Il grande business delle armi made in USA

Il grande business delle armi made in USA

L’11 Settembre 2001 si sono aperti grandi orizzonti commerciali per l’industria bellica americana.

Si parla di un giro di affari di circa 40 miliardi di dollari per la fornitura di armamenti destinati a paesi destabilizzati quali Iraq e Afghanistan.

Una ONG inglese (AOAV) ha svolto approfondite indagini sull’impiego di fondi del governo americano destinati all’industria delle armi nel corso di 14 anni, documentando l’acquisto di armi sotto i 30 millimetri di calibro – le cosiddette armi leggere. La stessa organizzazione inglese ha trovato una massiccia quantità di armi fornite dagli Stati Uniti per i teatri principali della ormai famigerata “guerra al terrore”, iniziata con entusiasmo dall’ex presidente USA George W. Bush.

“I nostri risultati sollevano preoccupazioni circa la trasparenza e la responsabilità dei governi americani quando si tratta di emissione di contratti per la fornitura di armi”. Tale affermazione è di Iain Overton, direttore dell’organizzazione che ha svolto le indagini, espressa nel corso della pubblicazione del loro report.

Ma l’aspetto forse più sconcertante è questo, riferito sempre dallo stesso Overton: “sappiamo anche che il governo degli Stati Uniti ha riconosciuto che non sanno dove siano molte delle armi vendute”.

Considerando che si tratterebbe di più di 1 milione e mezzo di armi di piccolo calibro, c’è di che stare allegri!

Un team di ricercatori di AOAV ha trascorso quasi un anno alla ricerca di ogni gara di appalto pubblicata dal Pentagono tra il 11 settembre 2001 e il 10 settembre 2015.

Che cosa hanno trovato? Poco più di 40 miliardi di dollari di vendite per armi individuali, munizioni e altri accessori. Poco meno di 20 miliardi di dollari sono stati già versati agli appaltatori. Da notare che dei 412 contratti pubblicati, 137 – il 33 per cento! – contenevano errori e discrepanze.

Secondo le approfondite investigazioni dei ricercatori di Overton, dieci aziende americane rappresentano il 65 per cento del valore totale della gara di appalto. Le prime quattro industrie sono state Alliant Techsystems, DRS Technologies, BAE Systems Inc. e General Dynamics. 

Tanto per dare l’idea di quali cifre si stia parlando, basti pensare agli introiti della sola Lake City Army Ammunition Plant, del Missouri, il cui contratto vale ben 8,48 miliardi di dollari.

I dati del report finale sono assolutamente precisi: 949.582 armi leggere sono state inviate in Iraq, e altre 503.328 in Afghanistan, pari a 1.452.910 fucili di assalto, pistole, mitragliatrici e altre armi da fuoco non specificate.

Eppure, il Dipartimento della Difesa ha pubblicato e elencato contratti di solo 19.602 di queste armi, poco più dell’uno per cento del totale!

Alla luce di quanto emerso dalle indagini condotte dal team inglese di Overton, si comprende bene quale grande opportunità commerciale sia stata per l’industria bellica americana l’11 Settembre 2001.