Caravaggio: da Verità a Verità (Prima parte)

Caravaggio: da Verità a Verità (Prima parte)

Il primo autore scelto per iniziare questo percorso è Michelangelo Merisi, meglio conosciuto al pubblico come Caravaggio. Nato nell’omonimo paesino situato nella bergamasca, questo personaggio dalla vita travagliata ci ha lasciato opere di straordinario realismo. Fotografie, istantanee su tela che trasmettono tutta l’umanità contenuta nelle sue opere. “Umanità” in senso molto ampio, tutto ciò che l’umano è e non è: talvolta caritatevole, talvolta bestiale. Caravaggio dipinge con una concretezza verista ed estremamente terrena temi ed eventi di alto contenuto religioso e spirituale, avvicinando il divino all’umano, proprio come Dio ha fatto con Cristo facendosi uomo. Egli è il pittore di Cristo, colui che in pieno coglie l’intento del Messia, colui che trasforma le “cose divine” in “cose terrene”. Gesù si fa stoffa e tempera nelle mani di Caravaggio.

MTE5NDg0MDU0OTE0MzAzNTAz

In questa pubblicazione si approfondiranno in particolare due opere, conservate oggi nella piccola cappella Cerasi, all’interno della Basilica di Santa Maria del Popolo: La Crocifissione di san Pietro e La Conversione di san Paolo.

Crocifissione-di-San-Pietro-Caravaggio-analisiConversion_on_the_Way_to_Damascus-Caravaggio_(c

Entrambe le opere furono commissionate a Caravaggio da Monsignor Tiberio Cerasi nel 1600. Esse, assieme all’Assunzione della Vergine di Annibale Carracci, completano oggi la cappella.

Crocifissione di San Pietro

L’opera tratta un episodio strettamente legato all’allora capitale dell’Impero romano. L’apostolo Pietro, giunto a Roma per predicare la parola di Gesù, dopo essere fuggito dal carcere per l’ennesima volta, incontra Cristo sulla via Appia. Egli, conscio delle intenzioni di Pietro di lasciare la città per sfuggire alla morte, gli si palesa davanti. L’apostolo esterrefatto avrebbe esclamato: “Quo vadis, Domine?” (Dove vai, Signore?) ed il Messia di risposta avrebbe affermato: “Eo Romam, iterum crucifigi” (Vado a Roma, per essere crocifisso nuovamente).  Il primo Papa che la storia ci avrebbe consegnato tornò quindi a Roma per affrontare il martirio. Caravaggio in questa opera rappresenta proprio il momento dalla crocifissione. Il santo è raffigurato a testa in giù, come da sua esplicita richiesta: egli infatti non sarebbe potuto morire come il Maestro, non essendone all’altezza. Il realismo caravaggesco permea l’intero quadro, la ricercatezza dei dettagli è una caratteristica peculiare dell’autore, si notino:

– i piedi sporchi degli “operai” indaffarati nell’erigere il legno sul quale Pietro è posto;

– le venature del legno della croce;

–  la tensione della corda.

    Crocifissione-di-San-Pietro-Caravaggio-analisi - Copia (5) - Copia

Crocifissione-di-San-Pietro-Caravaggio-analisi - Copia (3) - Copia

Crocifissione-di-San-Pietro-Caravaggio-analisi - Copia (4) - Copia

Pietro non è un eroe, ma prima di tutto un uomo. Egli non ha nulla di divino: la fronte corrucciata denota lo sforzo nell’affrontare la morte e lo stesso dettaglio lo accomuna con uno dei carcerieri, quello situato in alto a sinistra. 

Crocifissione-di-San-Pietro-Caravaggio-analisi - Copia - Copia       Crocifissione-di-San-Pietro-Caravaggio-analisi - Copia (2) - Copia

L’unica traccia, sebben forte, lasciata da Dio è la luce che illumina la scena. Essa non si concentra solo su Pietro, ma coinvolge anche gli altri uomini, che non sono più gli aguzzini di un santo, ma semplicemente persone costrette a svolgere una mansione. Il perdono divino e l’amore misericordioso del Signore non sono appannaggio esclusivo dei santi, ma anche e soprattutto dei peccatori. 

Conversione di San Paolo

Un uomo che fu prima peccatore e solo dopo santo è certamente Paolo di Tarso. Accanito persecutore di cristiani, l’ebreo Paolo conduceva una vita dissoluta, prima di incontrare Dio sulla via di Damasco. Egli, secondo i Vangeli, intraprese il viaggio da Gerusalemme verso la città siriana con intenti vessatori nei confronti delle comunità cristiane. Sulla strada, una luce accecante lo fece cadere da cavallo ed una volta aperti gli occhi la vista era venuta meno. Una voce proveniente dal cielo disse: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Rispose: “Chi sei, o Signore?”. E la voce: “Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare”. Paolo fu così accompagnato dagli uomini che con lui viaggiavano ed una volta giunto nella città avrebbe ricevuto il battesimo da un cristiano di nome Anania. Da questo momento iniziò il periodo “santo” della vita di Paolo, quello della predicazione evangelica.

Caravaggio, similmente alla crocifissione di San Pietro, fa grande uso della luce. Essa rappresenta sempre Dio, ma questa volta non è una luce che coinvolge tutti, bensì un solo uomo, Paolo appunto. Egli cade da cavallo, ma l’intervento divino permette al destriero di non calpestare il futuro santo.

Immagine 1

L’elmo cade dal capo di Saulo, a simboleggiare l’abbandono dell’uomo persecutore e la sua trasformazione in un uomo nuovo; le braccia si alzano al cielo, pronte ad abbracciare la missione che Cristo ha deciso di assegnargli.

Conversion_on_the_Way_to_Damascus-Caravaggio_(c   Immagine 2

Il volto di Paolo non è quello di un uomo colpito da una tragedia, da un atto violento, bensì di una persona serena che sembra quasi dormire, mentre cerca di carpire il mistero della divinità. Le palpebre scendono lentamente sugli occhi e non si corrucciano, rifiutando così la chiamata, ma rimangono distese, pronte ad accogliere la missione del Signore. 

Immagine 3

L’artista riesce a portare Cristo nel dipinto senza raffigurarlo, infatti la sua partecipazione è più che percepibile, egli è vivo all’interno dell’opera. La semplicità e allo stesso tempo la forza della luce nel simboleggiare la presenza divina costituiscono un’intuizione geniale dell’autore nel portare Dio, senza rappresentarlo fisicamente o attraverso simboli riconoscibili, all’interno dell’opera.

Caravaggio trasforma la Verità divina in verità terrena, rappresentando eventi sacri come fossero scene quotidiane, avvicinando Dio agli uomini, replicando nell’arte ciò che Cristo ha fatto con la sua venuta.