Fertility Day: dall’ipocrisia del Governo all’isteria progressista

Fertility Day: dall’ipocrisia del Governo all’isteria progressista

“Il primo Fertility Day si celebra il 22 settembre 2016, per richiamare l’attenzione di tutta l’opinione pubblica sul tema della fertilità e della sua protezione. La sua istituzione è prevista dal Piano Nazionale della Fertilità per mettere a fuoco con grande enfasi il pericolo della denatalità nel nostro Paese, la bellezza della maternità e paternità, il rischio delle malattie che impediscono di diventare genitori, l’aiuto della Medicina per le donne e per gli uomini che non riescono ad avere bambini. L’evento coinvolgerà tutti i Comuni Italiani attraverso l’Anci, e tutti gli attori e gli stakeholder in numerose iniziative di sensibilizzazione e approfondimento: giovani, famiglie, medici, farmacisti, ordini professionali, associazioni e società scientifiche”

Così recita il comunicato del Ministero della Sanità riguardo all’iniziativa promossa dall’on. Lorenzin. Vista in questi termini, tale iniziativa può apparire come la tanto attesa presa di posizione da parte del Governo contro il gravissimo problema della denatalità che affligge da anni il nostro Paese. Le coppie, in particolare le più giovani, hanno letteralmente paura di mettere al mondo nuovi figli, in particolare per le tremende difficoltà economiche derivate dalla crisi che stiamo vivendo. Eppure, lo stesso Governo di cui fa parte il ministro Lorenzin ha incrementato, sulla scia delle precedenti amministrazioni, la pressione fiscale per accontentare le richieste dell’Unione Europea ed ha appoggiato la cosiddetta stepchild adoption, battendosi anche per la legalizzazione dell’utero in affitto. Non vi sono concrete politiche di aiuto e sostegno alle famiglie numerose e/o sotto la soglia di povertà, i prodotti per l’infanzia hanno costi troppo proibitivi per molti cittadini, gli asili nido chiudono per mancanza di organico (e non per carenza di lavoratori disponibili), la disoccupazione giovanile è la più alta d’Europa, le scuole chiudono o cadono a pezzi. Quindi, se da un lato il Governo si fa portavoce del principio, nobilissimo, dell’incremento demografico come garanzia del futuro della Nazione, dall’altro costituisce un vero e proprio ostacolo per la costruzione di questo futuro. E ciò, naturalmente, genera polemiche, alcune delle quali giustificate. E’ innegabile, infatti, che le donne incinte siano discriminate sul lavoro, costringendole a scegliere tra la maternità e la sicurezza di una situazione economica stabile.

E se da un lato abbiamo polemiche dettate da una certa logica, altrettanto non si può dire della reazione, sempre esagerata e ridicola, del mondo progressista. Assistiamo a paragoni tra la Lorenzin e il Ventennio fascista, un’epoca in cui il Governo incentivò l’incremento demografico per ricostruire uno Stato che necessitava di forza-lavoro e di giovani menti per superare il difficile momento post bellico. I radical chic, che lottano con tutte le energie per importare manovalanza straniera necessaria alla carenza di lavoratori e per consentire alle coppie omosessuali di adottare o di procreare mediante uteri in affitto, si improvvisano ragionieri e si battono contro la natalità tradizionale, perché il lavoro non c’è per tutti. Un autentico controsenso, tipico delle correnti neo-antifasciste. L’atteggiamento, come sappiamo, non deriva dall’analisi attenta e razionale del contesto sociale in cui viviamo, ma è insito nell’idea progressista di contrastare ogni concetto che abbia un collegamento col passato, col Ventennio, ma non solo; il tutto contornato dal solito odio verso il Cristianesimo, che da sempre promuove la natalità.

Il distacco dalla realtà diventa quindi trasversale. Governo e progressismo diventano due facce della stessa medaglia, l’una che vuole incrementare la popolazione ma senza certezze, l’altra che non la vuole per motivi che essa stessa ignora.

Lungi dallo scrivente discutere sull’importanza dei figli, ma essi devono nascere in una società che offra loro solo certezze. E questo Governo tali certezze non ne dà. Il buon senso prima di tutto.