Il “Kawaii”: ipnosi silenziosa dell’Occidente

Il “Kawaii”: ipnosi silenziosa dell’Occidente

Kawaii” è un aggettivo giapponese che, anche se forse non universalmente noto, caratterizza un fenomeno di straordinaria diffusione nella nostra società. Un fenomeno che agisce quale potente disgregatore delle difese immunitarie della nostra cultura.

Il termine “Kawaii” designa, in particolare, tutto ciò che è “carino”, “amabile”, “adorabile”, “innocente”. I caratteri da cui questo vocabolo è composto nella propria lingua di origine significano, rispettivamente, “accettabile” e “amore”.

Il termine, inizialmente, designava in maniera specifica il risultato di una determinata sub-cultura grafica giovanile, che aveva quali totem raffigurazioni di animali, esseri umani o creature fantastiche, accomunate dal fatto di possedere fattezze buffe, occhi grandi, proporzioni curiose, colori chiari e dettagli divertenti.

Da tale specifico ambito, il termine “Kawaii” è poi passato rapidamente a designare, in maniera più ampia, un vero e proprio mondo parallelo, popolato da vocine infantili, canzoni rassicuranti, raffigurazioni “pacioccose” e tenere. Si tratta di elementi che si ritrovano, con sempre maggiore frequenza, in innumerevoli ambiti della vita quotidiana: dai videogiochi alle pubblicità, dalle riviste alle mascotte, dai cartelli indicatori ai gadget più svariati, alle emoticon sui nostri telefoni cellulari, e così via.

Con il loro aspetto rassicurante, queste raffigurazioni – grafiche, sonore, virtuali, ecc. – irrompono con facilità nella vita quotidiana, al punto che un osservatore medio non è neppure in grado di percepirne la presenza attorno a sé.

Si tratta, infatti, di quelle mille immagini pacifiche, buffe, dolci che scorrono sotto i nostri occhi assuefatti; di quelle melodie che ascoltiamo distrattamente alla radio, alla televisione o al supermercato.

Il Kawaii, in apparenza ingenuo ed inoffensivo, utilizza invece in maniera sapiente – per i fini che tra poco vedremo – meccanismi profondi della psiche umana. In particolare, le difese dell’uomo vengono aggirate e scardinate da raffigurazioni che richiamano l’infanzia e che attivano i meccanismi innati di attenzione, di disponibilità e di protezione che ogni specie vivente ha nei confronti della prole.

In altre parole, inconsciamente, l’essere umano è ipnotizzato ed attratto da tutto ciò che possiede i tratti dell’infanzia, a prescindere dal contesto in cui lo specifico oggetto è calato. Ciò che è piccolo, dolce, buffo, dunque, è una calamita per le masse, e la sua forza di attrazione è diretta sapientemente da chi conosce questo semplice ma efficacissimo collegamento emotivo.

Così, dunque, accostare un’immagine del genere ad un prodotto commerciale significherà aumentarne sensibilmente – ed immediatamente – la notorietà e l’appeal. Produrre videogiochi in cui l’utente deve interagire con personaggi buffi, strani e carini sarà, pressoché certamente, sinonimo di successo e di straordinaria diffusione (si veda il recentissimo esempio di Pokémon Go). Infine, rendere innocue, buffe e accettabili le immagini di una propaganda politica o sociale significherà caricare di un’enorme forza positiva il messaggio sottostante che con esse si vuole veicolare, qualunque esso sia.

Ciò che spaventa di questo fenomeno è il fatto che esso attinge a radici profonde ed irrazionali dell’uomo: a radici che riguardano, cioè, gli aspetti più vulnerabili della nostra specie e che, come tali, dovrebbero essere considerate e protette con particolare riguardo, per evitare strumentalizzazioni dagli esiti fatali.

L’uomo occidentale, oggi, circondato da immagini rassicuranti, infantili, giocose, tempestato da pubblicità incalzanti, benevole, curiose, è narcotizzato nei suoi sensi più profondi ed è privato di sentimenti ed istinti che, fino a ieri, erano considerati fondamentali e insiti nella natura umana: il coraggio fisico, morale e spirituale, il disprezzo per la debolezza, la capacità di reagire di fronte ad attacchi diretti o indiretti alla propria comunità o al proprio stile di vita.

Così, l’ideologia Kawaii porta ad esiti grotteschi e pericolosi. Creature pacioccose e tondeggianti annunciano messaggi di pace, tolleranza, innocenza, mentre dietro le loro ombre le forze della dissoluzione incalzano, cavalcando l’onda di positività emotiva che da questi feticci emana.

È buono l’amore omosessuale, se due piccoli pulcini gialli lo ripetono dolcemente. È buona la globalizzazione, se rassicuranti cartoni animati ci mostrano scene stucchevoli di mescolanza. È il capriccio che vince sul diritto, se un cartellone con paffuti uomini della consistenza della plastilina ci dice che siamo liberi di fare tutto ciò che vogliamo.

Gli esempi potrebbero moltiplicarsi. L’uomo occidentale dorme cullato da melodie ed immagini ipnotiche. La forza dell’agire è sopita, la voglia di reagire è neutralizzata. La speranza sta nei pochi che, vegliando, riusciranno a spezzare questo incantesimo e a ridonare ai propri simili la consapevolezza delle proprie azioni.