I BRICS non sono soltanto un acronimo. L’Italia non può più trascurarli

I BRICS non sono soltanto un acronimo. L’Italia non può più trascurarli

Il BRICS è una sigla che individua un insieme di cinque paesi, le 5 maggiori economie emergenti. Il nome deriva dall’acronimo di:

  • Brasile;
  • Russia;
  • India;
  • Cina;
  • Sudafrica

Essi rappresentano una nuova geografia economica; la loro caratteristica comune più importante è quella di essere grandi paesi, nei quali vive il 42% della popolazione mondiale, e di rappresentare più del 14% del prodotto interno lordo mondiale. Ma cosa accomuna tutti questi Stati? Perché è stato preferito il Sudafrica, anziché altre economie emergenti, come ad esempio il Messico? Il Sudafrica fra tutti questi è il paese più ricco (pur essendo un paese molto diseguale in termini di eguaglianza sociale), pur non rientrando fra i 20 paesi più ricchi del mondo. Il significato della sua “annessione” ai Brics è soprattutto politica: avere un referente africano e quindi diventare un club mondiale; cosa che il Messico non avrebbe potuto offrire, dato che il ruolo di referente americano è già occupato dal Brasile.

Un anno fa, precisamente dopo il G7 in Baviera, il Presidente russo Vladimir Putin ha ricordato come l’Italia abbia perso circa 3,7 miliardi di euro nell’anno 2015 a causa delle sanzioni e ha ricordato come il G7 non sia l’unico format economico esistente. Infatti, esistono i Brics, che possiedono una loro banca, che offre credito senza vincolarlo a specifici programmi di politica economica (a differenza dell’Unione Europea), che permette a chi ne fa parte di partecipare alla costruzione di nuove infrastrutture e l’apertura privilegiata in mercati che possono offrire importanti opportunità; tutto ciò potrebbe portare l’Italia ad essere un punto di riferimento importante per quanto riguarda ad esempio il turismo.

L’Italia potrebbe quindi dare il benservito alla speculazione finanziaria europea? La cosa sarebbe più che desiderabile. Esiste, infatti, una petizione dello Schiller Institute per la cooperazione coi BRICS, a cui continuano a giungere nuove adesioni. Nella stessa Germania cresce il malcontento per la politica della Merkel, come si è visto alla luce delle ultime elezioni, che hanno premiato il partito di Alternative Fur Deutschland. Ma persino il Sozialdemokratische Partei Deutschlands ha condannato l’esclusione della Russia dal G7, in quanto la Federazione Russa svolge un ruolo di punta non soltanto nella cooperazione economica con l’Europa, a partire dalle forniture di gas, ma anche nella lotta contro il terrorismo dell’IS e per affrontare l’emergenza libica.

La cooperazione con i Brics potrebbe vedere italiani e russi collaborare ancora più strettamente di quanto abbiano già fatto in passato: i russi hanno nel cassetto da tempo un piano di “mutuo aiuto” nel Mediterraneo, che coinvolgerebbe l’Italia. La Marina Italiana si occuperebbe, insieme alla russa, delle coste libiche, di pattugliare le rotte “turche” e tagliare i rifornimenti alle varie fazioni libiche, in modo tale che il governo legittimo avrebbe la forza d’imporsi sulle altre bande armate che ricevono aiuti dall’esterno. Nella seconda fase, italiani e russi lavorerebbero alla fase di stabilizzazione e di sviluppo economico del paese e metterebbero in avvio una ricostruzione basata su attività finanziarie molto diverse e basate sul piano Brics, lasciando quindi ampio margine di discrezionalità al governo riconosciuto dalla Comunità Internazionale.

Un’altra ipotesi, scaturita dalla collaborazione con i Brics potrebbe essere la presenza di basi sul territorio, in stile americano in Giappone. L’Italia è vista come partner a livello industriale e non come concorrente. L’Italia ad oggi è davanti a scelte molto complesse, che la possono portare ad avere una sua influenza a livello internazionale, anche trovando tali soluzioni che agli occhi del mondo sembrano improbabili, come la famosa politica del paradosso, che porto Churchill ad allearsi con Stalin e mise fine al sogno di vittoria tedesco.