L’Università di Oxford ci insegna che non dovremmo lavorare prima delle 10 del mattino. E noi… ce ne freghiamo!

L’Università di Oxford ci insegna che non dovremmo lavorare prima delle 10 del mattino. E noi… ce ne freghiamo!

Nei giorni scorsi, gli Esimi Professori dell’Università di Oxford ci hanno onorato con la divulgazione dell’ultima delle loro ricerche, che – non dubitiamo – deve rappresentare certamente una priorità, in un mondo sereno e pacifico come il nostro (!).

In particolare, i ricercatori d’Oltremanica hanno proclamato al mondo con soddisfazione che lavorare e studiare prima delle 10 del mattino sarebbe “gravemente nocivo” per la salute. Il tutto, come ben comprensibile, ha fatto luccicare gli occhi di commozione agli sfaticati di ogni Paese e di ogni condizione.

Incuriositi, abbiamo approfondito l’argomento. Secondo gli Esimi Professori, alzarsi presto e iniziare a lavorare al mattino produrrebbe “stanchezza, difficoltà di concentrazione e stress”. Molto meglio iniziare a lavorare più tardi, magari dopo aver avuto il tempo di praticare una bella attività eco-socio-fitness-tantra-qualcosa, giusto per rispolverare il proprio appeal sociale.

Viene da chiedersi se anche questa ricerca sia stata svolta dai Professori attenendosi alle regole da loro tanto decantate.

In pratica, Oxford propone di dare una “sforbiciata” – di due ore o più – all’inizio della giornata lavorativa o scolastica, prolungandola (non si sa per quanto) oltre gli orari canonici. Forse. O forse questo non era previsto nei loro studi. Già, perché è molto più popolare imbonire le persone promettendo meno fatica, che richiamarle suggerendo maggiore impegno.

Nel mondo delle beatitudini moderne, lavorare meno significa stare meglio. E questa, peraltro, non è una novità del mondo contemporaneo: già in Età Classica, infatti, era ben chiara la distinzione fra negotium, il tempo dedicato alle attività materiali, e otium, il tempo dedicato agli svaghi, alle meditazioni ed alla cura di se stessi.

Sennonché, gli antichi avevano ben chiaro un concetto: il tempo non deve essere sprecato. E già Cicerone ammoniva: “concediamo sei ore di sonno a tutti; sette ai pigri; otto a nessuno”. Altro che otium, direte voi.

Invece, viene da chiedersi come dovrebbe essere impiegato – se non lavorando o studiando – questo tempo che i ricercatori inglesi ci regalano con tanta leggerezza. Forse dormendo? Forse andando al centro commerciale? Oppure, banalmente, su internet?

Una cosa è certa: per migliaia di anni, l’uomo si è svegliato presto e si è coricato altrettanto presto senza subire “stress” o “perdita di attenzione”. Andiamo a chiedere a chi ha costruito cattedrali e città, andiamo a chiedere a chi ha lavorato la terra per generazioni, andiamo a chiedere a chi ha difeso la Patria, se svegliarsi presto abbia creato qualche problema. Se potessero, risponderebbero con un sorriso sprezzante.

Siamo Uomini, non barboncini. Siamo individui calati nel mondo e in una comunità, e la stanchezza fa parte dell’esistenza. Ciò che subdolamente suggerisce la ricerca dei Professori di Oxford, invece, è che l’uomo dovrebbe essere liberato ed anestetizzato da ogni fatica, per poter beatamente consumare, giocare, dilettarsi senza preoccuparsi di nulla.

Un atteggiamento simile non fa che aprire ancor più, se possibile, le feritoie subumane che intaccano l’esistenza stessa della nostra civiltà. Fessure profonde, in cui svanisce ogni sentimento che sia abnegazione, coraggio, volontà, e da cui allo stesso tempo emergono – come larve ammiccanti ma mentitrici – i fantasmi del benessere commerciale, della pigrizia e della mollezza.

Che i Signori di Oxford si sveglino pure tardi. Noi non saremo lì a portar loro la colazione.