I parolai

I parolai

Una finestra aperta, un sogno, un miraggio e talora un’allucinazione; fascinazione e catarsi, introspezione e viaggio, abbacinamento ed illuminazione… la letteratura che eleva, trascina ed insegna… suonate la campana: è defunta!

Ora anche il letterato, se ha velleità di gloria, sottostà ai consigli per gli acquisti: sia lo stile insipido e veloce, il contenuto funesto!

Oggi c’è il giornalismo. Solo quello!

Non sempre scomposto, non sempre brutale, non sempre disadorno, ma sempre, sempre, disonesto. Le eccezioni, poche e calunniate, sono quasi tutte rifugiate in rete a “postare” in solitaria, laddove possono.

Sui giornali cartacei ed in televisione è sparito il giornalista… regna, al suo posto, il mercenario.

Anche tra i cosiddetti cattolici c’è chi fa finta di non ricordare più nemmeno l’Ave Maria, per non dar dispiaceri oltre Tevere, e c’è chi s’impegna a volgere in versione almeno cristiana esternazioni altolocate di stampo inconfondibilmente new age; altri, meno volenterosi, fingendo di non aver mai aperto un Vangelo, s’ingegnano a convincere che tutto ciò che esce da bocche che dovrebbero esser cattoliche lo sia realmente… il tutto senza batter ciglio!

Sono professionisti zelanti ed ammanicati, pensano da conformisti perché, già comprati, si ripagano  vendendo e da conformisti riempiono di righe nere pagine nate vergini ed immacolate, le quali, poverette, dopo averli conosciuti, rimpiangono amaramente la perduta illibatezza.

Nel giornalismo di provincia (io conosco quello umbro), ma non solo in quello di provincia, dilaga invece la seppia rossa, la quale, similmente a quella bianca di cui sopra, non scrive, emette inchiostro; non pensa, prende posizione: sempre la stessa!

Tra i singulti spesso sgrammaticati di un’informazione imprecisa, sbrigativa e sciatta, fin troppo evidenti i mandatari, i padrini, gli amici e i protettori! Evidenti forse per imperizia o forse per l’imp(r)udenza che nasce da una consolidata abitudine all’arroganza.

Tra i parolai c’è però una specie che rispetto e leggo: sono i criptici rossi. Hanno un ruolo preciso e lo adempiono con diligenza ineccepibile: meticolosi, pignoli, puntuali come professori dell’Ottocento; quasi commoventi nella loro fedeltà al padrone; insuperabili nella capacità di non dire assolutamente nulla scomodando tanto vocabolario!

Se si tratta di enti in deficit, di fondi irrimediabilmente perduti, di ammanchi sbalorditivi, di buchi in bilancio, di promesse fallaci, di passività colossali e non arginabili, loro entrano in azione!

Agenti di partito sotto mentite spoglie, sono le teste di cuoio della disinformazione canagliesca.

Come loro, nessuno! Omissioni ad hoc, illogicità, sintassi bizzarre e/o sperticate. Un armamentario standardizzato come una catena di ristoranti americani!

Azzardo: non è ignoranza, è bravura! E se è ignoranza, è accuratissima!

Tutto serve, tutto è lecito purché il risultato sia certo: nessuno capisca, né leggendo né rileggendo. E per non far capire senza insospettire è necessario che alcune informazioni siano date, ma in maniera scomposta, disordinata, incoerente.

Nascono così, dalla penna di questi maestri, articoli che sono rebus ubriachi, incubi kafkiani in salsa pecoreccia, steli di Rosetta senza testo greco a lato.

La faccia però è salva… il resto è stato già venduto dai tempi dell’apprendistato!

Tra chi legge, qualcuno si accuserà di non essere all’altezza, ma i più, superbi e tronfi come solo gli italiani, fingeranno di aver saputo “tradurre” un linguaggio che definiranno “tecnico”.

L’informazione, libera e pluralista, li ha resi protagonisti: non hanno potuto capire perché quell’ente partecipato è fallito e neppure cosa siano i derivati che hanno messo KO il loro Comune… ma la notizia è stata pubblicata e la democrazia dei fessi è salva!