Dell’invasione se ne vuole occupare lui

Dell’invasione se ne vuole occupare lui

Apprendiamo dalla stampa che, in seno alla Chiesa, è nato e sarà operativo dal prossimo primo gennaio il nuovo dicastero sociale “per il servizio dello sviluppo umano integrale”, un organismo nuovo che accorperà vari pontifici consigli (Giustizia e Pace, Migranti, pastorale degli operatori sanitari, ecc.).

A capo di questo dicastero – anche se in via temporanea, così fanno sapere – ci sarà direttamente il Papa, fatto inconsueto che dimostra quanto Bergoglio abbia a cuore la questione “migrazioni”.

Sia chiaro, l’interesse della Chiesa nei confronti delle persone emigrate non è una novità. Come è giusto che sia, la Chiesa ha sempre avuto una particolare attenzione nei confronti di coloro che hanno dovuto abbandonare la propria terra, vedendo in essi dei soggetti deboli da tutelare sia spiritualmente che materialmente. La Sposa di Cristo – conscia del grandissimo valore costituito dal radicamento degli uomini nella loro comunità di appartenenza e dall’amor di patria – ha sempre visto l’emigrazione, dettata dalla necessità di vivere dignitosamente, come una scelta dolorosa e destabilizzante, sia per le singole persone e le loro famiglie che per i popoli.

Dunque, non c’è nulla di cui stupirsi dal fatto che la Chiesa si occupi dello “sviluppo umano integrale alla luce del Vangelo” – cosa importantissima e inscindibile da quello che è il suo supremo mandato, ossia quello di custodire e trasmettere integralmente il contenuto della Fede in vista della salvezza delle anime – e nemmeno che ponga particolare attenzione ai problemi connessi al tema delle cosiddette “migrazioni”. A cominciare dalle ragioni che, ormai da alcuni anni ed in maniera spaventosamente crescente, determinano lo spostamento verso l’Europa di ingenti masse di uomini e di donne provenienti, per lo più, dall’Africa e dall’Asia: capire cosa stia accadendo e come porvi rimedio alla luce del Vangelo, ossia conformemente all’insegnamento di Cristo e del Magistero certo ed infallibile della Sua Chiesa, è a dir poco doveroso.

Quello che preoccupa molti cattolici, e non solo loro, è il vero significato dell’attenzione di Francesco nei confronti del tema “migrazioni”.

Sin dall’inizio del suo pontificato, infatti, Jorge Mario Bergoglio ha espresso in maniera inequivocabile la sua simpatia verso il fenomeno dell’immigrazione (visto come occasione di trasformazione e quasi di catarsi dell’Europa, la quale si libererebbe così della sua identità ed eredità greco-romana e cristiano-costantiniana, così invisa al progressismo cattolico), ovvero la sua totale disponibilità ad una “accoglienza” indiscriminata e senza soluzione di continuità.

Fare l’elenco degli interventi in tal senso di Papa Francesco, a cominciare da quello svolto sull’isola di Lampedusa nel 2013, sarebbe cosa tediosa (“Grazie a papa Francesco l’Italia ha adottato una delle politiche più progressiste del mondo” così titolava, in tema di immigrazione, L’Huffington Post nel settembre del 2014 riprendendo un reportage del Washington Post).

È evidente che una simile disposizione nei confronti di un fenomeno che sta contribuendo in maniera decisiva a cambiare i connotati spirituali, morali e fisici dell’Europa e della nostra Nazione, desti forti preoccupazioni in chi nutre amor di Patria e doverosa avversione nei confronti del massonico Nuovo Ordine Mondiale, il cui successo, da tempo, va delineandosi in maniera sempre più chiara.

In altre parole, le prese di posizione di Bergoglio – il quale manifesta un’evidente inclinazione al modernismo, tale da giustificare il timore di un’interpretazione certamente eterodossa del succitato “sviluppo umano integrale” – autorizzano a ritenere che, come recentemente scritto da Maurizio Blondet, la sua azione, non solo in materia di immigrazione, non si discosti sostanzialmente da quella condotta dai centri della Sovversione mondiale.