Siria, la guerra della disinformazione

Siria, la guerra della disinformazione

A leggere le notizie provenienti dai principali media italiani ed occidentali in generale, sembrerebbe che ad Aleppo sia in atto un vero e proprio massacro di civili, bambini in primis, ad opera delle truppe del presidente Assad, con la complicità russa. Si fa leva, infatti, soprattutto sul raccapriccio e sulla pietà. Ma raramente assistiamo ad una corretta informazione, cosa che i media (specialmente quelli lautamente sovvenzionati dallo Stato a tal fine) dovrebbero fare.

Ed invece, accade che, in barba a qualsiasi regola deontologica fondata sull’indipendenza e sulla verifica delle fonti, i giornalisti occidentali si limitano a riportare esclusivamente quanto riferito da Al-Jazeera e dall’ONG Osservatorio per i Diritti Umani in Siria (SOHR).

Per dovere di informazione (anche se sembrerebbe contro-informazione, ma la definizione è errata…), vediamo chi sono le principali fonti di notizie cui si abbeverano i media nostrani. Partiamo da Al-Jazeera (L’isola, in italiano). Useremo Wikipedia, in modo tale che nessuno potrà tacciarci di complottismo. Il network televisivo panarabo, con sede in Qatar, nacque nel 1996 per volontà dell’Emiro (o “comandante dei credenti”, “califfo”, insomma regnante) qatariota Hamad bin Khalifa al-Thani, il quale ebbe a finanziare il progetto televisivo con 150 milioni di dollari. Annualmente, lo stesso versa di tasca propria nelle casse di Al-Jazeera circa 30 milioni di Euro.  

Per dovere di cronaca, al-Thani, che ha ceduto l’emirato del Qatar al quarto figlio Tamim nel 2013, ha recentemente affermato in un’intervista al Financial Times: “Non l’ho mai detto prima: quando abbiamo iniziato a interferire sulla scena politica siriana (attorno al 2012) eravamo sicuri che il Qatar avrebbe presto assunto la guida delle operazioni, in parte per la riluttanza dei sauditi ad interferire in quel Paese. Poi però la situazione cambiò, la monarchia saudita decise di intervenire direttamente e ci chiese di sederci sul sedile posteriore. Questo portò a una competizione tra noi e loro e non è stato salutare” (fonte: occhidellaguerra.it). Tanto per chiarire.

Abbiamo poi, come detto, l’Osservatorio per i Diritti Umani in Siria. Dietro il nome pomposo si cela una Ong con sede a Londra, che sin dal 2012 si batte per promuovere in Occidente la caduta del (legittimo) presidente siriano Assad. Tanto per capire l’orientamento politico di questa “neutra” Ong, date un’occhiata al loro sito syriahr.com, giusto per farsi un’idea. Inutile dire che sia una fucina di distorsioni. Quello di Assad è “il regime”, le truppe anti-governative, che sappiamo essere finanziate da Arabia Saudita e Qatar per rovesciare Assad, sono “i ribelli democratici”, mentre i russi sono i cattivi. Inutile dire che gli Usa siano i buoni.

Se queste sono le fonti di approvvigionamento dei nostri media di regime, difficile che il cittadino medio possa avere la pur minima contezza di quello che sta accadendo realmente. Proviamo a sintetizzarlo. Qualche giorno fa, precisamente il 12 settembre, è iniziata una tregua in Siria, firmata da Russia e Usa, per il cessate il fuoco. Il motivo principale, consentire all’Onu di portare aiuti umanitari ad Aleppo. Quest’ultima, “la capitale del Nord”, come la chiamano alcuni, è una città contesa fra Governo e invasori (ristabiliamo il corretto ordine dei termini) per il controllo di una delle zone strategicamente fondamentali della Siria. Chi controlla Aleppo controlla l’approvvigionamento idrico dall’Eufrate. Questo è il punto.

Fatto sta che, solo cinque giorni dopo l’inizio della tregua, gli Usa “per errore” hanno colpito una base militare dell’esercito siriano, uccidendo oltre 90 soldati. Fine della tregua. A questo punto, le truppe governative, supportate dai russi, hanno ripreso la battaglia per riprendere la zona est della città, attualmente in mano agli occupanti, ben supportati dall’Isis e dalle altre milizie jihadiste. Ma un’eventuale vittoria delle truppe siriane comporterebbe un disastro per gli obiettivi americani e arabi nella regione. Ecco, dunque, che inizia il martellamento mediatico, ed ecco arrivare, per le 11 del 25 settembre, la convocazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Serve pressione mediatica internazionale per fermare nuovamente la riconquista definitiva di Aleppo. Mentire è utile, dunque, per manovrare l’opinione pubblica. Con buona pace di ogni corretto dovere di informazione libera.