Burkini: un nuovo cortocircuito della società occidentale

Burkini: un nuovo cortocircuito della società occidentale

La contesa sul burkini è stata sotto i riflettori per tutta l’estate. Tra laicismo e islam, a rimetterci sono gli europei, rimasti senza radici.

Nelle ultime settimane, si è parlato molto del burkini. Il burkini, come noto, non è altro che un adattamento in chiave islamica del nostro bikini. La donna musulmana può così andare in spiaggia, mantenendosi  “sufficientemente” coperta da non suscitare scandalo. Infatti, questo indumento va a coprire tutto il corpo ad eccezione di viso, mani e piedi.

In Europa, l’apparizione di questa novità ha fatto inevitabilmente rumore. Dopo varie ordinanze contro il burkini effettuate da sindaci della Lega Nord nel 2009, il problema è scoppiato nuovamente questa estate. Alcuni comuni della Costa Azzurra, in Francia, hanno vietato l’utilizzo di questo costume in luogo pubblico, adducendo in proposito motivi di sicurezza. Per questo motivo, la Francia ha subito le rimostranze delle Nazioni Unite. E se il primo ministro francese Valls prende a simbolo la celebre Marianne di Delacroix, la rivoluzionaria a seno nudo, si può notare come non ci sia chiarezza su quali valori l’Occidente debba seguire.

La questione sembra banale, ma ha il potere di mandare in cortocircuito gli ambienti intellettuali europei. Come si dovrebbe comportare la nostra perfetta civiltà occidentale? Non deve essere facile decidere quale principio supremo si dovrebbe accantonare, o quantomeno mettere al di sotto gerarchicamente. Da un lato, quello della libertà religiosa e della tolleranza verso le altre culture. Dall’altro, quello della dignità della donna e, in definitiva, della pretesa e dogmatica superiorità dei valori del nostro mondo democratico, figlio della Rivoluzione francese, rispetto a quello islamico.

Ma si può notare che entrambe le correnti sono acerrime nemiche delle proprie origini. Chi ritiene l’Europa odierna un faro di civiltà, si ricordi che è figlia del pensiero illuminista, che ha demolito pezzo per pezzo tutti i valori, cattolici e non, che la fondavano e che ha rinnegato tutte le proprie tradizioni. Da qui nasce una vera e propria “Antieuropa”. E la superiorità della società moderna starebbe proprio nell’aver rinnegato il proprio passato.

La scala di valori è stata stravolta rispetto a secoli fa. Ciò è evidente soprattutto nel mondo odierno: l’Europa che insegue la virtù si converte al vizio, ed è sempre più debole. D’altro canto, anche i fanatici della libertà religiosa non hanno lo stesso riguardo per il Cristianesimo, soprattutto cattolico. Ogni simbolo, si veda il crocifisso nei luoghi pubblici, deve essere eliminato per non recare scandalo alle minoranze religiose. Lo Stato, per questi signori, deve essere laico, asettico, e almeno il cittadino europeo deve dare il buon esempio. Poi le altre culture si adatteranno al nostro grigiore. Questo Occidente, infatti, spoglia l’uomo di tutto ciò che è sacro e cerca di cancellare il proprio passato.

La guerra tra questa Europa e l’Islam non potrà avere altro esito che porre una gigantesca pietra tombale sul cattolicesimo e su qualunque simbolo che rievochi la vera cultura europea. La soluzione a ciò – molto si è detto – è riscoprire le nostre origini. Non vergognarsene, non nasconderle. Vantarsene, anzi. E opporsi in tutti i modi alla cultura dell’integrazione, quella che ci farà spogliare dei nostri simboli, affinché gli altri – forse – si spoglino dei loro. Quella di un’accoglienza che pretende di strappare le radici.

Certo, è ovvio che chi viene ospitato debba rispettare la cultura del paese ospitante. Questo vorrebbe il buon senso. Ma non si può pensare che il legame con il sangue e la terra possa essere facilmente spezzato.  Anzi, dai musulmani c’è una lezione da imparare: ovunque vadano, mantengono la loro identità. E’ questa la loro forza. Il contrario, quindi, di un’Europa suicida, spiritualmente debole e pronta per farsi travolgere.  Proprio dal mondo islamico, magari, quando i numeri lo consentiranno. Con il terrorismo, nella peggiore delle ipotesi. Anche e soprattutto a livello culturale, vista la loro maggior fermezza nel mantenere il contatto con la propria storia.