Virginia Raggi è davvero contro i “poteri forti”?

Virginia Raggi è davvero contro i “poteri forti”?

Il MoVimento 5 Stelle si sta impantanando a Roma. Gestione pessima o opposizione da parte dei poteri forti?

Da pochi mesi Virginia Raggi si è insediata in Campidoglio e, come prevedibile, è sin da subito finita sotto i riflettori. Roma non è una città come le altre e la Capitale è, inevitabilmente, sempre sotto osservazione. L’operato del neo-sindaco, tuttavia, non ha risposto con la sufficiente trasparenza su molti punti. Molte sono le domande che i cittadini si pongono: veramente la Raggi è vittima di un complotto ordito da qualche lobby? Quanto il MoVimento 5 Stelle a Roma sta agendo come forza anti-sistema? Ha ragione lei quando accusa i poteri forti di volerle mettere i bastoni tra le ruote?

La dichiarazione della Raggi sui poteri forti ha spaccato un elettorato che sembrava coeso, soprattutto perché fatta in una circostanza particolare. Ci sono gli “integralisti” che la difendono a spada tratta, qualsiasi cosa dica o faccia, come il prototipo classico di elettore pentastellato, pronto a lanciarsi anche contro i mulini a vento. Ma non mancano i detrattori, anche all’interno del M5S. La scarsa chiarezza del sindaco, unita alla fumosità del Direttorio sollevano perplessità. Inoltre, il caso della Muraro non è andato giù a chi si aspettava ciò che il Movimento ha sempre professato, la massima trasparenza delle istituzioni locali e nazionali. Addirittura, c’è chi accusa Virginia stessa di essere espressione dei poteri forti, come l’espulso Orellana. Cerchiamo di analizzare però gli ultimi casi finiti sotto le luci della ribalta.  

Il tema più caldo è senza dubbio la rinuncia della candidatura di Roma alle Olimpiadi. Il ritardo della neo-sindaco di Roma nell’incontro con il presidente del CONI Malagò, il mancato referendum consultivo e l’aspettativa, ormai sfumata, di creare nuovi posti di lavoro sono solo alcune delle cose che si rimproverano a Virginia Raggi, finita veramente nell’occhio del ciclone per il suo No secco alla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024.

Si potrà rimproverarle un modo di fare arrogante, ma c’è da dire che questo punto si era capito già bene durante la campagna elettorale. La posizione era abbastanza chiara: così come sullo stadio della Roma, le priorità delle istituzioni locali romane sono sicuramente altre. La Raggi avrebbe potuto sostenere questa posizione facendosi forte di numerosi studi che hanno mostrato come i grandi eventi degli ultimi decenni non abbiano portato grandi benefici alla comunità, in Italia soprattutto. Al contrario, è vivo e forte il rischio che se ne approfittino i soliti costruttori orientati alla speculazione edilizia, e questo è vero. Virginia deve ricalcare, però, sempre lo stesso punto: le Olimpiadi sono una presa in giro dei poteri forti; un mantra che sembra adatto in ogni occasione.

Però verrebbe da chiedersi quanto sia reale questo essere “anti sistema”, o se sia solo una maschera di circostanza. Sicuramente la Raggi non si è inimicata le associazioni filo-sioniste. Infatti, ha annunciato con entusiasmo che è riuscita a sbloccare i fondi per costruire un Museo della Shoah a Roma. Ciò di cui Roma ha bisogno urgentemente, di sicuro, non è un Museo della Shoah. Secondo il sindaco, invece, è necessario poiché “la cultura è antidoto al terrorismo”. Possiamo immaginare il numero di terroristi redenti, dopo quest’opera. Sembra, più che altro, un tentativo (anche goffo) di farsi amiche le associazioni filo-ebraiche. Sicuramente il museo non è una prerogativa di quella Roma disastrata che lei stessa descrive. Ed  una manovra fatta con il solo fine di ottenere consensi e appoggi politici è propria di atteggiamenti da vecchi politicanti.   

Nemmeno le lobby gay hanno incontrato un grande ostacolo. Il primo matrimonio omosessuale è stato celebrato da Virginia senza colpo ferire. Anzi, la Raggi si è lasciata andare a parole di supporto, a consigli. Evidentemente, quando il “potere forte” va di moda ed è appoggiato dalla maggioranza del proprio elettorato, fa comodo tenerselo buono. A testimonianza del fatto che non c’è l’intento di mettere i bastoni tra le ruote a chi rappresenta il potere, anche culturale. Anzi l’idea è di andarci a braccetto, come fa la Appendino a Torino, fiera sostenitrice delle associazioni omosessualiste.

Quindi la Raggi non ha effettivamente a cuore il ribaltamento di un sistema. E’ ora che  che chi crede in determinati valori se lo metta in testa. Non ci sarà niente di meglio rispetto a prima. Non ci sarà né una lotta contro i poteri forti, né una gestione migliore. Ci sarà invece una presa di coscienza da parte dell’elettorato. Molto presto. Dietro questi apparenti personaggi rivoluzionari, c’è la solita vecchia politica.