Ennesimo riscontro dell’ipocrisia USA. Quando il mondo aprirà gli occhi?

Ennesimo riscontro dell’ipocrisia USA. Quando il mondo aprirà gli occhi?

Nuove notizie giungono dalla Siria. Un raid della coalizione internazionale antijihadista avrebbe colpito una postazione siriana a Deir Ezzor, da mesi teatro di scontri fra le milizie dell’ISIS e l’esercito governativo. Una sessantina i morti accertati e più del doppio i feriti. Interrogativi, dubbi e immense perplessità attanagliano coloro i quali, da qualche tempo, avevano più che un presentimento sui reali interessi dell’Occidente in Medio Oriente. Com’è possibile, si domandano infatti costoro, che il paese disponente delle più avanzate tecnologie militari, le quali permettono di distinguere una formica da un filo d’erba, commetta un errore tanto grossolano?

Due sono le opzioni che dipartono da qui: una, tanto inverosimile quanto comica nella sua tragicità, che parla di “negligenza” nel condurre le operazioni aeree; l’altra che parla di deliberato attacco alle forze di Assad, in supporto alle truppe di Daesh.

Della prima che si può dire? Beh, certamente poco plausibile, anche se una flebile possibilità rimane, considerando l’irruenza e la poco accortezza yankees nel condurre, in generale e non solo in questo specifico caso, importanti azioni militari. La seconda, che rimane in fondo la più accreditata, appare sempre più come una certezza e conferma i sospetti covati da chi segue con vivo interesse gli sviluppi della guerra civile siriana. Chi conosce il susseguirsi degli eventi militari in Siria sa bene l’importanza strategica rivestita dalla città sulle rive dell’Eufrate, anche se semisconosciute sono le gesta eroiche dell’esercito siriano asserragliato dentro la città, il quale, ondata dopo ondata, resiste valorosamente alle offensive dei fondamentalisti. Il capoluogo dell’omonima regione rappresenta un baluardo estremo a difesa delle migliaia di cittadini racchiusi al suo interno e, nel caso in cui dovesse cadere la resistenza governativa, si assisterebbe inevitabilmente ad un nuovo massacro in nome di Allah.

Il ruolo americano in Siria appare oggi più chiaro che mai: permettere all’ISIS e alle altre forze ribelli di rovesciare Assad. Non potendo annientare platealmente il nemico dell’occidente liberista, gli USA fanno appello ai nemici dei loro nemici, seguendo una tattica vecchia di millenni. Se non fosse per l’esplicito appoggio della Russia al governo legittimo siriano, oggi staremmo assistendo a un Iraq-bis, una riproposizione della situazione irachena datata marzo 2003. Rimanendo nell’ombra si è cercato sino ad oggi di perseguire questo obiettivo, fino agli accadimenti di poche ore fa. Com’è accaduto spesso però, e come ancora accadrà, i fatti di ieri precipiteranno nell’oblio della non-informazione, ossia di quello spazio informativo altamente rilevante, ma taciuto per  fini politici di rispettabilità e credibilità. Agli occhi di coloro che ben intendono questa guerra, gli eventi citati non sono altro che la riprova di quanto già creduto, sostenuto e accertato: gli USA usano e appoggiano il fronte islamista radicale per rovesciare senza riserve il governo di Assad.