Scivoloni a Cinque Stelle

Scivoloni a Cinque Stelle

Si sa, “a fare a gara a fare il puro, troverai sempre uno più puro che ti epura”, così diceva Pietro Nenni sul fare politica sbandierando superiorità morali.

Certo, la Raggi a Roma c’è da poco, certo i grillini in politica ci sono da poco, perciò certamente sono (per ora) poco responsabili del degrado di Roma e dell’Italia. Tuttavia, è inutile osservare che, ovunque abbiano preso le luci della ribalta, gli esponenti della democrazia da tastiera si sono distinti solo per le pessime note che hanno saputo esprimere.

Passando dalle incoerenze dell’iper-trasparenza combinata con le decisioni di direttorio, passando per l’elogio sperticato della Costituzione (con tanto di arrampicate sui tetti) e lo spregio di alcuni principi costituzionali purtroppo basilari – dalla presunzione d’innocenza all’assenza di vincolo di mandato – passando per gli odori di camorra del caso Quarto e per le epurazioni parmensi, passando ancora dalla funambolica capacità di sedere al Parlamento Europeo con lo UKIP di Farage dicendosi contrari all’euro, per poi condannare la Brexit e dirsi fieri europeisti… insomma attraverso un bel percorso, intervallato da frequenti visite in via Veneto all’ambasciata USA, il Cinque Stelle è finalmente arrivato al Campidoglio.

Tempo necessario per sconfessare la propria “diversità”?

Tempo necessario per farci ricredere dal fatto che un chicchessia, solamente perché ha addosso una patacca con scritto “Beppe Grillo”, sia più onesto e più capace di chiunque altro?

Circa due mesi, contando le ferie agostane.

Francamente, poco. Personalmente, ritenevamo che prima di arrivare ai guai… almeno un annetto se lo sarebbero fatto.

Ma la miseria e la pochezza politica, morale e intellettuale del Cinque Stelle è, d’altra parte, disarmante.

Chissà per quale motivo si dovrebbe credere che personaggi fino a ieri ignoti, non distintisi per alcunché, privi di qualunque merito davanti alla Nazione, siano per l’appunto più onesti e più capaci dei loro, certo scarsi, onorevoli colleghi. E qui, inevitabilmente, il pensiero va ai vari Taverna, Di Maio (palesemente divenuto personaggio di spicco per il solo merito di essersi messo in giacca e cravatta, in quella masnada dei suoi colleghi pentastellati) e al gesticolante e frasifattista Di Battista, divenuto noto per un intervento alla Camera in cui ventilava di comprendere le ragioni di lotta dell’ISIS e, magari, di provare ad aprire con esso un approccio più distensivo.

D’altra parte, su una fede cieca e immotivata, garantita solo dal carisma del santone-comico-milionario Grillo, si fonda tutto il movimento.

Certo, la classe politica italiana è stata indecorosamente inetta e disonesta. Talvolta, però, la pezza è peggiore del buco.

Lungi dall’identificare e agire sui veri problemi della nostra Italia, il Cinque Stelle si è contentato di scatenare una bella campagna di stampo farisaico – per intenderci: noi siamo gli onesti, i buoni, i puri, quindi, se non sei con noi, sei cattivo – che, tuttavia, non avendo chiaramente il Movimento i mezzi per alterare la natura umana, che ci accomuna tutti nelle comuni bassezze, né avendo gli esponenti del Movimento, catapultati da un pugno ignoto e ignorante di follower digitali in politica, alcuna patente di immacolatezza, si scontra crudamente con la realtà.

Certo, la retorica del “tutti rubano, è uno schifo” è molto facile. Più difficile proporre soluzioni.

Difficile proporre soluzioni politiche, se non si hanno idee politiche, ma solo pretese di superiorità morale.

Difficile, poi, difendere una pretesa superiorità morale, se non si ha tensione ideologica.

Ottima espressione dello sfaldamento della nostra società, il Cinque Stelle naviga senza un’idea politica e senza una meta ben definita.

Tra la sindaca di Torino e la sua giunta rosso-sodomitica e un movimento catalizzatore di un voto di protesta potenzialmente nazionalista, tra il rimborso di una parte dello stipendio ricevuto dai parlamentari (provvedimento che, ci pare, non abbia inciso sulla vita di alcuno) e le fatwe lanciate via web, resta ben poco di costruttivo da parte dei grillini.

Però, chissà, questa è l’epoca del possibile e della facoltà di dire tutto e il contrario di tutto. Si può dire che la nostra Costituzione sia “la più bella del mondo”, sebbene sia stata fatta apposta per incentrare sui partiti democratico-rappresentativi tutta la vita politica della nazione, e poi denunciare i miasmi della partitocrazia.

Non è difficile, quindi, immaginare che anche l’ultima mossa di Grillo & Company, ossia fare un’altra urlata di piazza in cui si strepita al complottone contro la Raggi (che nei guai c’è finita da sola, con tutto il poco democratico e direttorio), possa funzionare.

In fondo, non sarà così difficile far passare quest’idea. Basta essere iper-giustizialisti col prossimo e iper-garantisti con se stessi.

In fondo, non avendo nessun credo, potrai comunque risultare simpatico a chiunque, che nel tuo vuoto potrà anche riconoscere il suo.