Harald V e il sermone mondialista di “mamma RAI”

Harald V e il sermone mondialista di “mamma RAI”

Durante la trasmissione televisiva Uno Mattina dello scorso giovedì 8 settembre, il noto giornalista Franco Di Mare ha elogiato il discorso pronunciato una settimana prima a Oslo dal re di Norvegia, Harald V, definendolo altamente etico.

In particolare, di quel discorso sono stati esaltati i seguenti due passaggi:

“Sono norvegesi le ragazze che amano altre ragazze, i ragazzi che amano altri ragazzi, e le ragazze e i ragazzi che si amano tra loro. I norvegesi credono in Dio, in Allah, in tutto o in nulla. I norvegesi siete voi. I norvegesi siamo noi, la Norvegia è unita, è una, alla Norvegia appartengono tutti gli esseri umani che ci vivono, per quanto diversi tra loro possano essere“;

I norvegesi vengono dal nord della Norvegia, dalla Norvegia centrale, dal sud della Norvegia e da tutte le altre regioni. Sono norvegesi anche coloro che sono venuti dall’Afghanistan, dal Pakistan e dalla Polonia, dalla Svezia, dalla Somalia e dalla Siria. I miei nonni vennero qui emigrando dalla Danimarca e dall’Inghilterra centodieci anni fa. Non è sempre facile dire da dove veniamo e di che nazionalità siamo. La casa è il luogo dove batte il nostro cuore, e non sempre può essere confinata all’interno delle frontiere nazionali“. 

In sostanza, Harald V ha descritto la società norvegese come pienamente conforme allo standard mondialista al quale si stanno adeguando tutte le democrazie occidentali, in questo adempiendo – in accordo alla loro natura sovversiva – all’opera di annientamento delle identità nazionali.

Qualcuno potrà obiettare che anche Harald V ha delineato un’identità nazionale, esaltandola. E questo è vero, per il semplice fatto che ogni cosa, in quanto esistente, un’identità la deve avere. Infatti, anche le “società liquide” (1) – estremamente frammentate e caratterizzate dalla convivenza di persone e gruppi sociali tra loro diversissimi e persino contrapposti – posseggono una loro identità: sono, appunto, “liquide”, ovvero contraddittoriamente composite e disorganiche (2).  

Una “società liquida” si presta perfettamente ad essere manipolata da chi la controlla. Questo significa che il mondialismo, per esercitare il suo potere, ha bisogno dell’esistenza di società siffatte, alle quali si giunge distruggendo ciò che resta delle identità dei popoli, così come sono andate formandosi nel corso dei secoli.

Identità caratterizzate dal radicamento in usi e costumi, dalla professione di una specifica fede religiosa, da modelli comportamentali, da tipici tratti somatici e dal senso di appartenenza di ciascuno ad una realtà più ampia della propria famiglia, ma ad essa affine proprio per via della condivisione di riferimenti che costituiscono il comune denominatore di quell’insieme di famiglie che formano la nazione e la patria.  

Secondo Franco Di Mare – zelante operatore mediatico del diktat mondialista, di cui ci siamo già occupati mesi or sono – il discorso di Harald V, teso ad evidenziare la piena accettazione dell’omosessualità, della promiscuità etnica (3) e dell’indifferentismo religioso, sarebbe, dunque, da elogiare in quanto altamente etico.

Quanto sia miserabile la concezione etica di chi elogia un simile discorso, lo possiamo immaginare. Ma altrettanto miserabile e ancor più vergognoso è il ruolo del cosiddetto “servizio pubblico televisivo”, il quale si presta ogni giorno di più ad essere uno degli strumenti privilegiati per la divulgazione del verbo mondialista.

NOTE:

  1. Il vocabolario Treccani definisce la società liquida nel seguente modo: “concezione sociologica che considera l’esperienza individuale e le relazioni sociali segnate da caratteristiche e strutture che si vanno decomponendo e ricomponendo rapidamente, in modo vacillante e incerto, fluido e volatile.
  2.  Nella “società liquida” la contraddizione, in quanto effetto del relativismo dominante, costituisce la regola. Per cui con estrema disinvoltura si afferma, per esempio, che, per il bene delle persone e della società, è un valore essere religiosi come lo è essere atei. Non così, ovviamente, nelle “società tradizionali” (tali in quanto caratterizzate dalla consapevolezza della necessità di adeguare l’esistenza individuale e sociale a dei principi e a dei valori radicati nella Verità oggettiva e perenne), nelle quali la contraddizione è concepita come una mancanza verso la verità; un fatto da emarginare nelle sue manifestazioni sociali, in quanto causa di disordine e, dunque, di male.
  3. La condanna della promiscuità etnica non si fonda sull’odio nei confronti di chi appartiene ad altre etnie, bensì sulla consapevolezza che si tratta della via scelta dal potere mondialista per causare la scomparsa delle identità nazionali nel caos multi-razziale, multi-culturale e multi-religioso, a vantaggio del nuovo dis-ordine mondiale che punta a realizzare una sorta di meticciato integrale (religioso, culturale e razziale). Obiettivo da perseguire attraverso la destrutturazione delle società e delle singole persone (omosessualismo e ideologia gender sono punti fondamentali di questa strategia distruttiva), volta a creare il tipo umano funzionale al sistema mondialista: l’individuo incapace di riconoscere l’ordine naturale e di conformarvisi, che riassume in sé tutto ed il suo contrario; il trionfo del caos in interiore homine, che necessariamente si manifesta anche sul piano sociale.