Raffaello: pittore di teatri

Raffaello: pittore di teatri

In questo articolo, si cambierà totalmente artista, sia per periodo storico che per modo di intendere l’arte pittorica. 50 anni prima della nascita di Caravaggio, si spegneva a Roma, alla giovane età di 37 anni, il maestro urbinate, Raffaello Sanzio.

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Egli operò con enorme successo tra Umbria, Toscana e Lazio. Fu proprio a Roma che il nuovo papa, Giulio II, desideroso di non risiedere nelle medesime stanze del suo predecessore, Alessandro VI, convocò il già affermato artista marchigiano per decorare i suoi nuovi appartamenti.  Tre furono le stanze vaticane che necessitavano di nuovi affreschi. Nell’ordine: la Stanza della Segnatura, la Stanza di Eliodoro e la Stanza dell’Incendio di Borgo. In particolare, ci concentreremo sulla prima di queste, ritenuta universalmente un capolavoro assoluto, senza ovviamente nulla togliere alle sorelle. Raffaello dovette esprimere sulle quattro pareti della stanza le fondamentali discipline della cultura umanistica: Teologia, Filosofia, Poesia e Giurisprudenza.  L’affresco più famoso è certamente quello collocato sul muro orientale, cioè La scuola di Atene, a sfondo appunto filosofico, ma non meno importante è quello posto a occidente, dedicato alla teologia, ossia La disputa del Sacramento.  

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Si noti subito la differenza nello stile di concepire l’arte, rispetto all’autore trattato negli articoli precedenti. È, infatti, immediatamente evidente il secolo che separa i due artisti: Raffaello e Caravaggio. Il primo occupa in pieno il Rinascimento, florido periodo in cui si scoprono la prospettiva e le proporzioni geometriche dello spazio, grazie all’intensa opera di Filippo Brunelleschi.  È quindi un periodo ancora legato agli schemi classici della sacra rappresentazione, sebbene non manchino le innovazioni. Caravaggio, al contrario, già vicino al Barocco, stravolgerà questo ordinamento del Sacro, andando a incarnare, nella realtà del suo tempo, eventi narrati nelle Sacre Scritture ed eliminando quasi totalmente questo rigore schematico tipicamente quattrocentesco.

Il mondo di Raffaello è una sovrarealtà, un iperuranio perfetto e ideale, un teatro celeste nel quale, simbolicamente, si attestano figure sante. Suddividendo l’affresco come se fosse un vero teatro, troviamo in alto, al centro della composizione – sulla “scena”, si potrebbe dire – lungo una verticale perpendicolare al terreno, la Trinità, formata da Padre, Figlio e Spirito Santo, affiancata dalla Madonna e da San Giovanni Battista.

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Ai lati, sopra nuvole di angeli, si possono osservare diverse personalità, tra le quali spiccano per evidenza, nella parte sinistra, San Pietro, Adamo e Re David; nella parte destra, Mosè, Abramo e San Paolo.

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Al di sotto della Chiesa trionfante, comunione di beati, nella parte tecnicamente denominata “coro”, sta la Chiesa militante, quella attiva nel mondo terreno.  La “disputa”, più che essere uno scontro, è un “concerto”, una sinfonia armoniosa attorno al mistero dell’Eucarestia, situata sopra l’altare.

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Tutt’attorno, gli attivisti della Chiesa dialogano vivacemente sulla natura del più santo fra i sacramenti. Sant’Ambrogio e Sant’Agostino sono seduti, l’uno con lo sguardo rivolto al cielo, l’altro detta ad un allievo.
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Sopra di esso, potrebbe stare il committente dell’affresco, Giulio II.

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Sempre a destra, un altro famosissimo personaggio ben riconoscibile, il “Sommo Poeta”, Dante Alighieri.  

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Sulla sinistra, la figura più importante dal punto di vista storico è indubbiamente quella di Bramante, che, sempre grazie alla commissione di Giulio II, dirigerà i lavori per ricostruire la Basilica Vaticana, osservabile sullo sfondo.

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La pavimentazione riprende pedissequamente lo stile di quella riprodotta in un’altra opera dell’artista, Lo Sposalizio della Vergine, di pochi anni prima.

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Pur conservando la schematicità dei suoi predecessori, Raffaello riesce a dare vita ai personaggi. Essi interagiscono vivamente fra loro, ma non sono, come accadeva in passato, una sterile rassegna di immobili e muti santi. È emerso come, a distanza di cento anni, siano cambiati i modi di intendere l’arte sacra, secondo le interpretazioni di due artisti molto diversi. Due maniere radicalmente dissimili di recepire ed esprimere la stessa arte, quella cristiana, che però riesce continuamente a rinnovarsi, dando luogo a sempre nuove meraviglie.