Brexit: una grande opportunità per l’Africa

Brexit: una grande opportunità per l’Africa

L’esito del referendum del 23 Giugno 2016, che ha visto il Leave trionfare sul Remain e che ha decretato la volontà della Gran Bretagna di uscire dall’Unione Europea, ha determinato un terremoto politico che costringe i vari blocchi economici a riflettere sulle conseguenze positive o negative che questo avvenimento storico comporta.

Su questo argomento, decisamente troppo importante per essere trascurato, si sono confrontati i migliori economisti, giuristi, politologi. L’Unione Africana vuole unire il Continente entro il 2063. Due sono le possibilità. Una confederazione degli esistenti blocchi economici (ECOWAS – Africa Occidentale, East African Community – EAC – Africa Orientale, UMA – Paesi del Maghreb, COMESA – Paesi Sud-Est Africani, CEN-SAD e ECCAS – Africa Centrale, IGAD – Corno d’Africa e Regione dei Grandi Laghi, SADAC – Africa del Sud) o una confederazione dei singoli Stati, indipendentemente dalla loro affiliazione ai vari blocchi economici.

Il progetto è di vitale importanza, in quanto i Governi africani sono consapevoli che, senza una reale unione continentale, le singole entità nazionali rimarranno deboli e incapaci di fronteggiare le mire imperialiste delle varie potenze che, chi più chi meno, tendono al controllo delle materie prime africane. Un controllo volto a mantenere stabile lo sviluppo industriale delle potenze mondiali, a scapito dello sviluppo socio economico dei singoli Paesi africani. I principali punti presi in considerazione dagli esperti per comprendere gli effetti del Brexit sull’Africa sono: relazioni economiche, cooperazione e aiuti bilaterali, difesa, flussi migratori.

Le attuali relazioni economiche con l’Unione Europea sono disciplinate dagli Accordi di Cotonou del 2020, più conosciuti con il nome di Accordi ACP-EU, che siglano l’accordo tra regioni dell’Africa, dei Caraibi e l’Unione Europea. Questi accordi, con validità ventennale fino al 2020, prevedono un rafforzamento del partenariato economico fra i due continenti, un po’ come avviene fra UE e USA per il più conosciuto TTIP. Gli Accordi di Cotonou sono affiancati da altri accordi altrettanto importanti, come ad esempio l’ECOWAS, che offre un canale privilegiato per quanto concerne le esportazioni delle merci e degli scambi commerciali con l’Europa.

Tuttavia, questi accordi siglati con l’Unione Europea sono stati oggetto di discussione per quanto riguarda la loro reale convenienza: tali accordi stanno impedendo lo sviluppo africano, in quanto è vero che le esportazioni africane possiedono un “trattamento di favore” da parte dell’Unione Europea, ma è altrettanto vero che le esportazioni di materie prime africane, di cui l’UE ha disperato bisogno per provare a seguire la strada dello sviluppo economico, non sono state contraccambiate da tecnologia appropriata per attuare una rivoluzione industriale forte, di cui il Continente africano ha seriamente bisogno. Questo è l’ostacolo per la riconferma degli accordi di Cotonou; inoltre, la Cina e gli altri Paesi BRIICS (Brasile, Russia, India, Indonesia e Sudafrica) stanno offrendo reali possibilità al Continente africano di poter bloccare il rinnovo degli accordi con l’UE. Le politiche nazionaliste per quanto riguarda il mercato degli idrocarburi, a questo punto, sono necessarie, se il Continente africano vuole imporsi come quarto blocco industriale del mondo entro il 2063; è chiaro, dunque, che non è più possibile esportare la stessa quantità di idrocarburi che è stata esportata fino ad ora, quando queste devono servire per lo sviluppo dell’Africa.

Secondo Robert Kappler, esperto d’Africa presso l’Istituto Tedesco per gli Studi Globali e di Aree Dedicate – GIGA di Amburgo, “L’uscita del Regno Unito dalla UE impone cambiamenti contrattuali tra Europa e Africa”. Infatti, qualora i dubbi dell’Africa sul rinnovo degli accordi di Cotonou dovessero persistere fino a diventare insuperabili, la Gran Bretagna dovrebbe sganciarsi dall’Unione Europea e proporre accordi più convenienti, che non solo premino l’export africano, ma che permettano all’Africa stessa di acquisire risorse sia finanziarie, sia di tipo qualificato, che creino ricchezza da investire in beni e servizi, oltre che in Research and Development del settore industriale africano. Inoltre, la Gran Bretagna non verserà più la sua quota di contribuzione al bilancio europeo (di circa 11 miliardi), motivo che rende ancora più scettici gli economisti africani sugli accordi siglati con l’UE; tuttavia questo deficit finanziario potrebbe far si che i paesi forti dell’UE, con Francia e Germania in testa, decidano di imporre condizioni pesanti per il rinnovo: motivo per cui il Continente africano fa bene a guardare altrove.

LINK ALLEGATI: http://www.geopolitica-online.com/31909/ecowas-sfide-e-opportunita-per-i-40-anni-di-cooperazione-in-africa-occidentale