Profughi: business per pochi, costi e disagi per tutti (compresi gli immigrati)

Profughi: business per pochi, costi e disagi per tutti (compresi gli immigrati)

Non accenna ad arrestarsi l’ondata di sbarchi che, negli ultimi giorni, ha interessato la costa siciliana, dove, nella sola giornata di lunedì scorso, sono approdati oltre 2300 immigrati. La Sicilia, da sola, non ce la fa più. Gli ultimi arrivi hanno aggravato in maniera esponenziale una situazione già molto difficile. Per i tanti comuni siciliani, meta degli sbarchi, il complesso scenario di queste ultime settimane sta assumendo i caratteri di una vera e propria emergenza sociale, colpevolmente ignorata da politici, istituzioni locali e nazionali.

E’ un esodo ininterrotto, un’emergenza che è divenuta routine. I numeri sull’immigrazione clandestina in Italia, in particolar modo dai Paesi del Maghreb, tramite sbarchi o – meglio – recuperi di bagnarole traboccanti, denotano un quadro inquietante. Secondo i dati del Viminale, in 12 mesi (1 agosto 2015, 31 luglio 2016), sono sbarcate sulle nostre coste 154.047 persone, il 67% delle quali in territorio siciliano, il 20% in Calabria, il 7% in Puglia, il 5% in Sardegna e l’1% in Campania.

Non è soltanto la Sicilia a dover fare i conti con le innumerevoli difficoltà emerse sul piano gestionale, sociale e sanitario: tra le regioni che ospitano il maggior numero di centri temporanei e strutture di accoglienza troviamo in testa la Lombardia, seguita da Sicilia, Campania, Veneto e Lazio. Complessivamente, in Italia viene fornita assistenza a quasi 140mila persone.

Ma il dato il dato più emblematico, che certamente ha suscitato maggior clamore, è quello relativo alle oltre 105mila istanze di asilo pervenute alle Commissioni preposte: di queste, ne sono state esaminate 94mila, e circa 60mila hanno avuto esito negativo. Lo status di rifugiato è stato concesso ad appena 4400 richiedenti.

Sono migliaia gli uomini, le donne e i minori ai quali lo Stato italiano deve garantire vitto e alloggio per tutto il periodo di esame della richiesta di asilo, stanziando ingenti somme di denaro pubblico sottratte ai servizi e per di più a vantaggio di vergognose speculazioni.

E così, mentre da una parte vi sono i fondi erogati dall’Europa e dall’Italia per fronteggiare le ondate di sbarchi, dall’altra troviamo una fitta schiera di ambigui personaggi in attesa di incassare assegni a sei zeri, penetrando nel redditizio “affare dell’accoglienza”.

In questi ultimi anni, siamo stati inermi testimoni dell’ennesima vergogna all’italiana. L’assistenza per questo “esercito di fantasmi” è stata gestita nel caos più totale, innescando molteplici casi di truffe e raggiri. A tal proposito, ci sentiamo in dovere di sfatare un falso mito: delle ingenti somme messe a disposizione dallo Stato per la gestione delle decine di migliaia di persone approdate sul nostro territorio, poco o nulla è finito nelle mani degli immigrati. Questa pioggia di milioni ha alimentato un mercato oscuro, arricchendo affaristi di ogni sorta, albergatori senza scrupoli, cooperative criminali. Ancora una volta, emergenza è divenuta la parola magica utile a bypassare norme e controlli. Gli enti locali hanno latitato, tutto si è svolto nel totale silenzio di chi avrebbe dovuto vigilare. Un sistema perverso, sfociato in una sorta di gara tra chi otteneva la “gestione” del maggior numero di profughi. Ed è così che si presenta oggi l’accoglienza made in Italy, scandita da fiumi di soldi, controlli inesistenti, sprechi accertati.

Che fosse un business ricchissimo, lo si era intuito nel dialogo intercettato a Salvatore Buzzi, uno dei principali protagonisti dell’inchiesta “Mafia Capitale”: “C’hai idea di quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”. Per ogni profugo, infatti, lo Stato sborsa circa 40 euro al giorno, senza effettuare alcun controllo di merito sull’effettiva condizione delle strutture.

Ma, l’affare milionario dell’accoglienza ha significato anche altro. Il degrado dei palazzoni in cui hanno trovato alloggio centinaia di volti senza nome ha prodotto, nelle nostre città, una forte situazione di deprivazione unita ad un malcontento generale. Il tutto – ahinoi – è, inevitabilmente, sfociato in violenza, come è accaduto in alcune zone periferiche della Capitale. La crisi economica imperante ha, poi, portato a galla molte tensioni rimaste per anni sotto traccia.

Eppure, nonostante tensioni sociali e malaffare conclamato, ogni giorno, in ogni ambito istituzionale, pletore di esperti, commissari per le emergenze, prefetti, pseudo-volontari, nonché équipe di politici di ogni grado e livello, colore e orientamento politico, escogitano, in conventicole casualmente suddivise, rimedi e stratagemmi “utili” a fronteggiare l’impasse, europea e nazionale provocata dalla questione immigrazione; agendo deliberatamente “pro domo sua”, il più delle volte a discapito, se non a danno, di tutta la collettività.

Nonostante gli slogan e le dichiarazioni roboanti propinati da una politica sempre più distaccata dalla realtà e dai problemi di quel popolo che, tuttavia, invoca per continuare a legittimarsi, c’è chi seguita impunemente a curare i propri interessi.

Di fronte al collasso organico delle strutture pubbliche di accoglienza, all’insufficienza ormai cronica di risorse economiche e ad un malcontento sempre più diffuso tra molti cittadini italiani, lo Stato tenta, arrogantemente, di eludere le istituzioni locali, delegando la questione a privati senza scrupoli. Siamo al cospetto di una questione troppo complessa per essere addossata a singole comunità, spesso sprovviste di mezzi economici e logistici, impossibilitate a gestire, autonomamente, incombenze di tale portata, se non a scapito dell’ordine sociale e della pacifica convivenza civile.

Favorire poi, più o meno esplicitamente, brame affaristiche attorno al tema dell’immigrazione, sulla pelle degli italiani e degli immigrati, la reputiamo una prassi abietta, eticamente inammissibile. Ancora una volta, le vuote parole di “solidarietà” corrono parallelamente agli interessi di pochi, con il benestare della sinistra nostrana, a servizio di potenti e sfruttatori.