La Fortezza Europa e la Storia maestra di vita

La Fortezza Europa e la Storia maestra di vita

C’era una volta la storia dell’Europa. Una volta, perché adesso sembrano essersela dimenticata tutti. E non solo i popoli europei, ma anche le cosiddette élite, che, dalle torri d’avorio della nostra nuova civiltà, si sono costituiti nuovi farisei degli anni a venire. E allora, c’era una volta la storia d’Europa, e siccome la storia è maestra di vita, dimenticare la storia significa anche dimenticare il futuro, nonché una parte di noi stessi.

L’Europa, entità culturale e identitaria prima ancora che geografica, nasce in secoli remoti, forgiata dal pensiero greco e romano e dall’età classica, che, creando l’idea di un Impero mediterraneo fondato sul concetto, sempre culturale prima che giuridico, di civitas, ha creato per prima un modello di pensiero.

Ma è con il Cristianesimo, e con Carlo Magno, che l’Europa comincia a prendere forma nei suoi tratti essenziali. La Res Publica Christiana, gioiello e cuore pulsante della Cristianità, si reggeva su un modello socio–giuridico estremamente complesso, i cui due pilastri erano le due Istituzioni universali di Papato e di Impero. In questo contesto, la nozione di sovranità territoriale era sostanzialmente estranea alla dottrina giuridica e politica del tempo. Una pluralità di potentati e di organismi, con competenze distinte e a volte intrecciate, inerivano a vario titolo ai singoli soggetti, creando così un sistema giuridico organico e complesso, che tuttavia trovava il suo elemento unificante nell’appartenenza culturale allo stesso modello filosofico-epistemico, nello stesso orizzonte di senso, nella stessa matrice socio-culturale e religiosa: la Cristianità.

Un ordinamento caratterizzato da due Istituzioni di portata universale, con competenze differenziate, e allo stesso tempo ospitante numerosissimi corpi intermedi e numerosi iura propria, come quello canonico o quello mercantile, quello delle corporazioni e quello dei comuni, poteva essere mantenuto nella propria coesione dalla superiore appartenenza ad una comune visione socio-culturale, ossia quella del mondo occidentale come parte del più vasto popolo di Dio, comunità culturale e spirituale espressiva di una identità che, nel suo senso di appartenenza, era in grado di trovare una omogenea collocazione alle diversità particolari di comunità e popoli. In una parola, l’Europa.

L’elemento religioso, in questo caso, non è semplicemente inteso come elemento fideistico, quanto piuttosto come orizzonte culturale e di senso che, proprio grazie all’elaborazione del pensiero cristiano e alla sua rielaborazione del pensiero romano, è in grado di informare la costruzione sociale e giuridica delle Istituzioni. La superiore appartenenza socio – culturale ad un modello condiviso è stata in grado di attraversare i secoli, superando le conflittualità locali sino a proiettare un’immagine virtualmente unitaria di Europa. E nonostante le conflittualità locali, episodi come la battaglia di Lepanto, che vide l’unione di gruppi rivali (tra cui Veneziani e Genovesi, Spagnoli e Romani, Imperiali e Papali), dimostrano come l’Europa non avesse bisogno di trovare la sua espressione in una forma di unione politica, essendo sufficiente la sua dimensione culturale e spirituale, in quanto diretta espressione della comunità occidentale e cristiana.

L’unità medievale della Res Publica Christiana, tuttavia, era destinata  trovare la propria fine con il venir meno di questa unità culturale. La Riforma protestante, infatti, incrinò e poi distrusse il sostrato omogeneo che costituiva il fondamento e la base della società organica del Medioevo, introducendo per la prima volta un vero elemento di divisione tra i regni e i potentati dell’Impero universale cristiano. Come reazione, si venne affermando, anche attraverso la teorizzazione di Hobbes e la Pace di Westfalia, il principio cuius regio eius religio, in modo da pacificare la società dilaniata dalle guerre di religione dividendola in Stati indipendenti, ciascuno dotato di una propria identità culturale e religiosa. Lo Stato sovrano – lo Stato moderno, quindi – era nato.

Il paradigma dello Stato sovrano, poi dotato di una connotazione nazionale, informò il vivere politico internazionale per secoli, dalla metà del diciassettesimo secolo sino ad oggi. E proprio oggi, a causa dei fenomeni della globalizzazione e dell’affermarsi di forme di internazionalizzazione della politica, quale l’emergere di organismi internazionali che erodono la sovranità degli Stati, il principio sembra sul punto di essere messo in discussione.

Sembra che si stia procedendo verso una nuova frammentazione delle comunità statuali, per giungere, forse, ad una nuova e più ampia visione di Europa, come nella società medievale. Tuttavia, ciò è da osservare, a differenza della Res Publica Christiana, l’attuale Europa sembra non possedere una propria omogenea visione socio-culturale in grado di superare il concetto di sovranità territoriale e nazionale. Non sembra quindi possedere un omogeneo e condiviso orizzonte di senso in grado di rendere superfluo il paradigma statuale. Se il Medioevo, in virtù della sua unità di visione fondata sull’elemento cristiano, non aveva bisogno di confini e frontiere – Stati e sovranità, intesi nel senso moderno – l’attuale Europa sembra più che mai avere perso questa visione comune.

Con il sistematico rifiuto di ogni elemento identitario e culturale comune, con il rigetto delle radici cristiane e con l’emergere di forme spinte di multiculturalismo che necessariamente erodono il patrimonio culturale europeo condiviso, specialmente in presenza di comunità religiose espansive ed intrusive nel vivere sociale occidentale, l’Europa sembra intenzionata ad annientare proprio il fondamento che, in secoli lontani, aveva creato la sua unità. Un superamento del paradigma statuale e nazionale in queste condizioni, ossia senza una visione culturale fondativa come quella cristiana, risulterebbe impensabile, in quando all’abbandono di un modello non seguirebbe la sostituzione di un altro modello, come accaduto a Westfalia, ma il nulla.

La Fortezza Europa è Europa, che piaccia o meno, ma l’Europa senza fortezze non può essere Europa, e soprattutto non senza un elemento fondante il suo stesso essere società, civiltà, comunità. E se secoli di storia non si cancellano con dei trattati, allora l’Europa dovrebbe essere seriamente condotta a ripensare il ruolo da affidare alle sue radici, alla sua visione, alla sua missione religiosa, senza la quale, non solo non sarà possibile superare il concetto di Stato – Nazione, ma non sarà nemmeno possibile immaginare una comunità.