarsi contro l’esercito dell’Incertezza.

È ora necessario dare un nome all’autore della citazione sopra riportata: Søren Aabye Kierkegaard. Il primo filosofo esistenzialista deve oggi essere riscoperto, poiché in grado di fornire un aiuto nell’affrontare l’attualità con uno spirito nuovo, critico e immensamente più profondo. Egli, riletto in un ottica moderna, può sostenere l’uomo nella difficile sfida della libertà e nell'”immensità di cosa è capace di fare e diventare.”