L’ultima astuzia di un premier furbo

L’ultima astuzia di un premier furbo

“Gli italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi”. Se qualcuno dovesse, oggi, provare a collocare il premier italiano, Matteo Renzi, all’interno di questa fortunata dicotomia di Leo Longanesi, dovrebbe attentamente riflettere sul fatto che, al di là della facile satira e invettiva politica che lo vorrebbe nel gruppo dei fessi, l’ex-sindaco di Firenze si merita al contrario la collocazione nel primo gruppo.

Non si può infatti non riconoscere l’opera di un furbo longanesiano nella partita a scacchi che il premier-segretario sta giocando su più tavoli riguardo alla madre di tutte le sfide che lo attendono: il referendum costituzionale che si terrà in Italia tra novembre e dicembre e che rappresenta uno spartiacque decisivo per il futuro del suo esecutivo.

Certamente, Renzi è tutto fuorché infallibile e invincibile. I toni gradassi con cui, pochi mesi fa, decise di personalizzare il referendum, in una sfida aperta a tutti gli avversari dai toni berlusconiani, sul modello “o con me o contro di me”, sono ormai solo un pallido ricordo. I sondaggi danno il No al referendum in lieve vantaggio, grazie alla saldatura di tutte le opposizioni al Governo nella contrarietà alla riforma di 47 articoli della Costituzione italiana. Gli incerti rimangono una percentuale notevole, ma, in sostanza, una partita che Renzi pensava di vincere facilmente si è trasformata in una patata bollente, tale da allertare anche le cancellerie europee, timorose che un No al referendum porti alla crisi politica un paese già nel pieno di forti scossoni bancari e con un’economia sull’orlo di una nuova recessione.

E’, infatti, una mossa da maestro quella attuata con assoluta disinvoltura da Renzi nel corso della Festa dell’Unità di Catania. Benché il Corriere della Sera non sembri avvedersene, in realtà da parte del premier c’è stato tutto fuorché una chiusura alla possibilità di modificare l’Italicum, la legge elettorale attualmente in vigore e che viene ritenuta, dalla minoranza del Partito Democratico, ma anche da molti settori di NCD e Forza Italia, l’elemento che preclude la possibilità di un loro Sì al referendum costituzionale.

Se si ascoltano con attenzione, ad esempio, tutti gli interventi di Silvio Berlusconi in merito al referendum costituzionale, l’ex-Cavaliere ha messo negli ultimi mesi costantemente in luce come il problema, nella sua ottica, sia il “combinato disposto” tra l’Italicum e una riforma costituzionale che depotenzia il Senato. Un discorso simile si è sentito da molti esponenti della minoranza PD, tra cui Bersani, e pure il NCD sembra orientato verso una modifica a una legge elettorale che, pur con uno sbarramento molto basso al 3%, renderebbe comunque ben poco folta e condannata all’irrilevanza la pattuglia di deputati alfaniani.

Quale potrebbe essere il disegno del premier, dunque, dopo mesi passati a dichiarare l’Italicum come una partita chiusa, su cui non tornare più? Di fronte al rischio di una saldatura che vada da Sinistra Italiana alla Lega, passando per il M5S, contro il suo referendum – e in attesa di un pronunciamento della Corte sul profilo di incostituzionalità dell’Italicum – Renzi a Catania ha aperto per la prima volta alla possibilità di modificare l’attuale legge elettorale. Se questa modifica andasse nella direzione di assegnare un premio di maggioranza alle coalizioni, invece che ai singoli partiti, come sarebbe allo stato attuale delle cose, tutto il centro-destra si ritroverebbe con la concreta possibilità di superare il M5S e arrivare al ballottaggio, con inoltre i piccoli partiti, di destra e di sinistra, che ritroverebbero il loro peso nel quadro di rinate coalizioni elettorali.

Tale modifica non vincolerebbe poi nessuno a votare Sì al referendum di novembre-dicembre, ma renderebbe molto più probabile un disimpegno dalla campagna contro il No di larghi settori del centro-destra e anche della minoranza del PD, sollevata dalla parziale attenuazione dei poteri del partito vincitore che seguirebbero questa modifica.

Ovviamente, se l’evoluzione politica dei prossimi mesi andasse in questa direzione, il danno maggiore lo subirebbe il Movimento 5 Stelle, contro cui peraltro sarebbe chiaramente organizzata tutta questa macchinazione. Nonostante le loro proteste di facciata contro una legge che ricorda molto da vicino la legge Acerbo del 1924, che fece da preludio alla costituzione del Fascismo-regime, è proprio con la versione attualmente in vigore dell’Italicum che il M5S avrebbe serie possibilità di vittoria. Essendo stabilmente il secondo partito in tutti i sondaggi, andrebbe al ballottaggio contro il Partito Democratico, raccogliendo poi una larga parte dei voti che il centro-destra riverserebbe sulla formazione grillina per rovesciare definitivamente Renzi.

La politica italiana, insomma, regala come sempre molti voltafaccia e slittamenti di posizione in base alla convenienza del momento. Un sistema di democrazia partitica in cui conta molto essere longanesianamente furbi, “qualità” di cui Renzi gode in larga quantità, al contrario del Direttorio grillino.