Ilaria D’Amico, sponsor confusa della fecondazione eterologa

Ilaria D’Amico, sponsor confusa della fecondazione eterologa

Ilaria D’Amico, la conduttrice televisiva per la quale il portiere della Nazionale di calcio, Gianluigi Buffon, ha mandato a monte il suo matrimonio lasciando moglie e figli, è una strenua sostenitrice della fecondazione eterologa.

Sul Corriere della Sera dello scorso venerdì 12 agosto, in uno slancio di partigianeria pro-eterologa, la D’Amico ha dichiarato: “Ho sempre pensato che, se non fossi riuscita ad avere figli, sarebbe stato bello sapere di avere un’alternativa. Non poter diventare genitori è una rinuncia enorme e negli anni mi sono convinta che ogni modo per dare la vita è lecito. Dicono che non è naturale? Ma naturale è una definizione stupida. La naturalezza è amare un figlio.

Ecco in poche righe svelata la lucidità e la chiarezza del pensiero di cui la D’Amico si è fatta portavoce. Un pensiero che non si cura troppo della sensatezza di ciò che afferma, manifestando disinvoltamente confusione e malafede. La compagna di Gianluigi Buffon, infatti, prima afferma che “naturale è una definizione stupida” – negando, dunque, valore alla parola “naturale”, applicata all’atto fecondativo e procreativo – per poi immediatamente parlare di naturalezza in relazione all’amore che si nutre verso un figlio (cosa peraltro sacrosanta) o verso il desiderio di avere un figlio. Quindi, per Ilaria D’Amico, non avrebbe senso tirare in ballo la natura o la naturalezza quando si parla di fecondazione, ma ne avrebbe quando si tratta del desiderio di un figlio.

Peccato che la fecondazione riguardi il medesimo oggetto dell’amore (il figlio) e si ponga sotto lo stesso rapporto che caratterizza quell’amore (quello dei genitori con la nuova creatura); e che sia un fatto tutt’altro che marginale nell’economia della vita umana, trattandosi di qualcosa di ben definito nell’ambito della natura umana e che riguarda proprio la trasmissione della vita ad un figlio ed il fatto di diventarne i genitori.

Dunque – secondo questo strano pensiero di cui la D’Amico si è fatta paladina – la parola “naturale”, prima ritenuta stupida e priva di senso, diventa utilizzabile a vantaggio della propaganda circa la bontà della fecondazione eterologa: perché desiderare un figlio è naturale, mentre come metterlo al mondo è un fatto del tutto trascurabile (come si potrebbe giustificare, altrimenti, la pratica del cosiddetto “utero in affitto”?).

Ora, il termine “naturale” un significato ben preciso ce l’ha. Esso si riferisce, infatti, a ciò che è in natura, che è secondo natura e conforme all’ordine della natura, ossia a quell’ordine naturale – a cui è strettamente connessa, nel caso degli uomini, la dimensione etica della vita – particolarmente avversato dai laicisti, che promuovono senza sosta l’emancipazione dell’umanità da ogni vincolo morale oggettivo e superiore.

Che la fecondazione eterologa non sia una cosa naturale, lo si può affermare in quanto essa prevede un intervento dall’esterno di una determinata coppia uomo-donna, finalizzato a rendere possibile ciò che a quella coppia non risulta esserlo per via naturale, ossia mettere al mondo un figlio unendosi carnalmente.

In particolare, la fecondazione eterologa prevede che il seme maschile, oppure l’ovulo femminile, provengano da un soggetto esterno alla coppia, cosa che determina nel nascituro un patrimonio genetico non integralmente ereditato dalla coppia che lo alleverà e lo educherà.

Un figlio lo si mette al mondo in maniera naturale se lo si genera secondo ciò che l’uomo e la donna sono capaci di fare conformemente alla natura umana, la quale è una cosa ben definita, ossia unendosi carnalmente in maniera che gli spermatozoi dell’uomo di una determinata coppia uomo-donna, fecondino direttamente (senza l’intervento di una manipolazione esterna alla coppia) l’ovulo della donna, che, assieme all’uomo, compone quella determinata coppia.

L’uso di cure mediche volto a rendere fertile una coppia sterile, non è, invece, in linea di principio, una manipolazione contro natura, in quanto si tratta di un aiuto finalizzato a porre in atto una potenzialità naturale menomata da un’imperfezione. Un aiuto che non compromette la naturalità dell’atto procreativo, essendo semplicemente indirizzato a curare e guarire la persona, affinché questa possa realizzare, mediante l’atto carnale, una potenzialità insita nella natura umana.