Caravaggio: da Verità a verità (Parte seconda)

Caravaggio: da Verità a verità (Parte seconda)

In questa seconda e ultima parte incentrata sulla figura di Caravaggio, si andrà ad analizzare una singola opera del pittore lombardo, una magnifica tela oggi conservata nella cappella Contarelli all’interno della chiesa di San Luigi de’ Francesi a Roma. Il quadro in questione è La Vocazione di San Matteo.  Essa fu commissionata a Caravaggio, assieme ad altre due opere, dal cardinale Matteo Contarelli, per adornare l’omonima cappella. L’episodio raffigurato è quello narrato da Matteo stesso nel suo Vangelo;  egli è un pubblicano, un collaboratore dell’invasore romano, fondamentalmente colui che riscuoteva le tasse dal proprio popolo per consegnarle al nemico. Un uomo che vendeva se stesso al conquistatore romano, un peccatore che necessitava della redenzione di Cristo.  

vocazione_di_san_matteo-didaCaravaggio sceglie in modo magistrale come esporre su tela la vicenda. Innanzitutto, divide in due la scena: sulla destra il mondo “santo”, impersonato dalla figura di Gesù e dell’apostolo Pietro; sulla sinistra il mondo “peccatore”, interpretato da Matteo e i suoi collaboratori. L’ambientazione non coincide con quella reale dei fatti, ossia quella degli anni della predicazione di Gesù, bensì è contemporanea al pittore. I personaggi sono vestiti appositamente con abiti seicenteschi per avvicinare ancor di più, se mai fosse possibile, il pubblico agli eventi; insomma, Caravaggio vuole rendere partecipi i romani della sua epoca alla chiamata di Cristo.

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L’apparizione di Gesù è accompagnata dalla tipica luce caravaggesca, simboleggiante la presenza divina. Il Cristo indica con una mano estremamente viva il pubblicano Matteo; essa è fonte di salvezza, speranza di riscatto. Interessante, inoltre, notare la somiglianza alla mano dell’Adamo di Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina. È un Cristo che si fa nuovamente uomo, il primo degli uomini, colui che porta con sé la verità trasmessa da Dio, contenuta in Egli stesso.

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Pietro fa da tramite tra il mondo terreno e quello celeste, replica il gesto del Maestro; egli è incarnazione della Chiesa, intermediaria fra Dio e gli uomini.

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Il volto di Matteo è quello di una persona sbigottita, a tratti anche spaventata, intimorita dalla chiamata divina. Cerca di distogliere l’attenzione che il Messia ha posto su di lui, indicando i due uomini al suo fianco.

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La chiamata di Dio è aperta a tutti, ma non tutti la accolgono; è questo, infatti, il caso dei due pubblicani alla sinistra di Matteo. Essi sono impegnati nella conta degli incassi; l’uomo con gli occhiali è accecato, è miope, non si accorge della Verità venuta a rivelarsi. I due giovani, al contrario, sono interessati alle figure divine palesatesi, essi sono simbolo dell’innocenza puerile aperta ai misteri della Trinità.

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Come emerge anche dalle opere precedentemente trattate, la luce occupa nell’arte caravaggesca un ruolo fondamentale, sia da un punto di vista stilistico, sia da quello simbolico e interpretativo. La Verità divina si fa verità terrena e quindi realtà in un’entità fisica e tangibile quale appunto la luce.