L’assessore Muraro e il codice interno a 5 stelle

L’assessore Muraro e il codice interno a 5 stelle

L’iscrizione della Muraro nel registro degli indagati è l’ultimo scandalo che colpisce la giunta capitolina. La domanda è se sia l’inevitabile prezzo da pagare quando si passa al governo, o semplice disorganizzazione.

Sono passati solo tre mesi dall’elezione di Virginia Raggi a sindaco di Roma e la città è già, di nuovo, nel caos. Questo a riprova di come la Città Eterna sia di complicata gestione. Il Movimento 5 Stelle, che aveva cavalcato l’onda di malcontento causata dalle pessime amministrazioni precedenti, si proponeva come elemento di novità. La trasparenza delle istituzioni e l’onestà sono state il cavallo di battaglia con cui hanno travolto gli avversari politici. Ma arrivati in cima, si sono ritrovati tra le mani una vera e propria patata bollente.

I problemi, però, non vengono soltanto dall’esterno, dalla difficoltà di gestione di una città effettivamente al collasso. Nel M5S, all’ombra del Campidoglio, si sono manifestati una serie di problemi interni. Il “codice interno” pentastellato sulla trasparenza ha fatto emergere i primi buchi. Il controllo politico da parte del movimento con il Direttorio non ha impedito un susseguirsi di scandali. E il caso di Paola Muraro, assessore all’Ambiente, ne è un esempio perfetto.

La Muraro si è ritrovata nell’occhio del ciclone per la vicenda degli stabilimenti Ama. La manager era referente dell’Autorizzazione integrale ambientale per gli impianti di Trattamento meccanico biologico a Rocca Cencia e Salaria. In particolare, il suo ruolo era di vigilanza sulla qualità dei rifiuti in uscita. Inoltre, è da verificare il complicato rapporto con la società Gesenu, che si occupa di smaltimento di rifiuti, acquistata da Paoletti Ecologia. La Muraro ha fatto consulenze per questa società, che aveva vinto un appalto mentre la Muraro era responsabile degli impianti. Le accuse pendenti sono, quindi, per traffico illecito di rifiuti, abuso di ufficio e truffa.  

Una situazione ingarbugliata, insomma, dove bisognerà ancora fare chiarezza. Come si cerca di fare anche all’interno del Movimento. Sembrano, però, esserci varie contraddizioni nelle parole di Virginia Raggi. Inizialmente, ha ammesso la conoscenza di un fascicolo contro la Muraro, ma ha opposto che da questo non sarebbe scattata automaticamente l’indagine. Mancando l’avviso di garanzia, l’assessore godeva ancora della fiducia del sindaco.

Il problema si pone, tuttavia, sulla trasparenza nei confronti del Direttorio. Il sindaco avrebbe dovuto avvertire tutti i membri del Direttorio, come aveva dichiarato, ma il tweet di presa di distanza da parte di Carla Ruocco costringe il sindaco ad ammettere di aver avvisato “solo alcuni parlamentari”. Nomina esplicitamente Taverna e Vignaroli, ma viene da questi smentita. Di nuovo. E anche Di Maio e Di Battista non ne erano a conoscenza. Insomma, viene da chiedersi dove sia questa trasparenza tanto sbandierata.

Questa confusione da parte dei 5 Stelle sembra, evidentemente, dar ragione ai detrattori del movimento. Il M5S a Roma appare disorganizzato e poco trasparente. Perfino sul blog di Grillo si evita di parlare della situazione romana. Il Direttorio non riesce a gestire la Raggi, che sulla nomina della giunta ha sbagliato fin dalle prime ore.

La piazza di Roma fa quindi emergere un M5S già in versione 2.0. Si è passati dal più forte giustizialismo a un garantismo che, effettivamente, stona. Se il caso della Muraro fosse successo ad altri partiti sarebbe stato interessante vedere la reazione pentastellata. Un caso quasi inimmaginabile ai tempi di Grillo che inveiva nelle piazze contro i politici corrotti e il malaffare. Forse perché è sicuramente più facile essere duri e puri quando si è fuori dai giochi di potere. O forse, perché il M5S si sta evolvendo in qualcosa di completamente diverso, a giudicare dal cambiamento di rotta (ad esempio, l’abbandono di posizioni euroscettiche) su molte tematiche.

Va anche detto, per giustizia, che i mezzi di comunicazione non perdono occasione di ricalcare ogni loro errore. Con una pressione del genere, sarebbe difficile per chiunque. Anche il sindaco di Milano Sala (PD) era finito sul registro degli indagati, per non aver inserito nell’autocertificazione patrimoniale beni immobili e quote societarie. Tuttavia, l’attenzione mediatica, in questo caso (come in altri), non si era soffermata più di tanto sull’ex-commissario dell’Expo. Chi però grida al complotto contro il movimento grillino deve anche capire che questo è il prezzo da pagare per chi punta tutto sull’onestà. Tutti si aspettano questo da loro. Per questo sono stati eletti, e ogni errore si paga doppio.