TTIP, la storia (in)finita

TTIP, la storia (in)finita

Recentemente, le dichiarazioni del vice cancelliere tedesco Sigmar Gabriel hanno riacceso il dibattito sull’argomento TTIP (“Transatlantic Trade and Investment Partnership”), il trattato che – nelle intenzioni dei promotori – darà il via al libero scambio fra UE e Stati Uniti. Si tratta di un tema solitamente poco presente sui media e trattato saltuariamente in concomitanza di eventi mediatici particolarmente rilevanti.

Proprio il turbinio generato dalle asserzioni del vice-cancelliere riguardanti il fallimento dei negoziati, alle quali sono seguite le dichiarazioni dei colleghi europei, lascerebbe pensare che l’argomento sia strumentalizzato per finalità politiche.

La situazione politica di entrambe le parti, Europa e Stati Uniti, è certo precaria, e ciò potrebbe portare effettivamente ad una pausa nelle negoziazioni, ma l’entità economica e politica del trattato non lascia sperare in una rottura definitiva.
Considerando i diversi scenari, negli Usa le elezioni sono ormai alle porte e l’amministrazione Obama, vero promoter dell’accordo, è ormai a fine mandato. E se in partenza anche la Clinton, politicamente affine allo schieramento politico del presidente uscente, era anch’essa favorevole, sembra adesso aver cambiato opinione, forse per neutralizzare una posizione di vantaggio del suo avversario Trump, da sempre contrario.

Anche sul suolo europeo Francia e Germania sono vicine alle nuove elezioni, e ciò non garantisce un buon margine di manovra, in termini sia temporali che politici, per proseguire le trattative. In particolare, l’opinione pubblica tedesca è in larga parte contraria al trattato transatlantico, per cui un’esposizione eccessiva sarebbe costosa al governo in carica. Oltretutto, lo scorso giugno è stato unanimemente rinnovato alla Commissione Europea il mandato per le negoziazioni, perciò a distanza di soli due mesi sembrerebbe improbabile che svariati anni di lavoro vedano una fine cosi improvvisa.

Nonostante la speranza di trovarci in torto, è però lecito non lasciarsi persuadere da una reale cessazione o interruzione delle trattative, oltre che per i motivi sopra elencati, anche poiché l’accordo commerciale è sempre stato coperto da una cortina di segretezza. Dunque, una fine cosi amplificata a livello mediatico sembrerebbe poco coerente con le intenzioni di riservatezza sempre mostrate dalle parti. D’altro canto, seppur dovesse aver fine il TTIP per come lo conosciamo, non è affatto da escludere che si ripresenti sotto altre vesti o canali diversi, coerentemente con l’idea politico-economica dominante a Bruxelles.