G20, l’Europa in affanno

G20, l’Europa in affanno

Pochi giorni fa, si è tenuto, per la prima volta in Cina, il consueto meeting annuale di concertazione economica e politica che porta il nome di G20. Il forum comprende i 19 paesi più industrializzati, con l’aggiunta di alcuni invitati semi-permanenti ed alcune delle più importanti organizzazioni internazionali. In termini numerici, rappresenta l’80% del Pil e i due terzi della popolazione su scala mondiale. Ma, nonostante i grandi numeri, i progetti di “sviluppo sostenibile e inclusivo” hanno l’aria di essere contenitori vuoti e destinati a rimanere tali.

Sono tanti gli argomenti discussi nella riunione di due giorni ad Hangzhou, spazianti dalla promozione delle energie rinnovabili alla lotta al terrorismo, dalla stabilità dei mercati finanziari allo sviluppo delle nuove tecnologie, sempre perseguendo l’obiettivo di una crescita “inclusiva” e “sostenibile”.

In verità, il vertice economico, che ha da tempo lasciato spazio anche a questioni politiche, è stato piuttosto caratterizzato da una tendenza alla massimizzazione dei benefici da parte di ciascun paese, invece che da una crescente collaborazione. Significativo è stato l’ennesimo confronto tra Usa e Russia sulla questione siriana, che dopo una lunghissima trattativa ha portato ad un accordo, seppur poco convincente. Mosca non è però all’altezza di essere polo economico oltre che politico, ruolo che sembra essere destinato alla Cina, vero motore dell’economia globale, di cui l’Europa potrebbe essere legittimo contendente.

L’Unione Europea, sebbene abbia le potenzialità per ottenere un ruolo di primissimo piano, mostra evidenti segni di debolezza, primo fra tutti sulla tematica dell’immigrazione. Il presidente della Commissione Europea Juncker ha chiesto aiuto e supporto nella gestione dell’emergenza, fenomeno giunto al punto di saturazione. Era evidente che una gestione orientata in questa direzione avrebbe portato ad una condizione di instabilità economica e sociale, ma i ripetuti segnali di allarme sono stati volutamente ignorati.

Sul piano economico, nonostante una crescita complessivamente positiva, la realtà dell’Ue è ancora troppo frammentata e poco equilibrata, e l’Italia per conto suo consegue un risultato di crescita nulla. Sono troppi gli indici negativi, a partire dai dati demografici, e la crescita del prodotto non è sufficiente a controbilanciarli.

Quello che lascia l’ormai concluso forum del G20, oltre ad agende ed impegni piuttosto fantasiosi, è un sentimento di ipocrisia mista ad impotenza, con la sensazione che le promesse fatte difficilmente saranno mantenute, in particolare perché la componente “reale” dell’economia è stata trascurata, a vantaggio di quella esclusivamente finanziaria e speculativa. Le parole del presidente cinese Xi Jinping, tuttavia, costituiscono un buon punto di partenza per una doverosa riflessione: “La crescita è per i popoli, deve essere raggiunta dai popoli, deve essere distribuita tra i popoli.”